Kasabian: «Potremmo spostare il tour per il derby di Genova»

Sergio Pizzorno racconta il suo accanimento sportivo, la sua voglia di live. «I Kasabian non hanno mai suonato meglio»

Venerdì 3 novembre i Kasabian arrivano a Milano per la tappa italiana del tour del loro sesto album For Cryin Out Loud che ci ha fatto divertire parecchio quest’estate. Il giorno dopo, sabato 4 novembre allo stadio Luigi Ferraris di Genova si gioca una partita speciale, il derby tra Genoa e Sampdoria. Ma Sergio Pizzorno non lo sapeva: «Davvero? Non è possibile! Dove siamo il 4?» Siete a Vienna, Sergio, in Austria. «Cazzo, ma come ho fatto a dimenticarmelo? Avrei spostato la data!».

Basta questo a spiegare il rapporto speciale tra i Kasabian e l’Italia e tra Sergio e Genova, la città da cui suo nonno Evandro Lorenzo è partito per approdare a Leicester, in Inghilterra.

C’è un’intesa istintiva tra lo spirito hooligan e l’estetica “Parklife” dei Kasabian e la voglia di divertirsi del pubblico rock italiano, tra la passione per il football di Sergio (che voleva diventare famoso come attaccante del Leicester o come chitarrista di una rock band, per lui era lo stesso) e la fede dei tifosi del Genoa che lui ha scoperto da quando lo zio Gianni lo ha portato al Ferraris da bambino: «Ci sono tornato anche due anni fa. Sono stato a parecchie partite di calcio nella mia vita ma devo dire che non ho mai visto niente di simile. È stata un’esperienza incredibile» come ha raccontato ad un portale di tifosi rossoblu.

È bella la rivendicazione continua delle proprie radici da parte di un personaggio che non ha niente di italiano ma si sente italiano (ha chiamato anche i suoi figli Ennio e Lucio) e quando i Kasabian hanno suonato da headliner a Glastonbury nel 2014 è salito sul palco indossando una maglietta con scritto “Wilfred” in onore di nonno Evandro. L’elemento surreale ed ironico, del resto, è sempre stata la chiave dei Kasabian, oltre alla ricerca da parte di Sergio di uno stile compositivo: «In cui nelle prime otto battute ci deve essere tutto quello che ti trascina dentro una canzone». Risultato raggiunto con l’energia e il puro divertimento dell’album For Crying Out Loud, che i Kasabian hanno portato in giro in America, Messico e Russia a settembre ed ottobre: «Abbiamo inserito le nuove canzoni nella nostra classica scaletta dal vivo, e il risultato è incredibile» dice Sergio, «Ho seguito una formula che ho imparato dalle hit pop che ho ascoltato per tutta la vita, come i pezzi della Motown, in cui tutto succede nel momento giusto: le prime strofe ti catturano e il ritornello arriva velocemente ed è il più melodico possibile».



Un disco da festa, che celebra lo spirito originario del rock’n’roll: «Non è facile scrivere canzoni che abbiano una atmosfera positiva, perché tutti siamo naturalmente attratti dalle nostre emozioni più scure. Noi cerchiamo sempre di essere quella band che ti fa dimenticare tutto e ti ricorda quanto è bello divertirsi e godersi la vita». Una responsabilità per i Kasabian, che per Sergio Pizzorno si manifesta con la ricerca di una giusta via di mezzo tra prendersi dei rischi, essere sinceri con la propria ispirazione e portare a termine il proprio compito ogni sera: «La cosa importante per noi è che la gente torni a casa dopo un concerto dei Kasabian pensando che abbiamo fatto tutto il possibile per cambiare la loro vita». Per scrivere l’album For Crying Out Loud è stata importante anche la botta di energia che si respirava a Leicester nel 2016 quando la squadra della città, il Leicester City Football Club (guidato dall’italiano Claudio Ranieri) ha vinto per la prima volta nella sua storia il campionato inglese: «Credo che non si sia mai vista sulla faccia della terra una tale concentrazione di entusiasmo in un posto così piccolo. Fare musica immersi in quell’atmosfera è stato fantastico, ci ha dato una grande ispirazione. Peccato che probabilmente non succederà mai più».

Anche se Sergio sa che la sensazione di partire sempre da sfavorito è una delle chiavi del rock’n’roll: «Mi sento sempre ai margini delle cose, ho ancora l’idea di essere un underdog come il titolo di uno dei nostri pezzi più grandi. Credo che per un’artista sia importante non appartenere definitivamente a nulla così puoi guardare dappertutto, e scrivere di ogni cosa che vedi intorno a te. Puoi mantenere lo stesso livello di energia che avevi da ragazzino quando volevi disperatamente fare parte di una band».

Per trasferire quella sensazione sul palco, invece, Sergio Pizzorno ha un metodo molto semplice: «Bere un sacco di rum», dice. «Ti rende più sciolto e aiuta anche il pubblico a perdersi, a vivere il concerto come una specie di raduno tribale. In questo momento credo che i Kasabian siano al loro apice dal vivo. Non abbiamo mai suonato meglio, siamo sempre al limite dell’entusiasmo totale. E quando la band e i fan si scontrano, quello è il momento dell’euforia».

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