Björk intervista Björk

«Ho cercato di pensare alle domande che mi fanno i giornalisti sfigati»

Per la promozione del suo nuovo album Utopia Björk ha deciso di intervistarsi da sola. L’iniziativa surreale è di W Magazine e comincia così: «L’altra sera, prima di addormentarmi, ho cercato di pensare alle domande che mi fanno i giornalisti sfigati. Non ho trovato l’ispirazione, ma ho pensato di rispondere comunque».

L’auto-intervista è piena di spunti: alcuni strani, come la risposta alla domanda “Qual è la tua relazione con i flauti?”, altri più seri. Ecco i passaggi più interessanti.

La collaborazione con Arca

«Alla fine di Vulnicura mi sono accorta di essere vicina alla sua sensibilità. Mi sentivo in colpa, lo avevo costretto a lavorare su un album molto oscuro, drammatico. Lui è stato elegante e dignitoso, e volevo ricambiarlo con una collaborazione utopica. […] Ora che tutti sono più consapevoli dei pericoli del sessismo posso finalmente collaborare con un uomo senza che si prenda tutti i meriti».

Il nuovo album

«Nell’epoca di Trump è importante avere un piano, un manifesto, un’alternativa. È una questione di vita o di morte. In quanto musicista posso suggerire la prospettiva armonica, poetica, un modo per trasformare queste tragedie in un mondo nuovo. Dobbiamo immaginare qualcosa che non esiste, scavare un tunnel verso il futuro e pretendere il nostro spazio. È una questione di speranza: scavare il tunnel è utopico ma diventerà la nostra realtà».

Il sesso

«L’energia erotica è estremamente importante per me. È quello che ti fa andare avanti: non mi riferisco letteralmente al sesso, ma alla forza vitale che fa la coreografia di tutte le cose».

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