Liam Gallagher: «Ho toccato il fondo prima di risalire»

«Ho voluto chiedere scusa a tutti quelli che ho fatto incazzare, ma sicuramente non a Noel». La voce degli Oasis compie 45 anni. Un estratto dall'intervista esclusiva sul nuovo numero di Rolling Stone in edicola

Un estratto dell’intervista esclusiva a Liam Gallagher, in copertina sul nuovo numero in edicola di Rolling Stone.

«Sono felice di essere me stesso, sono l’unico che può essere davvero Liam, quindi vaffanculo! È una cosa naturale. Mi sto divertendo, il disco è piaciuto, ai concerti è venuta un sacco di gente, canto le canzoni degli Oasis che amo di più e anche i miei pezzi nuovi. È molto meglio andare in giro a cantare, che starmene a casa seduto sul divano a non fare niente. Non vedo l’ora di fare la prossima cazzo di data. La strada è lunga, capisci? Ma io resto concentrato e vado avanti, un fottuto concerto alla volta».

Dietro a lui, ben visibile sul palco, Liam piazza un cartello con una scritta che dice semplicemente “Rock’n’Roll”: «Non se la sta passando bene, sembra che non sia più di moda, capisci? Quel cartello serve a ricordare al pubblico di cosa si tratta, a farglielo entrare di nuovo in testa. Il rock’n’roll per me è come la ricetta di uno di quei piatti che ti prepara la mamma. Una cosa che si tramanda da una generazione all’altra e che non morirà mai, perché è buona. Per quanto mi riguarda è l’unica cosa che conta».

Eppure c’è stato un momento in cui Liam Gallagher ha pensato di mollare tutto e andarsene a vivere a Maiorca. «Ho passato quattro anni di merda (nel 2013 è iniziato un lungo divorzio da Nicole Appleton, ex cantante delle All Saints, che si è concluso da poco, ndr). Mi sentivo isolato, con le spalle al muro. Volevo scappare dall’Inghilterra, poi mi sono reso conto che non c’è un cazzo di posto in cui posso nascondermi. Forse sulla Luna».

Liam Gallagher copertina Rolling Stone

Liam Gallagher è sulla copertina del numero di Rolling Stone in edicola

A un certo punto, il peso della band che ha rappresentato l’epica metropolitana della working class inglese e la sua voglia di arrivare al successo a ogni costo è diventato difficile da sostenere, anche per uno spaccone come lui. Difficile sfuggire all’eco di quelle canzoni diventate inni nazionali un po’ ovunque, in Spagna e nel resto d’Europa, come in Inghilterra. «Gli Oasis sono stati grandi, i Beady Eye sono stati grandi ma venivano sempre paragonati agli Oasis. Sapevo che, se avessi formato un’altra band, questo fottuto gioco dei paragoni sarebbe andato avanti per sempre, e io non sono uno che sa fare cose molto diverse. Allora ho detto: “Ok stronzi, adesso provate a mettere a confronto Liam con Liam”».

Messo alle corde, Liam ha tirato fuori la sua passione per il pugilato e ha tirato l’ultimo colpo a disposizione: scrivere canzoni. Proprio lui che è sempre stato un cantante, il protagonista scomodo e insostituibile dell’incredibile paradosso familiare degli Oasis, in cui solo grazie alla sua voce le canzoni scritte da suo fratello Noel (che a quanto pare è la persona che sopporta di meno al mondo) diventano grandi. «Mi sono sorpreso io per primo. Sinceramente pensavo che fosse finita. Mi sono ritrovato a dire: “Cazzo, il mio momento è passato”. Poi, all’improvviso, sono arrivate queste canzoni. Io sono un cantante e lo sarò sempre, non mi considero certo un cantautore. Ma sto imparando. Nemmeno Paul McCartney ha scritto Hey Jude in due minuti».

Il risultato sono le melodie aggressive e il suono classico di un album provato a Londra con il batterista Dan McDougall (che lo accompagna in tour insieme a una band, guidata dal chitarrista Mike Moore, che dal vivo suona meglio della prima formazione degli Oasis), scritto e registrato a Los Angeles con Greg Kurstin, produttore fra gli altri del supersingolo di Adele, Hello, e vincitore del Grammy nel 2017 nella categoria Producer of the Year. «La prima canzone che ho scritto è When I’m In Need e ovviamente è molto John Lennon, anche se ho ascoltato soprattutto i Sex Pistols in questo periodo. Poi ho scritto Greedy Soul e ho pensato: “Aspetta un attimo, non sono niente male. Mi piacciono”».

È la vita, mate. Devi toccare il fondo prima di risalire

All’inizio voleva intitolare l’album Bold, e sarebbe stato un titolo adatto, poi ha scelto As You Were: «Che non significa niente, ma serve per dire a tutti che sono tornato. È la vita, mate. Devi toccare il fondo prima di risalire. L’importante è continuare a crederci e non gettare la spugna. Solo perché non puoi diventare più grande di prima, non significa che non puoi continuare a provarci».

In As You Were c’è tutto il suo atteggiamento, la sua arroganza inquieta, il suo modo di cantare dritto e il suo essere “mega” (l’unica parola che secondo lui lo descrive davvero), ma anche la voglia di raccontare per la prima volta qualcosa di sé. Tutte le canzoni dell’album, ha spiegato, hanno uno scopo ben preciso. Ce n’è persino una, For What It’s Worth, in cui: «Ho voluto chiedere scusa a tutti quelli che ho fatto incazzare nel corso della mia vita. A tutti, ma sicuramente non a Noel. È il pezzo più Oasis di tutti, piacerà ai fan». “In mia difesa, posso dire che le mie intenzioni sono sempre state buone”, canta nella prima strofa, poi più avanti, “Il diavolo mi ha aspettato sulla porta di casa fin dal giorno in cui sono nato”, e ancora: “Sono stato crocifisso solo per il fatto di esistere”.

Leggi anche: