Machine Gun Kelly: «Sono sempre stato meraviglioso»

Il rapper di Cleveland arriva in concerto in Italia e ci racconta il suo percorso, dagli inizi da Chipotle fino alla trasformazione nello “stronzo più fico del pianeta”

Fino a poco tempo fa Machine Gun Kelly era famoso principalmente per la sua relazione con la modella Amber Rose. Quest’anno, però, il rapper – che ha conquistato il suo nome d’arte grazie alla velocità con cui spara le sue rime – ha pubblicato Bad Things, una hit-bomba in stile Eminem cantata con Camila Cabello delle Fifth Harmony. A febbraio il pezzo era al quarto posto della Billboard Hot 100. «È assurdo», dice Kelly, «è la mia prima canzone d’amore». Il singolo è apparso su Bloom, il suo terzo album uscito a maggio, mentre manca pochissimo per le date italiane previste per l’11 e il 12 ottobre rispettivamente a Padova e Roma.



La musica, però, è solo una delle tante facce di MGK: ha recitato una parte importante in Roadies, la serie tv di Showtime, e sfilato per John Varvatos. Al momento è in Messico, ma non vuole dire perché: «Datemi la cover e vi dirò cosa sta succedendo da queste parti», dice.

Sei uno dei pochi rapper che si porta la chitarra sul palco
Ed è per questo che ho imparato a suonarla. È uno strumento lontano dalla mia generazione. C’è qualcuno capace di suonarla meglio di me? Sicuro al 100%. C’è qualcuno più fico di me con la chitarra in mano? No, non ci sono discussioni.

Hai parlato spesso di Nirvana e Radiohead. Secondo te cosa c’era di speciale negli anni ’90? Sono nate un sacco di band incredibili
Ho la musica degli anni ’90 sottopelle. Quelle band erano grandiose perché non c’era censura, era roba rozza e oscura. Pensa a Something in the Way dei Nirvana: Kurt stava dicendo a tutti cosa provava, senza filtri. Ora siamo nell’epoca del politicamente corretto: spero di riuscire a liberarmene, di riportare la purezza nelle cose che faccio.

Hai detto che il tuo album è ispirato ai Radiohead
L’ho scritto ascoltando Kid A. La produzione di quell’album è piena di suoni non convenzionali, e avevo lo stesso obiettivo: sfidare la mente del pubblico.

La musica degli anni ’90 era oscura e senza censure. Come me

Il tuo vero nome è Colson Baker. È una persona diversa da Machine Gun?
Colson è un perdente del cazzo, capito? Non mi piace, accettava il giudizio degli altri invece di combatterlo. Ci ho messo un po’ a maturare: diventare padre mi ha fatto capire che “sono sempre stato meraviglioso”. Colson non aveva sicurezza, mentre Machine Gun Kelly è lo stronzo più arrogante del pianeta.

Nell’era-Colson lavoravi da Chipotle, a Cleveland. Cosa ti piaceva di quel lavoro?
I pranzi gratis ogni giorno, e il mio guacamole pazzesco. Tutti mi dicevano: «Cazzo! Il guacamole è incredibile oggi». Rispondevo: «Si! Quella merda è roba mia».

Com’eri dietro il bancone?
Quando qualcuno mi chiedeva, «Ehi, mi dai un po’ di pollo in più?» e uno dei colleghi rifiutava, li prendevo da parte e dicevo: «Bro, questo non è mica il nostro pollo. Nessuno di noi è il proprietario di Chipotle. Diamo tutto il fottuto pollo che abbiamo a questa gente!». I miei clienti avevano sempre il piatto pieno di pollo. Devo dire però che non sapevo fare i maledetti burrito, non ci sono mai riuscito.

Hai una figlia di otto anni. La paternità ti ha cambiato?
Non mi ha cambiato finché non ha iniziato a usare Google. Non mi importa cosa pensa la gente, ma di cosa pensa lei si. È per questo che mi sono ripulito, ed è per questo che ora parlo a una platea più grande.

Due anni fa hai detto che prendevi funghi allucinogeni diverse volte a settimana. Hai smesso con la droga?
No comment.

Qual è il concerto più bello che hai visto?
Ultimamente ho visto i Red Hot Chili Peppers e hanno spaccato. Il nuovo chitarrista, Josh Klinghoffer… ma chi cazzo è quel tipo? Un alieno. Anche i Good Charlotte mi sono piaciuti, vedere tutti quei ragazzini in fissa mi ha fatto capire che le canzoni giuste non muoiono mai.

Perché hai un tatuaggio del vecchio dell’Albero sotto l’ascella?
Rappresenta quello che penso della vita. Abbiamo suonato in tutti i merdosi bar degli Stati Uniti, ogni teatro, ogni arena, e non abbiamo guadagnato niente. Ho affidato le mie emozioni alla gente e mi hanno tradito. Ti distruggi e pensi: «Sono come quell’albero, ho sprecato le mie foglie migliori».

Come ha reagito la scena underground di fronte al tuo successo?
Ho dato tutto all’underground. Qualcuno dice che la mia musica è cambiata con il successo? Gli risponderei: «Idiota di merda, la mia formula è sempre la stessa». Non capisco perché la comunità che mi ha regalato il successo dovrebbe voltarmi le spalle. Il successo è la cosa più strana che mi sia capitata.

Sembra che la cosa ti diverta un casino
Al 1000%. Essere una rockstar è una bomba.