Calibro 35, Tommaso Colliva presenta ‘Decade’

Il produttore di La Spezia racconta il nuovo album della band traccia per traccia.

Psycheground

Dopo aver finito il disco mi sono trovato a riascoltare Decade e a stupirmi di quante cose di radice afro ci siano dentro. È venuto molto naturale ed è bello notare che pezzi scritti da diversi di noi abbiano automaticamente avuto la stessa influenza. Questo ad esempio parte dalla registrazione di una improvvisazione che abbiamo fatto ad un soundcheck anni fa. Era rimasta catturata in qualche telefono e poi Enrico l’ha riportata in luce, finita, orchestrata e resa “completa” inserendo un lato cinematico che la rende 100% calibro.

SuperStudio

Massimo è un talento incredibile a scrivere questo tipo di pezzi mid-funk e questo ne è solo l’ultimo esempio. Sembra un pezzo uscito da Detroit nel 1974 con un drumbeat che rotola super liquida e una linea di basso solidissima su cui entrano i personaggi della storia: i fiati, gli archi, la chitarra, il clavinet. È un po’ quello che abbiamo cercato di fare per questi dieci anni: usare linguaggi recuperando cose del passato, mescolandole e riattualizzandole per trovare ottiche nuove e future. Non a caso il pezzo è battezzato SuperStudio, un omaggio ad uno dei più importanti studi d’architettura radicale italiano, sospeso tra utopia, riscoperta del passato e proiezioni futuribili.

Faster! Faster!

Se ci mettiamo in testa di fare un disco con un ensemble orchestrale di certo non ci fermiamo all’aggiungere un paio di tappeti di archi sopra il ritornello di una canzone. Questo è stato decisamente il pezzo più difficile da registrare con tutti i suoi start e stop e i saliscendi di dinamica… praticamente ginnastica musicale! Adoro gli stabs poliritmici dei fiati, la batteria leggera sul ride e i temi che entrano ed escono.

Pragma

Probabilmente il pezzo che abbiamo amato di più di S.P.A.C.E. è stato Ungwana Bay Launch Complex e quest’altro pezzo di Luca ne è un degno sequel. Un brano afro-math, se vogliamo azzardare una definizione, che mette assieme molti degli elementi che caratterizzano Decade dai calibro “come li conosciamo” ai calibro con l’ensemble “come non li avete mai sentiti”. Tutto questo in un puzzle sonoro e musicale ad incastro che rimanda ai JagaJazzist da un lato e Tony Allen dall’altro.

Modulor

Modulor non è nato per Calibro e realizzarlo in questo modo è partito come un esperimento, un po’ “vediamo se funziona”. È nato come un’idea, uno sketch, un appunto mentre sperimentavo con una beat machine e poi abbastanza d’improvviso mi è tornato in mente mentre selezionavamo i pezzi per Decade. Non avevo idea di come sarebbe venuto fuori ma sono iper contento del risultato, di come lo abbiamo cucinato. È stato come portare in studio un progetto e svilupparlo assieme ed è per questo che il titolo richiama il tassello teorizzato da Le Corbousier in base a cui il grande architetto francese sviluppava tutte le sue opere.

ArchiZoom

Come si diceva prima se ci poniamo un obbiettivo cerchiamo di fare le cose per bene e Massimo ha superato se stesso in questo brano sul tema “Come rendiamo Calibro in versione orchestrale?”. Mi ricorda una delle colonne sonore più belle di sempre per un film assolutamente visionario che farebbe impallidire Charlie Broker e Black Mirror: La Decima Vittima scritta da Piero Piccioni per la pellicola di Elio Petri con Mastroianni e Ursula Andress. E poi non abbiamo storicamente tanti brani con la batteria suonata con le spazzole e Fabio è davvero killer a maneggiare anche questo tipo di groove: per avere il suono perfetto in questo pezzo ha addirittura usato le bacchette del take away cinese per suonare il ride leggerissimo.

Ambienti

Questo è davvero un salto nel passato per me perché questo pezzo è pieno di riferimenti, influenze, ispirazioni dei primissimi tempi di calibro. Stelvio Cipriani, Bacalov e Morricone rimescolati da Enrico per un brano che si muove tra dramma/tema d’amore/tensione e risoluzione in pieno stile cinematografico. Un ottovolante emotivo vero e proprio che si muove tra diverse stanze (ambienti appunto) e diverse scene dello stesso film.

Agogica

Se dovessi scegliere un brano manifesto del disco forse sarebbe questo. Ognuno di noi ha aggiunto qualcosa alla composizione per renderlo davvero unico. È un brano che si sviluppa gradualmente con i pezzi che si aggiungono man mano dal clarinetto basso ai synth vibulanti, al tema dei fiati fino all’ostinato “alla Milano Calibro 9” degli archi all’unisono col pianoforte. C’e’ anche un video della registrazione che rende bene l’idea di quello che è successo in studio.

Polymeri

In tutta sincerità penso ci siano davvero pochi batteristi al mondo come Fabio. È in grado di tenere dei beat super stabili, impreziosirli con dei dettagli molto funzionali senza sbrodolare mai ed ha un suono sempre a fuoco. E in più è costantemente curioso, ricercatore ed esploratore del suono e della musica. Questo pezzo è suo e parte da un’improvvisazione sul balafon impreziosita poi da un groove micidiale e un tema di Enrico al Dan Bao, strumento ad arco vietnamita suonato da Enrico. Il tutto incollato dai rumori stridenti del crine su uno strumento magico come il waterphone. Sono tutti elementi nuovi ed estranei a questi dieci anni di Calibro

Modo

Titolo di lavorazione di questo brano era Minimal-Afro ed è una dichiarazione d’intenti forte e chiara. Unire la ripetitività di due tradizioni diverse e lontane cerandole di farle coesistere in un modo e mondo nuovo e inedito. L’apertura dei due clarinetti bassi crea un mantra su cui entra un groove spezzato che rotola per tutto il brano offrendo il tappeto ideale per i temi musicali.

Travelers

C’è sempre una grossa difficoltà a decidere cosa mettere che ultimo brano di un disco. Da un lato si vuole chiudere in bellezza, dall’altro non si vuole che un brano venga relegato in una sorta di dimenticatoio. Sono felicissimo di avere però questa gemma a chiudere il percorso di DECADE perché è un pezzo bellissimo scritto da Massimo e seppure in parte diverso dal resto dei brani contiene tutti gli elementi costitutivi del disco e ha un epicità e una poesia perfetta per chiudere questo viaggio e darci l’arrivederci al prossimo disco.