Phil Collins: «I Genesis sono ancora fantastici. Tutto può succedere»

Dopo un memoir di successo e una lunga astinenza dal palco (e dall'alcool), l'ex batterista dei Genesis ci ha spiegato che ci si può sempre rialzare. Anche dai divorzi milionari

Chi sono i tuoi eroi?
Mi affascina la storia di Alamo, quindi ti dirò Davy Crockett. Ci furono grandi prove di coraggio da entrambe le parti della barricata. Crockett è l’esempio di una persona che avrebbe potuto lasciare il forte, ma invece è rimasto, e per questo è morto. Poi, può sembrare bizzarro, ma ammiro Jack Nicholson. È onesto fino al midollo. È sempre fuori luogo.

Che libro ti ha colpito più profondamente?
Romeo e Giulietta mi ha commosso. Quando è uscito il film di Zeffirelli l’ho visto diverse volte, mi ha attirato questo romanticismo totale. Sono convinto che l’amore che si prova quando si è ragazzini rimane con te tutta la vita.

L’aspetto migliore del successo? E il peggiore?
La parte bella è che gli altri dicono di amare quello che fai. La parte brutta è che più hai successo più lavori, diventa un circolo vizioso. Sono appena uscito dalla CBS e fuori c’era gente che voleva farmi firmare autografi. Ai vecchi tempi erano dei fan. Oggi sono persone che vendono cose su eBay. Vorrei che esistesse un chip che rivela chi è un vero fan e chi no, perché non è nel mio stile offendere delle persone che mi hanno aspettato al freddo.

Che musica ti emoziona di più?
West Side Story di Leonard Bernstein. Canzoni come Maria, Somewhere e America erano davvero rivoluzionarie.

Nel tuo memoir, parli del tuo senso di colpa per non essere stato insieme ai tuoi figli. Come si affronta una cosa del genere?
Non si affronta. Ogni volta che accompagno i miei figli piccoli a calcio, o do loro dei consigli, mi ricordo che sono cose che non ho fatto per i miei figli più grandi.

Hai dovuto smettere di bere. Cosa hai imparato da questa esperienza?
Non sapevo di essere vicino alla morte. Se avessi continuato a bere, i miei organi avrebbero smesso di funzionare. E ignoravo quali effetti potesse avere sui miei figli. Mi stavo rovinando, perché mischiavo alcol e antidolorifici. Una volta, mentre guardavo la tv, mi sono alzato per abbracciare i ragazzi e sono caduto, segnando il pavimento con i denti. C’era sangue dappertutto. Ricordo Matthew che diceva alla tata: “Papà è caduto!”. Mettere un bambino di 8 anni davanti a una scena del genere è terribile. Quando ho smesso di bere la mia famiglia si era già disintegrata. Nel giro di sei mesi se n’erano andati di casa.

Ne sei emerso una persona più forte?
Più saggia. Non ho più bevuto per tre anni. Poi, in occasione del nostro primo Natale nella nuova casa, ho bevuto un paio di bicchieri, ma adesso la cosa finisce lì. Un alcolizzato vuole sempre vedere il fondo della bottiglia. Io non mi considero così. Ho fatto i miei errori, certo.

Dopo esserti fatto male alla schiena non sei più stato in grado di suonare la batteria. Come hai affrontato la cosa?
È successo gradualmente, durante la reunion dei Genesis nel 2007. Poi una sera ho suonato con Clapton alla Albert Hall di Londra e ho provato una sensazione tipo: “Non può succedere proprio a me”. Mi sono spaventato. Una delle mie poche certezze era che potevo sedermi alla batteria e fare qualcosa di buono, e all’improvviso non ero più in grado. Oggi ho una batteria in garage e faccio pratica regolarmente. Sto cercando di tornare al punto in cui prendere in mano le bacchette è una cosa naturale.

Ci sono chance di vedere ancora i Genesis insieme?
Scrivere il libro mi ha ricordato quando fossimo affiatati. Tony (Banks), Mike (Rutherford) e io di recente siamo usciti insieme per il mio compleanno. Sono ancora dei ragazzi grandiosi. Tutto può succedere, davvero. Però non voglio mollare improvvisamente i freni e andare avanti in qualche modo. Voglio fare le cose
per bene, pensare alle conseguenze.

Quando hai divorziato da tua moglie Orianne, otto anni fa, hai dovuto darle 25 milioni di sterline, uno dei divorzi più costosi della Storia. L’anno scorso siete tornati insieme. Hai imparato qualcosa a proposito del perdono?
Dopo un divorzio di solito uno pensa: “Non voglio più vedere questa persona in vita mia”. Orianne e io, invece, siamo rimasti in contatto. Sentivo i ragazzi quasi tutti i giorni. Perdonare può essere difficile, ma noi abbiamo capito di avere fatto un errore. I nostri figli adesso sono al settimo cielo, ovviamente.

Nella tua vita hai divorziato tre volte. Cosa pensi degli accordi prematrimoniali?
Penso che non siano giusti. È come dire: “Tesoro, ti amerò per sempre, ma nel caso…”. I divorzi mi sono costati un sacco di soldi, ma gli avvocati sono così. Comunque non ho in programma di risposarmi ancora.

Ma se lo facessi?
Preferisco non pensarci.