Florence Welch, lo strip al Coachella e Neil Young

La cantante ha passato un periodo ad affrontare i suoi demoni per riuscire a scrivere il suo nuovo lavoro in uscita il 2 giugno. Quello del cambiamento
Florence Welch, la leader di Florence + the machine. Fonte: Facebook

Florence Welch, la leader di Florence + the machine. Fonte: Facebook


«Mi sono dovuta lasciare andare un po’», dice Florence Welch riguardo How Big How Blue How Beautiful, il primo album in quattro anni di Florence and the Machine. Mentre scriveva l’album, la Welch, che ha 28 anni, ha dovuto affrontare la separazione dal fidanzato e una vita un po’ troppo party oriented. Durante queste sessioni, non solo ha tradotto i suoi momenti peggiori in uno dei suoi album finora più emozionanti ed intensi, ma è riuscita anche a smettere di bere alcolici. «Ho avuto un’esistenza quasi primordiale», dice. «Andavo in bici allo studio, tornavo a casa, leggevo, mangiavo, e poi a letto. Era come essere in convalescenza. Ma è stato davvero magico».

Hai suonato un set pazzesco al Coachella, e ti sei anche rotta un piede. Cos’è successo?
Beh, dissi a tutta la folla di togliersi i vestiti. L’avevamo già fatto nei nostri show, e il mio chitarrista mi ha fatto il cazziatone perché io ero l’unica che non si era tolta i vestiti. Quindi ho detto «Fanculo, lo devo fare!» e ho cominciato col togliermi la maglietta. Poi mi sono detta, «Devo andare giù assieme alla gente, assieme a tutti quelli che si stanno spogliando». Ho semplicemente fatto una salto brusco giù dal palco, e mi resi conto che «cazzo!!». Ho provato a risalire sul palco ma poi mi ha recuperato la mia guardia del corpo, che mi ha trovata collassata dietro una cassa, in reggiseno.

Tante delle canzoni del nuovo album parlano di com’è una relazione con qualcuno che ti porta via.
Dovetti fare questa esperienza. Non la auguro a nessuno, ma poi quando ti rendi conto che riesci a trarne qualcosa, allora tutto ciò che hai passato ha un senso, credo. Le canzoni sono diventate come dei talismani; piccoli incantesimi che scrivi solo per te stesso e che puoi portare sempre con te.

Ti sei presa un anno sabbatico prima di fare il nuovo disco. Cos’hai fatto?
Teoricamente doveva essere un periodo piacevole. Invece, mi sono ritrovata in un momento estremamente confusionario. Stavo cercando di capire cosa mi avrebbe reso felice: Fare festa? Una relazione? Questo stop significava dover affrontare tanti dei miei demoni interiori.

Il tuo alcolismo era uno di quei demoni che dovetti affrontare?
Decisamente. Quando sei in tour, è quasi automatico. Puoi spostarti nella prossima città e nel prossimo hotel, e finche gli spettacoli sono buoni, allora va tutto bene. Ma non puoi assumere questo comportamento anche nella tua vita privata. Quando tenti di vivere e amare in una situazione poco stabile e senza schemi, alla fine ti rendi conto che «cazzo! continuo a sputtanare tutto. Cosa sto facendo?»

Cosa intendi per «sputtanare tutto»?
Tipo finire su MTV News ubriaca. Ci fu questa grande festa a casa mia una sera. Mi ubriacai tantissimo, e ci spostammo a questo tiki bar proprio dietro l’angolo. Non mi esibivo da una vita, e lì suona una band fissa, e i miei amici mi continuavano a passare shot e quindi di conseguenza sono finita sul palco. Due giorni dopo, ricevo una chiamata dal mio manager. In poche parole qualcuno mi aveva filmato che cantavo e urlavo mentre mi facevo uno shot dietro l’altro, e questa cosa finì a MTV News. Merda.

Sei conosciuta per il tuo look fuori dagli schemi. È difficile trovare continuamente nuovi abbinamenti?
Al momento è stata più una questione di “semplificare”. Penso che quando indossi qualcosa, stai annunciando anche il modo in cui ti esibirai. E quindi credo che volevo essere sicura di potermi sentire il più libera possibile nel momento della performance. Ho guardato Nick Cave, e come saliva sul palco in abito. Ci stiamo un po’ allontanando dai costumi; mi piace l’idea di poter buttare giù le barriere che ci sono tra la mia vera “me” e la mia “me” da palcoscenico ed essere la più vera possibile.

Quando eri più giovane, era tua usanza tentare di metterti in comunicazione con gli spiriti. Giusto?
Beh, mi intrufolavo sempre nei cimiteri quand’ero più piccola. C’è un non so che di rinfrescante riguardo all’essere così vicini alla morte. Quando avevo 17 anni, un ragazzino girovagava da solo nei cespugli durante il funerale di mia nonna. E mi dissi, «farò finta di essere un fantasma». Ci scambiammo due chiacchiere prima che se ne tornò tra i cespugli, e subito dopo pensai, «Cazzo, ma da dov’è uscito questo ragazzino? Magari era lui il fantasma!»

L’anno scorso ti sei esibita per beneficenza alla Neil Young Bridge School. Hai avuto occasione di incontrare Neil?
Sì! Ha un’energia incredibile! Disse che la prima volta che sentì la mia voce, credette che era un uomo con una voce molto acuta! (ride). Mi disse, «Vivo nelle montagne e quindi non so bene cosa succede in giro. Pensavo semplicemente che fossi un uomo di nome Florence. E pensai pure che fosse una cosa alquanto punk!» e io gli ho semplicemente risposto «Grazie Neil. Grazie mille!»