‘Caramelle’ da Dolcenera, faccia a faccia con la Dark Polo Gang

La versione voce e pianoforte del pezzo della gang è diventata virale in poche ore, grazie a un'interpretazione a volte ironica, a volte tragica.

Dolcenera, foto PACIFIC PRESS / Alamy / IPA


logo Michele Monina

Quando ancora le canzoni si suonavano davvero, erano scritte e composte tenendo conto della metrica, della melodia, dell’armonia, della dinamica, insomma, erano scritte e composte nella speranza di restare nel tempo e di diventare familiari al più grande numero di persone possibile. Ecco, quando le canzoni si suonavano davvero c’era uno modo di dire che chiarificava in poche parole un concetto molto semplice e al tempo stesso piuttosto ambizioso da realizzare: se una canzone funziona per sola voce e chitarra allora vuol dire che è una bella canzone.

Esistevano delle variabili, ovviamente, ma erano dettagli. C’era chi sostituiva la parola “chitarra” con la parola “pianoforte” e chi, colloquialmente, con la parola “piano”. Poco cambiava. Il concetto era di accompagnare la voce con uno strumento tradizionale, chiaramente con caratteristiche differenti, provate a comporre una canzone con la chitarra o col piano e vedrete. Del resto, magari questo discorso può suonare vintage oltre ogni dire, ma le canzoni che si potevano suonare e cantare in spiaggia, intorno al falò, o in pullman, al ritorno da una gita, erano destinate a entrare più di ogni altra nell’immaginario collettivo, vedi alla voce La canzone del sole di Lucio Battisti.

Poi è successo di tutto. Sono arrivati i plug-in, i suoni contenuti in folder, le canzoni scritte con l’iPad, registrate con lo smartphone, la musica si è fatta sempre più liquida, addirittura vaporizzata. Insomma, è successo di tutto e tutto è cambiato. Oggi le classifiche che contano, o che sembrano contare, sono quelle di Spotify, che ci mostrano il gradimento in termini di ascolti in streaming, niente di più lontano di una suonata in spiaggia. Le canzoni hanno basi che si fanno sempre meno musicali, schiacciate perché così le voleva prima la radio e oggi lo smartphone, senza dinamica, senza armonie. La scrittura, ovviamente, la scrittura musicale, che segue questa china, andando a semplificare gli accordi, sempre quelli, mai complessi. Per questo, poi, le canzoni sembrano somigliarsi tutte. Perché si somigliano tutte, per certi versi. Ma così piacciono, così girano, così funzionano.

Succede, però, a volte, che un musicista vero, di quelli, per intendersi che ha passato anni sopra uno strumento, andando a lezione al conservatorio, dando esami, facendosi venire, letteralmente, i calli alle mani, decida di confrontarsi con la musica che gira oggi. E nel farlo, queste però sono conclusioni personali, quindi opinabili, decida di lasciare che ci sia dell’ironia lì, sospesa. L’ironia di chi, abituato a preparare un piatto in cucina selezionando con cura gli ingredienti, non lesinando attenzione in nessun passaggio della preparazione, magari prendendosi ore e ore di tempo per arrivare a presentare un piatto fatto secondo regola d’arte, si trovi a confrontarsi con un piatto di quelli già confezionati e pronti da mangiare, trenta secondi nel forno al microonde e via.

Dolcenera, lei la musicista in questione, pianista dotata e cantautrice che spesso ha amato sperimentare andando a flirtare con generi assai distanti da quelli della classica canzone pop italiana, ha deciso di fare i conti con quel che succede oggi in Italia. Ha così preso la canzone più famosa, o una delle più famose, della Dark Polo Gang, ensemble trap romano, Caramelle, e l’ha coverizzata, solo voce e pianoforte. Poi l’ha pubblicata sui suoi social, e nel giro di poche ore il brano è diventato virale. Tantissime condivisione, tantissimi like, tantissimi commenti.

Il risultato, che potete vedere nel video qui sotto, è una versione quasi tragica di una canzone che non sembrerebbe così tragica, nella versione originale. Certo, sentire la cantante salentina intonare “Vendo solo caramelle alle amiche della gang” per poi proseguire con “Ho più scarpe di una troia/ quando ho freddo una pelliccia rosa” fa ridere, tragedia o non tragedia, quando poi arriva ai versi “Porto ai piedi Jimmy Choo / guance rosse Pikachu / arriva a casa Deliveroo / orsacchiotto come Baloo” si sfiora il capolavoro, neanche questa canzone fosse stata scritta per questo tipo di esecuzione. Un risultato finale davvero sorprendente, senza ombra di dubbio.

Al punto che, fossi un discografico, mi sentirei senza indugio di proporre a Dolcenera di pensare a un progetto ad hoc, cover per voce e piano dei brani che stanno spopolando in questi mesi, da Coez a Ghali, passando, ca va sans dire, a Sfera Ebbasta. Chiaramente, le regole del gioco sono queste, Dolcenera dovrebbe almeno impiantarsi denti d’oro o vestire esibendo quei brand che così tanto vanno di moda tra questi artisti, ma vuoi vedere che almeno uno dei bambini e ragazzini che seguono la trap non finisca per andarsi a sentire la canzone di De André che le ha ispirato il nome d’arte?

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