Anna of the North, la ragazza venuta dal Nord

Anna Lotterud e Brady Daniell-Smith sono voce, volto e mente del progetto che ha conquistato il cuore di Tyler, The Creator ma non solo

Il nome sembra uscito da qualche casata pro-Stark, ma l’universo del Trono di Spade c’entra poco con il progetto Anna of the North, dietro cui si nascondono Anna Lotterud, cantante norvegese, e Brady Daniell-Smith, produttore neozelandese. «Ci siamo conosciuti quando mi sono trasferita a Melbourne a studiare design», racconta Anna. «Tutti mi chiamavano così per scherzo, e il soprannome mi è rimasto anche quando sono rientrata in Norvegia. Tanto che Brady, con cui facevo musica in Australia e collaboravo ancora a distanza, ha scelto quel nome per il nostro account SoundCloud».

Le prime tracce caricate cominciano a rimbalzare di blog in blog, arrivando in testa alla classifica di Hype Machine, che raccoglie le canzoni più condivise dai siti di settore. «A quel punto abbiamo deciso di fare sul serio: Brady si è trasferito a Oslo e il resto è storia». Nella storia, per inciso, c’è anche una collaborazione con Tyler, the Creator, che l’ha voluta per due brani del suo ultimo lavoro Flower Boy. «Ci siamo conosciuti grazie a Internet: nel 2015 ha ascoltato una nostra canzone e mi ha scritto per complimentarsi. Siamo sempre rimasti in contatto via mail e, quando ha avuto bisogno di una voce femminile, ha pensato a me».

Il primo album ufficiale targato Anna of the North, Lovers, esce l’8 settembre ed è malinconico e retrò come le sue principali ispirazioni: i cuori infranti e il pop anni ’80. «I cuori in questione non sono solo i nostri, ma anche quelli degli amici che si sono confidati con noi. Non è l’album più allegro della storia, ma speriamo che almeno sia di conforto a chi ci è passato», scherza.

«Quanto agli anni ’80, li adoro. Io e Brady siamo diversi in tutto, ma in comune abbiamo l’amore per quel decennio. Se ascoltando le nostre canzoni si percepisce, non possiamo che esserne contenti». Per una band che deve tutto al web, confrontarsi con il mercato reale fa paura: «Sono terrorizzata, in effetti», confessa Anna. «Ma ci basta che il disco lasci qualcosa a chi lo ascolterà. Il resto è secondario, vada come vada».

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