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I Canova non sono degli hater

E la cosa serve ai quattro milanesi per continuare a fare le loro cose in serenità, come la "Goodbye Goodbye" che esce oggi e anticipa un album di cui ancora si sa poco.

Sul nuovo disco dei Canova si sa ancora poco, e pure la band non è collaborativa in questo senso. È solo che i quattro ragazzi milanesi vogliono mantenere un po’ di suspence fino all’annuncio di titolo e data d’uscita, ovviamente per Maciste Dischi.

Ma se di informazioni ce n’è poche, almeno esistono tre canzoni tratte dal disco che sono già uscite, di cui Goodbye Goodbye è solo l’ultima, fresca di oggi. Altro non sappiamo, se non la rassicurazione da parte degli stessi Canova di rimanere gli quelli di sempre e continuare la loro vita artistica e umana senza fare gli hater. Con calma e tranquillità.

PS. Dove c’è un disco c’è anche un tour, che però non è altrettanto segreto e misterioso. Partirà proprio da casa loro, a Milano, il 20 marzo all’Alcatraz.

C’è stata una qualche strategia dietro Domenicamara? Perché sceglierlo come primo singolo?
In realtà, non è che ci sia stata una strategia. Il disco che uscirà ha molti colori. Così come nel disco precedente, ogni canzone ha il suo mondo. Non c’è stato un discorso di strategie. Volevamo scaldare un po’ l’atmosfera e quel brano lì ci è sembrato fare al caso nostro. E poi la storia nel video è assurda. Lui è un sicario che svolge freddamente il suo lavoro ma nella vita privata ha questo amore immenso per il suo cane, che lo accompagna tutti i giorni, ovunque. Ci piaceva questo dualismo, perché anche nelle nostre canzoni c’è il graffio e il dolce. Viaggiamo sempre su due piani. È stato girato da questi due ragazzi di Catania molto bravi che si chiamano Grounds Oranges, sono loro ad averci proposto varie alternative tra cui quella che alla fine è stata scelta. Noi facciamo anche un piccolo cameo, facciamo piccole apparizioni.

Io ho sempre trovato più elegante il non apparire, o almeno il meno possibile.
Sì, però era promozionale. Se c’è solo la musica di un artista e non il volto, magari di questi tempi è un po’ controproducente. In ogni caso, ogni video ha una sua storia. Per questa storia in particolare non ci sembrava il caso di apparire troppo, ecco. C’è già molto da seguire, c’è la storia dell’hitman e del suo cane e in più c’è la canzone: noi saremmo stati di troppo.

Avete stravolto qualcosa di voi nel nuovo disco?
I Canova di ieri e di oggi sono sempre i Canova, quindi i fan possono stare tranquilli. C’è una maturità più concreta, sia dal punto di vista della scrittura che dal punto di vista della produzione. In questo caso, ci siamo approcciati al disco come fosse un vero disco. Lo scorso, l’abbiamo registrato in sei giorni. Questo invece l’abbiamo registrato in un lasso di tre mesi, potendo ragionare molto di più sulle scelte, sui suoni. Abbiamo avuto un approccio molto più da musicisti.

Nei Canova vige la democrazia o è una specie di dittatura? Chi ha l’ultima la parola?
Tutti noi siamo molto schiavi della canzone. Le canzoni le scrive Teo, ma per come esce la canzone è lei che poi ci guida nell’arrangiamento e nelle scelte generali. Se domani verrò fuori con un brano più parlato e meno melodico, qualcuno interverrà naturalmente portandoci un po’ di melodia. Non capita quasi mai di discutere fra noi per le scelte compositive. La nostra fortuna è che suoniamo insieme da tanto tempo. Siamo arrivati a questo punto dopo molti anni di totale anonimato. Ovvio che stiamo crescendo, non siamo più quattro ragazzini che si ritrovano il sabato pomeriggio in sala prove, quindi siamo tutti molto più coinvolti. Ma in fondo c’è sempre la stessa energia e la stessa voglia di fare buona musica. Non ci sono altre distrazioni. Senza troppi ragionamenti sopra.

Esiste qualche forza disgregatrice fra voi a livello artistico?
Direi di no, nel senso che siamo tutti sulla stessa frequenza d’onda anche sul piano artistico. Più che altro abbiamo un’identità abbastanza precisa. E poi il bello del pop è che ti dà un range davvero ampio di scelta. Non è come il reggae, dove sei sempre inserito in un codice preciso. Puoi arrangiare un brano con dei sapori britpop, o più italiani oppure con delle percussioni sudamericane e rimanere sempre comunque nel pop.

Avreste detto la parola “pop” qualche anno fa?
Sì, assolutamente. Infatti, nel periodo di gavetta che è durato fino al 2009 con l’uscita di Avete Ragione Tutti, non c’era indie. O comunque c’era ma non era quello di adesso. E noi combattevamo contro le cover band. Noi facevamo già le cose che facevamo adesso, ovviamente in maniera più acerba. Eravamo già contro la logica dei PR e delle cover di Ligabue. Infatti, non riuscivamo a trovare il nostro spazio, nemmeno con altre band. Ci vedevano come il pop di merda per universitari. Come una boyband.

I Phoenix de noartri.
Ma magari i Phoenix, ci vedevano molto peggio. Il bello è col senso di poi siamo rimasti fra i pochi a galla, anche grazie ad aver trovato il periodo storico giusto. Siamo inevitabilmente stati messi in un contenitore itpop, ma siamo sicuri che ognuno di questi progetti con gli anni prenderà direzioni completamente diverse. Poi all’epoca la formazione strumentale era qualcosa di più difficile, era il momento in cui tutti mollavano gli strumenti per fare i DJ. Questa condizione avversa ci ha aiutato ad affinare gli artigli, ad aguzzare la vista, a sapere come piacere.

Quanti soldi dovrebbero darvi per fare una cover di Ligabue, visto che le avete nominate?
Ma guarda, zero soldi. Ragioniamo a canzoni, non ad artisti. Sappiamo apprezzare le singole canzoni, e Liga ne ha molte di belle. Non siamo degli hater, siamo liberi mentalmente. Non abbiamo quella spocchia.

Ma di ambizioni ne avrete..
Ovvio, ma non sentiamo l’ansia della corsa all’obbiettivo. C’è l’obbiettivo lavorativo ma c’è anche quello di fare belle cose, ci farebbe piacere suonare al Forum di Assago, ma non ci strappiamo i capelli se non ci suoniamo domani. Facciamo con calma, che un giorno poi ci arriviamo. Se deve arrivare arriva, ma naturalmente. Senza bolle di hype ma con la gente vera, i veri fan sotto il palco. A noi interessa fare una bella carriera con tanti bei dischi che possono rimanere. Non facciamo gli influencer, crediamo ancora molto nei bei dischi. Ciò non significa che non cerchiamo ogni giorno il proiettile giusto da sparare.

Qui sotto le date del tour:

13 marzo – Perugia – Afterlife (data zero)
20 marzo – Milano – Alcatraz
22 marzo – Venaria Reale (TO) – Teatro Concordia
26 marzo – Padova – Gran Teatro Geox
28 marzo – Roma – Atlantico
29 marzo – Napoli – Casa della Musica
30 marzo – Modugno (BA) – Demodé
03 aprile – Firenze – Obihall
05 aprile – Bologna – Estragon

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