Sfera Ebbasta: «Siamo partiti dal niente, e ora nulla è come prima»

Oggi esce 'Rockstar', il nuovo album della trapstar milanese protagonista della nostra copertina di gennaio.

Sfera Ebbasta, foto Fabio Leidi


Un estratto dell’intervista esclusiva a Sfera Ebbasta, in copertina sul numero di gennaio di Rolling Stone.

Entra Sfera con dietro tutta la coolness e la “presa bene” della star, i capelli tinti di rosso, i chili di collane e un maglione rosa a lupetto, a prima vista l’unico italiano a tenere botta quanto a stile ai colleghi americani. Abituato a intervistare giovani cantanti indie terrorizzati dal successo, in perenne tachicardia creativa, l’entusiasmo di Gionata mi affascina e mi mette a mio agio. Ci sediamo sui divanetti, o meglio io mi siedo, lui si agiterà tutto il tempo come se conversare fosse una ginnastica non solo mentale ma fisica, che poi forse è proprio il segreto del successo della trap: una lingua atletica, dove pure il significato è performance, danza virtuale della parola sopra il beat.

Ok, andiamo, accendo il registratore, lo guardo in faccia cercando i suoi occhi. Solo allora mi accorgo di una cosa: ha un cazzo di tatuaggio a forma di mitra tra l’orecchio e la guancia! Assurdo, ma perché? La mia memoria radical pesca all’amo un’intervista dell’amico giornalista Valerio Mattioli al guru della critica musicale Simon Reynolds sul suo libro sul glam rock: “teatralità, decadentismo, ossessione per il successo, estetica camp… sono filoni inaugurati dal glam che tornano in molta della musica che verrà poi”. La trap ha molto a vedere col glam e quindi con il mitra tatuato di Sfera Ebbasta, e pure con questa intervista, domande e risposte in un flusso naturale, veloce: un’intervis-trap, diremo scherzando alla fine. Sfera usa il plurale, sia perché ha un ego giustamente gigante, sia perché parla a nome del “socio in affari” Charlie Charles, che silenzioso ci ascolta.

“Sfera Ebbasta piace a tutti/come il Mc Donald’s/come i soldi le modelle e l’erba buona/come Cristiano Ronaldo e Maradona/come dire che in Italia niente funziona” (20 collane). E, aggiungerei “come le rockstar”…
Il titolo del disco (Rockstar) avrebbe potuto essere Trapstar, ma sarebbe stato riduttivo rispetto a quello che stiamo facendo: non è più di nicchia, siamo popolari – anche nel mercato – siamo belli chiari e presenti alla gente. Ormai il rap è il nuovo rock, come attitudine. Il rock, soprattutto in Italia è diventato musica leggera, e l’unica rockstar rimasta è Vasco.

“Una tipa chic come te vuole un trap boy come me ” (Cupido). Chi è il vero trap boy?
Siamo partiti dal niente con un passato particolare alle spalle: ho cambiato un sacco di case e mia madre tanti lavori. E ora che nulla è come prima – non abito neanche più a Ciny (Cinisello Balsamo, posto dell’hinterland milanese reso celebre da un suo pezzo, nda) – mi è rimasto appiccicato il mio background. Se ora posso sembrare un bravo ragazzo che s’impegna – vado in studio, ai concerti, a fare l’intervista con te – la mia attitudine è la stessa di quando non avevo niente, mi ha reso chi sono.

Sembri molto determinato, come se avessi sempre saputo quello che avresti voluto fare.
Se non hai niente, vuoi qualcosa: non mi piaceva studiare, né andare a lavorare, volevo solo fare rap. Anzi, avevo iniziato con i graffiti, ero un ragazzino e mi firmavo Sfera. I primi testi che scrivevo erano talmente fatti male che quasi non avevano una metrica, li facevo senza base e non c’era niente in griglia. Poi, quando ho imparato a rappare, ho capito che il rap da solo non mi dava niente e ho sperimentato l’autotune. Tra uno pezzo di qualche anno fa come Panette e Rockstar di oggi c’è un abisso: ho girato l’Italia e l’Europa, ho fatto featuring internazionali, mi sono evoluto molto. E non ho intenzione di fermarmi qui.

La copertina di ‘Rockstar’, il nuovo album di Sfera

Uno che canta “Sfera Ebbasta ha ucciso il rap con la sprite e l’autotune/sì lo so che un po’ ti scazza perché non l’hai fatto tu” (Bancomat) sicuramente ha l’ego più pesante delle sue collane.
Da quando siamo usciti io e Charlie, siamo noi a dare la linea: se facciamo una cosa X, quest’anno allora sarà questa cosa X la roba fica da fare. Quello che facevamo quattro anni fa lo stanno facendo tutti: quei concerti, quei colori, quei posti, quei vestiti… Da ragazzini avevamo il mito dell’America ma ora – nonostante siano a un livello altissimo – la nostra musica non è così diversa. Se l’artista primo in classifica in America si ascolta Sfera Ebbasta, non dice “Cosa è sta roba”, ma capisce che il livello è alla pari.

Sfera che se la gioca con Future e Booba?
Guardando all’Europa, uno dei sound più fighi, se non il più figo, è in Italia. Prima l’italiano sembrava una lingua ostica per fare rap, ma il problema era solo che i rapper mettevano troppe parole nelle rime e il messaggio non arrivava.

Parli sempre di soldi, di farli e spenderli. Non capisco questa scelta tematica così netta…
Sono stato il primo a parlare di soldi. Una sorta di mio statement che ora è diventato di moda, lo fanno tutti. Il rap old school era più impegnato? A me di quella musica non arrivava niente. Il nostro messaggio è chiaro, anche un alieno lo può comprendere. Quanti dei famosi rapper impegnati lo hanno fatto perché davvero gli interessava? O semplicemente in quel momento andava fatto così? Io di politica non so un cazzo. Tanto, capirci o non capirci, mi sembra solo che alla fine la prendano tutti nel culo. Serve davvero che m’interessi di politica? Che ti dica che i politici ci rubano i soldi?

Che mi dici di Fedez? Lui ha preso posizione, si è più volte politicamente schierato.
Dipende a che pubblico ti rivolgi. Parlare di politica ai bambini non credo serva a molto.

E del tuo pubblico che mi dici?
Tutti i ragazzini che vedi ai concerti ce li siamo coltivati, li abbiamo educati. Prima il fan del rap era un emarginato, si sentiva un po’ uno sfigato, ora che gli abbiamo portato la trap questi ragazzini sembrano proprio fighi. Abbiamo alzato la tapparella della loro stanzetta buia.

Tra poco Sfera partirà per il suo “Rockstar Tour”, ecco le date già confermate:

07/04 – NONANTOLA (MO) – Vox Club
14/04 – SENIGALLIA (AN) – Mamamia
21/04 – FIRENZE – Viper Theatre
24/04 – MODUGNO (BA) – Demodè
28/04 – MILANO – Fabrique
04/05 – ROMA – Orion
05/05 – BOLOGNA – Estragon
12/05 – PADOVA – Gran Teatro Geox
19/05 – VENARIA (TO) – Teatro Della Concordia
26/05 – NAPOLI – Arenile

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