Quel bravo ragazzo di Billy Corgan

Il frontman degli Smashing Pumpkins ci ha raccontato cosa significa diventare un padre maturo
Billy Corgan, foto via Facebook ufficiale degli Smashing Pumpkins

Billy Corgan, foto via Facebook ufficiale degli Smashing Pumpkins


Billy Corgan non sa dove si trova esattamente, ma è da qualche parte fuori Albuquerque, New Mexico. Il frontman degli Smashing Pumpkins ha di recente iniziato a lavorare su un progetto per un film, che lo vede girare per le strade secondarie della Route 66 e passare del tempo con gli americani medi che incontra lungo il cammino. «Sto ancora cercando di capire cosa farne, ma spero che ne venga fuori una serie tv», dice. «Sto cercando di far rinascere il mio amore e la mia comprensione per i valori americani profondi». Corgan si sta anche preparando per il “In Plainsong Tour” dei Pumpkins, in cui la band esegue versioni ridotte all’osso dal loro intero catalogo. «Abbiamo trovato naturalmente un nuovo modo di suonarle», dice Corgan, «anche se so bene che, per quanto possa sforzarmi di spiegarlo nelle interviste, ci sarà sempre qualcuno tra il pubblico che dirà: “Ma perché Bullet With Butterfly Wings non la suonano più forte?”».

Di recente sei uscito da Twitter. È stato liberatorio?
Non sono un fan dei social media, che prendono tutto dalle persone con un po’ di notorietà senza dare niente in cambio. Oggi sono padre e ho passato un sacco di tempo a ricostruire la mia vita musicale in qualcosa di cui essere fiero. Mettermi a litigare su Twitter non mi sembrava all’altezza di tutto questo.

Jimmy Chamberlin, il batterista originale degli Smashing Pumpkins, suonerà nel prossimo tour. È tornato a tempo pieno?
Mantengo una specie di politica di porte aperte, con la band. Siamo molto oltre il punto in cui proviamo a definire che cosa la renda tale. Siamo passati attraverso troppi cambiamenti, e questo soggetto è stato analizzato troppe volte. Non c’è una risposta semplice, qualsiasi cosa io dica lascerà comunque qualcuno insoddisfatto. Quindi non mi interessa più.

Lo scorso anno, in tour con Marilyn Manson, hai sorpreso il pubblico suonando solo i pezzi più famosi dei Pumpkins degli anni ’90.
Mi sono detto: “Stiamo per suonare davanti a un pubblico americano mainstream, e molta di questa gente non vede la band da un po’ di anni. Facciamola semplice”. Abbiamo sempre fatto concerti con scalette molto complesse, in questo caso è stata vista come una specie di resa. Ma non diventeremo mai quel genere di band che suona sempre le stesse 10 canzoni.

Manson di recente ha detto che voi due state per fare un film insieme, è vero?
A me non l’ha detto! (Ride). Tra qualche giorno andrò a L.A., e siamo d’accordo per vederci e lavorare a una canzone per il suo nuovo album. Se farà parte di un film, allora anch’io farò parte di un film. Lui opera su una frequenza tutta sua, e io sono felice di stare al gioco.

Andrai a vedere i Guns N’ Roses nel loro tour di reunion, prossimamente?
Spero di sì, certo. Cinque anni fa ho detto che sarebbe successo, era solo una questione di dove e quando. L’alchimia dentro quella band è ciò che la rende così amata. Nella nostra era digitale sarebbe un crimine non essere in grado di assistere a un simile evento e di godere di una simile impresa.

Il mio timore è che uno spettacolo diretto da persone che non si amano potrebbe non essere così buono.
Ascolta, io sono stato dall’altra parte della barricata. Ci sono state persone che pretendevano che salissi su un palco con ex membri della band, solo perché era ciò che volevano vedere. Ho ripetuto più di una volta, spesso contro il mio interesse, che l’unico modo in cui questo sarebbe potuto succedere era in un clima di amore e stima reciproci. E per questo mi è arrivata addosso un sacco di merda, come se avessi rovinato il ricordo generazionale di qualcuno. Ma è in linea con il sistema di valori della band in cui sono cresciuto. Facevamo soltanto ciò in cui credevamo, anche quando tutti ci dicevano che quello che facevamo non andava bene.

Nel 2015 erano i 20 anni da Mellon Collie and the Infinite Sadness. Un sacco di gente avrebbe usato questa opportunità per un tour in cui suonare il disco dall’inizio alla fine, ma ho il sospetto che una cosa del genere sia la tua idea di inferno.

Non se diventasse uno show a Broadway, con una parte visuale e la musica riscritta sotto una nuova forma. Prendere e suonare un album che non era mai nato per essere eseguito live in quella sequenza mi puzza di consumistico. Questo genere di cose sono la parte peggiore dell’industria musicale. Fatico a credere che chi si presta a questo, là fuori, lo desideri davvero.

La tendenza sembra essersi un po’ spenta, a questo punto.
I fan si sono annoiati. E non c’è niente di irrispettoso. I millennial amano Siamese Dream. Chi l’avrebbe mai detto? Nessuno critica i millennial più di me. Eppure amano quell’album. È grandioso. Ma non ho intenzione per questo di perdere tempo e reclamare un po’ di visibilità che non credo se ne sia mai andata. Sono ancora più che capace di produrre nuove canzoni. Ne ho scritta una proprio stamattina.