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X Factor 11: intervista a Rita Bellanza

Un'eliminazione che arriva dopo le polemiche sul suo percorso: «Amo la musica di un certo valore, non canterei mai la musica italiana di oggi, neanche se mi offrissero un milione», e nel frattempo c'è la promessa con Nigiotti

Foto Jule Haring

Rita Bellanza si è resa protagonista della undicesima edizione di X Factor fin dalle auditions. Un talento apparentemente fragile, che ha colpito pubblico e giudici con la sua voce graffiante e, soprattutto, l’interpretazione di Sally di Vasco Rossi, per essere indicata subito come potenziale vincitrice del programma. Un percorso fatto di aspettative e pressioni, che hanno portato la giovane cantante a trovarsi nella fase discendente della parabola in brevissimo tempo, fino all’eliminazione senza scampo del pubblico. Ne abbiamo parlato con lei, il giorno dopo la sua uscita.

Come va stamattina, come è stato il risveglio?
Tragico! [ride] Sono molto positiva ma ho un sonno pazzesco…

Mentre eri in gara, chiusa nel loft senza contatti con l’esterno, avevi la percezione di quanto si stesse parlando di te fuori?
No. No, se non dopo la puntata con il ballottaggio di Gianni Morandi. Lì un po’ ho pensato “ma quanta merda mi stanno buttando addosso?” però per il resto no.

Perché non so se tu abbia già avuto la possibilità di leggere e vedere tutto ciò che è uscito in queste settimane, ma fin dalle audizioni sei stata uno dei concorrenti più discussi, nel bene e nel male. Ciò che ci siamo chiesti è se questa pressione effettivamente filtrasse e arrivasse a te.
Io in parte la percepivo. Percepivo il differente approccio del pubblico rispetto a, per esempio, quando ho cantato Sally. So di aver fatto un gran bel casino in tutti i live. Tranne gli ultimi due, di cui sono soddisfatta, in tutti gli altri sono andata un po’ così, diciamo.

Foto Jule Haring

Ti hanno presentata al pubblico come una cantante molto intimista, molto introspettiva, mentre invece sta venendo fuori un lato molto estroverso di te.
A livello di vita, sì, sono una casinara pazzesca, amo far ridere la gente, mi piace ridere. Poi, però, a livello musicale, amo la musica introspettiva, comunque una musica di un certo valore, non mi metterei mai a cantare la musica italiana di oggi, quello mai, non lo farei mai neanche se mi offrissero un milione.

Effettivamente è una sfaccettatura che non è mai apparsa e in un certo senso mi hai già risposto, ma è stata una mancanza o una vera e propria scelta, per te?
Sul palco non mi è mai capitato. Da un lato, ho preferito, e chi mi conosce sa come sono veramente. Con i brani che mi sono stati assegnati era difficile, con La donna cannone non è che mi potessi mettere a ballare la zumba…

Infatti anche le assegnazioni sono state abbastanza discusse. Tu ti ci sei sempre trovata d’accordo? Ti trovavi bene in quei panni?
Le uniche due assegnazioni che non mi hanno fatta impazzire sono state quelle del secondo live, ovvero Brunori Sas, La Verità, perché avevo bisogno di più tempo per cercare di capire un po’ l’artista, anche se è un testo molto semplice e molto chiaro, ho fatto molta fatica a rapportarmici. Poi, LP: avrei fatto una scelta differente in inglese, solo che c’era il “problema” del tema Millennium ––di certo, comunque, non c’era solo LP come artista. Queste due scelte le riguarderei un attimino.

Foto Jule Haring

Sempre come scelta dei brani, hai portato sul palco molti pezzi estremamente sofisticati ma molto poco conosciuti: Brunori è un artistita di nicchia, Le Rondini non è certo uno dei pezzi più cantabili di Dalla, anche la canzone di Renato Zero di ieri sera. Pensi che questo possa aver contribuito a un distacco del pubblico?
Sì, sicuramente, anche perché si vede bene chi, tra gli artisti, va avanti, senza fare nomi. Di certo la musica passata è quella che voglio fare io, quella che voglio portare avanti è la musica di un tempo, fuori da ogni dubbio. Non mi metterei mai a fare pezzini commerciali per fare dischi di platino a caso, quello no, perché significherebbe vendermi e anche no.

Devo dire che sei anche molto più determinata e forte di quanto abbiamo potuto pensare vedendoti sul palco, e ciò mi fa molto piacere.Sei arrivata molto avanti nel percorso, hai cantato l’inedito, ma c’è qualcosa con cui avresti voluto osare, o sperimentare, o un lato di te che avresti voluto mostrare ma che non hai fatto in tempo, su quel palco?
Io avrei voluto fare un pezzo blues anni ’20, morto e stramorto, sepolto. Quello sì, quello mi è dispiaciuto molto non averlo potuto fare. Un pezzo blues, acustico, ma dal vivo, con i musicisti non con la base, perché con la base è un po’ una cagatina [ride]. Oppure, ecco, ieri quando ho sentito Damiano fare quel brano [Flow di Shawn James], quello l’avrei fatto volentieri, un brano in cui potessi liberarmi, lui si stava liberando. Quello è proprio ciò che vorrei fare. In italiano, però.

Foto Jule Haring

Tu sei stata la prima nella storia di X Factor a lavorare all’inedito con la tua giudice, che ha scritto per te. Come è stata questa tua collaborazione con Levante?
Una gran figata! Davvero, a parte il fatto che Levante è una persona molto speciale, proprio al di fuori della televisione e delle telecamere, è molto umile e, soprattutto, ieri quando l’ho guardata e le ho chiesto se fosse fiera di me mi ha risposto “Eh, cazzo, se non lo fossi ti avrei scritto un inedito?” aggiungendomi “Stronza!” finale. È stato molto bello collaborare con lei e con Filippelli, questo brano, alla fine, è stato scritto a 6 mani, c’è stata anche Alice Bisi [Birthh], una giovane autrice che mi piacerebbe molto conoscere, perché, effettivamente, ha scritto anche lei per me.

Ora, Rita, ti saluto…
Aspetta! Non mi chiedi chi vorrei come finalisti?

Se vuoi dirmelo, volentieri!
Allora, le mie prospettive ––e la Bellanza non sbaglia mai–– sono i Maneskin al primo posto, però c’è un dubbio, perché un gruppo ha vinto già l’anno scorso. Ma gli italiani se ne stanno un po’ sbattendo, quindi, direi, Maneskin al primo posto e secondo Licitrone. Comunque, c’è anche Nigiottino… Nigiotti, ecco, è tre spanne sopra tutti perché è un professionista, non è il primo cipollino che passa, ma è in gamba, è un cantautore completo, finito, figo. Non vedo l’ora che mi scriva un pezzo, se no l’ammazzo, l’ho detto a tutti.

Vi vedo bene, come collaboratori…
Lui l’ha detto, “te lo scrivo, te lo scrivo”, voglio vedere…

Rendo pubblico il tuo appello, questa cosa uscirà, quindi sappi che diventa ufficiale!
Sì, sì, assolutamente, anche perché se no, veramente, lo uccido!

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