Sebastian Ingrosso: «Gli Swedish House Mafia non moriranno mai»

Abbiamo incontrato il DJ svedese appena prima della sua mastodontica esibizione alla festa di Samsung in Arena Civica a Milano

C’è vita dopo gli Swedish House Mafia? Per Sebastian Ingrosso, sì. Non solo perché, secondo uno dei tre producer e DJ che fino a qualche anno fa componeva uno degli act più efficaci nella storia della dance, c’è vita addirittura per gli Swedish House Mafia.

Nessuna reunion però. Il DJ svedese la mette sul romantico, confidandoci che la musica dei SHM rimarrà per sempre viva nei ricordi di chi c’era e l’ha vissuta sulla sua pelle, cantando Don’t You Worry Child a quel famoso set finale del Tomorrowland Festival 2012.

Quando ne parla Sebastian è visibilmente emozionato, ma forse è anche per via dello show che lo aspetta poche ore dopo in Arena Civica a Milano. Ideato da Samsung, il gigantesco live olografico che sta alle spalle di Sebastian vuole sembrare una titanica silhouette del nuovo Galaxy Note 8. Forse una delle esibizioni più mastodontiche in cui sia mai cimentato Mr. Ingrosso nella sua carriera quasi ventennale.


Come vedi l’EDM attualmente?
Vedo meno ED e più M, quindi meno Electronic Dance e più Music.

È vero. Oggi è molto meno caciarona rispetto a tre anni fa. Come mai secondo te?
Tutto torna ciclicamente. Prima o poi, ogni genere ritorna, se piace. A volte succede che quando le cose nel mondo raggiungono un punto critico ci sia bisogno di una musica più dolce, rilassata. Viceversa, quando i tempi sono piuttosto statici e annoiati, si sentirà musica più agitata, che trascina le persone. È tutto un gioco di eterni ritorni: la disco, il rock—che ora è sparito—, hip hop, l’elettronica. Ora siamo più orientati sui suonetti tropicali. Ci sono così tante variabili che alla fine l’unica cosa che si possa fare è essere unici, veri. Lasciamoci alle spalle i generi, pensiamo solo al futuro della musica.

Pensi che le radio abbiano influito un po’ su questa cosa dei generi? Su come i producer e DJ costruiscono i loro pezzi.
Beh, in una certa misura sì. Noi DJ—e rispetto tutti quelli nella stessa situazione—abbiamo una fanbase che ascolta e apprezza un determinato tipo di musica. E continuiamo a produrre musica per loro perché ci piace. Ma sappiamo tutti che una canzone più pop riceverebbe più stream e ascolti, però non la facciamo. I nostri fan si aspettano certe cose e noi gliele diamo. Non viviamo in funzione delle radio, bensì dovrebbe essere l’opposto. Non puoi mai sapere se un disco spaccherà le classifiche radiofoniche. Semplicemente sii te stesso e, se un’idea ti sembra geniale per quanto folle, mettila in pratica. Persino Beyoncé non è riuscita a finire in radio per periodi anche di 5 o 6 anni, eppure sta facendo ciò che vuole ed è ancora la Regina.

Hai mai suonato in una band?
In realtà no. Gli Swedish House Mafia in un certo senso erano una band ma capisco ciò che intendi. Ti confesso che è un po’ il mio sogno e non escludo che ce ne possa essere una nel futuro. Ora che ci penso sarebbe una figata. Potrei suonare il triangolo! [ride].

Sono ancora vivi gli Swedish House Mafia?
Saranno sempre vivi gli Swedish House Mafia. Siamo tre ragazzi che hanno fatto musica insieme e sempre insieme si sono divertiti un mondo. Siamo ancora legati da un’amicizia e la musica ci tiene in vita. Ogni tanto senti ancora qualcosa di nostro in radio e questo fa sicuramente piacere a tutti e tre, compreso il fatto di occupare un posticino nei ricordi delle persone e nei fan che hanno ascoltato i nostri dischi o sono stati ai live. Saranno sempre vivi, specialmente per me.

È vero che tuo padre è un pioniere della techno?
Beh, di sicuro lo è stato per me. Ha fondato un’etichetta techno verso il 1989 e ha pubblicato dischi con Adam Beyer, che all’epoca aveva già 50 anni. Mio padre mi ha insegnato a usare le drum machine, e mi ha trasmesso l’amore per la dance. Ha vissuto la nascente scena di Chicago e Detroit, specialmente quella underground.

Cosa ascolti ultimamente?
Ascolto molto Cardi B, una rapper incredibile. Poi Post Malone…Aspetta che tiro fuori il telefono. Ah, sì, c’è Vince Staples, un rapper svedese che si chiama Moovana e poi molto i Coldplay.

Infatti si sente molto dei Coldplay nelle vostre produzioni.
Verissimo, ammiro molto il loro talento nello scrivere melodie semplici ma efficaci. E poi la voce di Chris Martin è qualcosa di oltre. È un fenomeno interessantissimo che studio proprio su me stesso. Adoro quando sento che qualcosa sta muovendo meccanismi reconditi della mia anima, per quanto semplice sia il suono che le mie orecchie sentono.

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