Noel Gallagher e l’arte di mandare tutti affanculo | Il concerto di Milano

Nella lista: i produttori, Chris Martin, la moglie, Liam... Ci siamo fatti un cappuccino con il più riflessivo degli Oasis, che stasera suona a Milano

Il Groucho di Soho è uno di quei club fichetti londinesi dove vanno a bere, mangiare e sparare cazzate i musicisti, produttori, attori e artisti. Noel Gallagher ci va spesso e infatti mi invita lì. Arriva puntuale e butta giù subito un cappuccino doppio.

Lo guardo e penso che i tempi delle montagne di coca diluite in litri di alcol sono finiti da un pezzo. Glielo chiedo. Lui mette giù la tazza e fa: «Se a 47 anni mi comportassi da ventenne, penseresti che sono un fottuto idiota!» (pronunciando il primo di un’infinita serie di “foking”, ovvero fucking, ma in versione mancuniana). «Non fraintendermi», continua, «quella vita folle mi è piaciuta un casino fino all’ultimo goccio, ma ora che sono sobrio tutto sembra migliore, compresa la mia musica».

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di marzo.
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Chasing Yesterday è il nuovo album firmato Noel Gallagher’s High Flying Birds, il secondo da solista dopo la fine degli Oasis. E se alcuni brani li avrebbe potuti scrivere per la leggendaria band di Manchester, con altri – come l’apertura Riverman – il sound è addirittura free jazz. «L’idea di usare un assolo di sax mi è venuta pensando ai Pink Floyd. Io amo i Pink Floyd».

In The Girl with X-Ray Eyes duetta con una cantante jazz, mentre in Ballad of the Mighty, ospita la chitarra dell’amico Johnny Marr, ex Smiths. «È un gran chitarrista e una persona intensa: quando ti guarda, sembra che ti stia pesando l’anima».

Ascolta “Chasing Yesterday”:

 

Con Chasing Yesterday è anche la prima volta che Gallagher impacchetta un disco senza un produttore. «La differenza è che quando un produttore ascolta il demo, mi dice cosa modificare, come regolare i volumi ecc. Ma se sono io ad ascoltarlo, mi metto seduto con gli occhi chiusi e quando finisce penso: è perfetta, sono un fottuto genio!». Sorride, poi torna serio: «Mi fido sempre del mio istinto, la prima reazione è quella che conta. E poi la musica oggi soffre per via dei produttori: chi l’ha detto che Rick Rubin, o chicchessia, debba comandare? Oggi i dischi sono fatti da comitati».

Il video di “In The Heat Of The Moment”:

 

Racconta che a una cerimonia per gli Ivor Novello Awards (premio per compositori e songwriters) ha visto nove persone ritirare la statuetta per un brano di Emeli Sandé. «Cazzo: nove! Se uno scrive la musica, l’altro le parole, uno la melodia, cosa fanno gli altri sei? È un nonsense. L’industria musicale è fantastica, ma è anche piena di merda vera, di gente che si lecca il culo a vicenda, costantemente. Sono riuscito a resistere così a lungo in questo mondo solo perché non ho mai preso sul serio nessuno. Nemmeno me stesso. Se la gente ti ferma per strada e ti dice che sei un dio perché gli hai salvato la vita con le tue canzoni, tu ovviamente ringrazi, ma non puoi pensare sia vero. A meno che tu non sia un coglione o Robbie Williams».

Per me conta solo ciò che esce dagli speaker durante il concerto, il rapporto col pubblico. Il resto è un gioco.

Al solito Noel non ha paura di parlare (male) degli altri. Mi spiega che pochi giorni prima del nostro incontro, è uscito a cena con Chris Martin, leader dei Coldplay: «Uno che prende il suo ruolo e la sua band molto seriamente», dice ripetendo la parola “very” un milione di volte. E quando Martin si è trovato davanti Gallagher in vena di battute dissacratorie, avrebbe dato di matto e cominciato a sbattere i pugni sul tavolo. «Gli ho detto: ma che cazzo sbatti i pugni sul tavolo, sei un fottuto idiota! Ci sono musicisti che se non vendono dischi pensano sia la fine del mondo. Per me conta solo ciò che esce dagli speaker durante il concerto, il rapporto col pubblico, quell’energia magica e indefinibile. Il resto è un gioco, per questo a casa non tengo nessuno dei premi vinti e quando vedo documentari con musicisti circondati da dischi d’oro, tipo Ozzy Osbourne o Lars Ulrich dei Metallica, penso: andate a cagare!».

Se uno ti dice che gli hai salvato la vita con le tue canzoni,
non puoi pensare sia vero.
A meno che tu non sia un coglione o Robbie Williams.

Più che violenza verbale, nell’attitudine di Gallagher c’è la libertà di una franchezza smisurata. Lui dice di essere solo «un tizio della working class con la chitarra che ha fatto del suo meglio». Ma è anche vero che la working class britannica ha riconosciuto nella sua band, gli Oasis, un vero e proprio culto e nelle loro canzoni, degli inni nazionali. Ma tornerete mai insieme? «No, finché Liam non cambia atteggiamento. La percezione è che esistano due persone che litigano sempre, ma in realtà io non litigo mai con nessuno: Liam è come un cane rabbioso che abbaia di continuo. Si comporta da ragazzino a 43 anni. Ma cazzo, è ora di crescere».

Il video di “Do The Damage”:

 

Sembra il momento perfetto per confessargli che quando parlai con Liam meno di due anni fa, gli chiesi se avesse mai pensato di scrivere per Noel la propria How Do You Sleep? (per i non beatlesiani: è la canzone al veleno che Lennon dedicò a McCartney). Allora Liam rispose con un sì secco e cominciò pensino a cantarmela. «Davvero? Mah, se è così che impiega il suo tempo, buon per lui. A me piace scrivere di cose positive: anche in un brano triste come Don’t Look Back in Anger c’è speranza. Molto meglio cantare canzoni d’amore che d’odio, non credi?».

Più che altro, credo che con l’età Noel sia diventato il tipico papà due punto zero. Si capisce dai cuoricini che gli si formano sugli occhi quando parla dei figli, soprattutto della 14enne Anais, sua copia carbone. «È supercool e suona il basso: magari un giorno avremo una band insieme, come fa Bryan Ferry col figlio». Chiedo se hanno uno studio di registrazione domestico, ma la domanda apre una piaga matrimoniale di quelle serie. Noel si lancia in una specie di messa in scena, con tanto di voci per replicare al meglio i dialoghi, su come abbia litigato con la moglie a causa del garage della casa nuova: lui voleva diventasse uno spazio creativo, lei una palestra. «E sai alla fine cosa ha detto? Che lo studio non mi serve, perché non mi ha mai visto scrivere una canzone, ti pare?! Volevo portarla in un negozio di dischi per dimostrarle che si sbaglia!». Oggi quel garage è una palestra. «Lei è contenta e io ho una bella moglie in forma».

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