Grimes arriva in Italia e ci spiega il suo amore per i Tool

La star dell’art-pop parla del suo prossimo album, dei consigli di Jay-Z, del sessismo nell’industria musicale e di quale tra i suoi tatuaggi si è pentita di avere fatto
Claire Boucher, cioè Grimes

Claire Boucher, cioè Grimes, con ascelle in bella mostra


Claire Boucher, in arte Grimes, scrive, produce, mixa e canta un indie pop tra i più inventivi della sua generazione. Il suo disco più recente, Art Angels, è andato al numero uno della classifica Alternative, e l’ha trasportata da un nebuloso synth-pop a un suono alieno fatto di beat e chitarre. La ventottenne di Vancouver si occupa anche dei suoi video: come quello del suo ultimo singolo, California (che sembra una mutazione delle Dixie Chicks). È attesa il prossimo 7 luglio per il Festival Moderno al Circolo Magnolia, ha da poco raggiunto Florence and the Machine in tour e ad aprile ha suonato al Coachella, in contemporanea con l’attesissima reunion di una famosa rock band. «Sono restati sul palco un sacco, quindi chi voleva poteva vedere sia Grimes che i Guns N’ Roses», dice ridendo.

Per questo disco hai imparato a suonare la chitarra, vero?
Sì, è stato il mio primo tentativo con la chitarra, ed è abbastanza chiaro ascoltando l’album. Dopo Visions [il disco precedente, ndr], non volevo più suonare le tastiere, per non essere considerata “synth-pop”. Una delle prime cose che ho fatto è stato cercare su Google gli accordi di Jolene di Dolly Parton, e li ho usati per scrivere Belly of the Beat.

Hai firmato per la società di management di Jay Z. Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto da lui?
Mi ha detto di smetterla di chiedere scusa sempre. È stato molto difficile, i canadesi devono farlo continuamente. Si è rivelato un ottimo consiglio.

Hai citato i Tool come una tua grande influenza. Che cosa ti attrae di loro?
A livello strumentale e vocale, fanno un sacco di cose strane. Mi piace anche la loro varietà: sono artistoidi e populisti al tempo stesso. Io cerco di vivere secondo i principi sonici dei Tool.

Art Angels usa suoni rock in un contesto molto diverso. Il rock può funzionare ancora, nel 2016?
Personalmente mi piacciono molto band britanniche come Bring Me the Horizon e Foals. Il rock di certo ha ancora un futuro, ma forse sarà una cosa un po’ fusion, come un rock che usa un sacco di 808 [un tipo di sintetizzatori]. I Twenty One Pilot fanno qualcosa di simile, un rock che suona come hip-hop. Hai presente quelle canzoni di Mellon Collie and the Infinite Sadness [degli Smashing Pumpkins], che assomigliano a quello che fa oggi Lorde? Quel genere non è stato davvero esplorato.

In passato hai criticato molto il sistema produttivo del pop, dominato dagli uomini. Cosa ne pensi della causa che Kesha ha intentato verso Dr. Luke?
Non conosco abbastanza i dettagli, sembra una situazione molto complicata. Quello che posso dire è che mi sono trovata in diverse situazioni in cui un produttore maschio ha avuto un atteggiamento che era esattamente “Non intendo finire questa canzone se tu non torni in albergo con me”. Se fossi stata più giovane, o in una situazione economica disperata, forse l’avrei fatto. Non penso che il motivo per cui esistono poche donne producer sia perché le donne non sono interessate. Per le donne è difficile entrare, è un ambiente parecchio ostile.

Lo scorso anno avevi parlato di lasciare la musica. La pensi diversamente, adesso?
Sì, decisamente. Anzi, sono già a buon punto con un nuovo disco. Ho un po’ di B side da perfezionare. Oltre a un po’ di nuova musica.

Come descriveresti la direzione delle nuove canzoni?
Con Art Angels, era tutto molto [fa un ringhio]. Il disco nuovo sarà più rilassato, lento, con sintetizzatori. Detta così lo fa sembrare noioso, ma non è noioso.

Credo che il livello di celebrità che hai tu sia anche più difficile di quello di una superstar.
È vero. Ho successo, ma non abbastanza da potermi permettere di fare incazzare i fan. Mentre registravo Art Angels, pensavo continuamente: «Se alla gente non piace, dovrò andare a lavorare da Starbucks». La gente ti riconosce quando esci casa, ma non puoi permetterti delle guardie del corpo full time. È una situazione un po’ assurda.

Hai un sacco di tatuaggi, e un’attitudine un po’ casuale verso il farteli fare, vero?
Sì, non me ne frega un cazzo, me li faccio fare ovunque, in ogni occasione.

Ce n’è uno che non sopporti?
Ho un alieno, su una mano, che mi sembra superato. All’inizio del decennio l’iconografia di alieni, X-Files, eccetera era così cool. Adesso mi sembra stupido, ma all’epoca era un’idea divertente.