Liam Gallagher: «Ho amato ogni minuto degli Oasis»

Oggi esce 'As You Were', il primo disco solista che segna il ritorno sul palco di Our Kid

Un estratto dell’intervista esclusiva a Liam Gallagher, in copertina sul numero di settembre di Rolling Stone.

Per Liam, ossessionato fin da ragazzino dall’idea di entrare a far parte di un gruppo rock, la fine degli Oasis è stata una botta: «Venivamo dal nulla. Volevo tutto e lo volevo subito, in una fottuta esplosione di follia. Ho amato ogni minuto di quel momento. Per me era una questione di vita o di morte».

Una storia gloriosa consumata in fretta, dallo scantinato del club Boardwalk di Manchester, dove gli Oasis hanno iniziato a fare le prove, alle due date del 1996 a Knebworth Park davanti a 250.000 persone, fino a quando la band è andata fuori giri. La battuta di Liam nel documentario del 2016 di Mat Whitecross, Supersonic, che racconta i primi tre anni fulminanti degli Oasis, rimane imbattibile: “Gli Oasis sono come una cazzo di Ferrari: bella da vedere, bella da guidare, ma ogni tanto perdi il controllo se vai troppo veloce”.

La forza della band, e anche quello che l’ha distrutta, era il rapporto incendiario tra lui e Noel. “Eravamo una band alla Mike Tyson, sempre pronti a combattere. Non avremmo mai fatto dieci round e non saremmo mai arrivati ai punti”, dice il minore dei fratelli in una scena di Supersonic. “Avremmo dovuto sparire in una nuvola di fumo”, dice invece Noel.

Sono andati avanti a lungo, forse troppo, anche quando non si sopportavano più. “Lo abbiamo fatto per il pubblico, sono loro l’unica cosa importante”, hanno detto entrambi. Gli Oasis sono stati soprattutto una sensazione condivisa. “Nessuno si dimenticherà mai di come li abbiamo fatti sentire. L’amore, la rabbia, la passione e la gioia che venivano dalla folla, questa era l’essenza della band. Quando tutto sarà finito rimarranno solo le canzoni”.

Liam Gallagher copertina Rolling Stone

Liam Gallagher è sulla copertina del numero di Rolling Stone in edicola

Oggi, di tutta quella storia, oltre alle canzoni e alle voci di reunion che si sono inseguite soprattutto negli ultimi mesi, è rimasta la battaglia infinita di insulti e frecciate tra Liam e Noel, nella quale Liam sembra divertirsi moltissimo. Anche perché è pienamente consapevole che un’epoca è finita: “Siamo stati gli ultimi e i più grandi. Non si ripeterà mai niente del genere, non perché fossimo migliori degli altri, ma perché non ce ne fregava niente”, ha detto.

E allora, adesso che non è più un “angry young man”, ma semplicemente uno “young adult”, come gli piace sottolineare, Liam ha imparato a gestire se stesso, la sua voce, e a non incasinare tutto: «Non sono così cattivo come dicono. Non vado in giro a prendere a calci le cose, non esco per andare a litigare con la gente, non succede mai. Se qualcuno mi fa incazzare, adesso semplicemente lo evito. Mi considero un bravo ragazzo, se mi incontri al pub puoi offrirmi una birra, non ci sono problemi. Ma solo una, perché ora bevo molto meno».

Arrivato a 45 anni, Liam Gallagher sembra aver trovato l’equilibrio perfetto tra l’atteggiamento che lo ha reso “mega” e la necessità di stare al mondo in mezzo agli altri (anche se Noel ha detto di lui: “È un uomo con una forchetta in mano in un mondo di zuppe”).

E, senza il peso degli Oasis sulle spalle, si sente ancora grande: «È come prepararsi a un incontro di boxe. Mi alleno, con l’aiuto di qualcuno che scrive le canzoni con me. Mi comporto bene, non sto più in piedi tutta la notte a fare lo stronzo. Poi, quando si tratta di andare là fuori e portare a termine un compito, allora tocca a me».

Nei primi concerti del tour di As You Were Liam è uscito sul palco indossando ogni sera lo stesso parka nero, abbottonato fino al collo, sia che facesse caldo o freddo: si è piazzato davanti al microfono che ha sempre usato come un’arma per sputare la sua rabbia, e ha camminato ondeggiando a destra e sinistra, con aria di sfida, prima di attaccare la prima strofa di Rock’n’Roll Star.

Come un pugile sul ring: «Con l’unica differenza che io combatto tenendo le mani dietro la schiena», ride. «Perché non ho bisogno di colpire la gente, per mandarla al tappeto. Mi basta cantare».

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