Decadenza, cimiteri e Lynch: un incontro con Chrysta Bell

È una predestinata della musica, è una delle muse del regista e ha debuttato come attrice in "Twin Peaks". E il suo cimitero sta andando benissimo
chrysta bell david lynch musica

«La prima volta che sono venuta a Milano era per vedere una sfilata di moda di Armani. Mi hanno invitata loro, mi hanno fatto trovare una limousine all’aeroporto, mi hanno portato nell’albergo in via Manzoni. C’era un mazzo di fiori per me, in camera. Mi hanno portato a fare shopping nella boutique. Poi, il giorno dopo, tutto finito. Avevo una maxi valigia piena di vestiti nuovi e sono andata in metropolitana, ho dovuto prendere un taxi per non perdere il volo e sono stata un giorno in più in un albergo diverso. Questa sono io, la metropolitana e la limousine». Chrysta Bell viaggia assieme al termine che usa David Lynch per descriverla. La musa. È una signora di una bellezza sconvolgente, elegante e posata, che sa muoversi con classe e delicatezza. Oltre alla sua musica, di recente ha esordito come attrice nella nuova stagione di Twin Peaks. A Milano ci è tornata volentieri, per fare quello che ama fare: cantare e presentare il suo nuovo disco, We Dissolve.

È entrata in redazione per raccontarci la sua storia, con le mani bene in vista sul tavolo, la schiena dritta e un bicchiere che si faceva riempire ogni volta, ringraziando.

Foto via Facebook


Quando è arrivata la musica nella tua vita?
È stata con me dalla nascita, mia mamma ha una voce bellissima, cantava spesso quando ero nel grembo e penso che mi abbia trasmesso tanto. Quando si è separata da mio padre, ha iniziato a fare dei telegrammi cantati, era l’unica che lo faceva in città. Tu la chiamavi, le dicevi quello che avevi bisogno e per chi, lei scriveva una canzone e andava a casa della gente a cantare, con dei palloncini. Per me la musica era questo, fare felici le persone.

E poi l’hai presa più seriamente?
Sì, mia mamma ha conosciuto questo ragazzo che aveva uno studio di registrazione, si sono innamorati e mi hanno cresciuto lì. Mi sono ritrovata a crescere sommersa dalla musica. Mi hanno incoraggiato a provarci, a fare altro. Pensa che mio padre era un tipo tutto diverso, era un dentista e aveva aperto un cimitero a sepoltura naturale. Unendo queste due cose sono uscita così, un po’ stramba (ride). A 18 anni ho deciso che volevo essere una musicista, e da entrambe le parti sono stata supportata. Avevo degli ottimi voti, mi piaceva molto studiare, ma volevo stare sul palco. Così ho trovato una band, è stata un’esperienza molto educativa.

Ti ha lasciato tanto?
Sì, credo di avere accumulato tanto in questi 20 anni. Anche se mi dovessi fermare adesso direi, “Ok, non male!”. Non ho mai dato niente per scontato. È come la questione della sfilata di prima. La metropolitana e la limousine, è giusto essere bilanciati: quando tutti ti dicono “Non cambiare mai”, io rispondo che non posso farlo! Ho preso tanti taxi sporchi quanti mezzi di lusso. Mi piace stare negli ambienti di lusso e mi piace stare tra la decadenza, capire che le cose finiscono. Mi piace girare, mi piace fare quello che sto facendo, anche perché sta funzionando!

Beh, certo, la musica va bene, Twin Peaks va bene…
Il cimitero va bene! (ride) Devi sommare la tua vita per avere dei risultati: ho fatto due dischi con David Lynch, poi l’ultimo We Dissolve con John Parish, poi ho recitato in Twin Peaks. Niente è successo per caso, c’è stato un lavoro molto duro, ho accentrato molto su di me e posso dire di essere al centro del mio mondo. Sono molto felice, ho vinto una sfida. Credo che David abbia guidato con me parte della mia vita, magari senza saperlo. Per me la vita è una sorta di ruota libera + destino + karma. È un’unione soprannaturale che ti si presenta come realtà. Penso che sia già tutto scritto ma che tu debba scrivere qualcosa ogni giorno ma non sai come fare. In qualche modo il mio ruolo in Twin Peaks è proprio quello, sono sospesa tra le dimensioni, sono morta e viva. E tutti dobbiamo essere d’accordo su questo, ci sono tanti misteri da scoprire…

Non necessariamente da scoprire, in fondo.
Certo, ma è divertente provarci! Anche perché in fondo, chi vuole risolverli davvero? Vuoi sempre avere qualcosa da scoprire. L’arte finisce quando scopri il mistero. Teniamoceli allora! Mi piace quando scoprono qualcosa di nuovo su come funziona il mondo e dicono “Ah, accidenti, non è come pensavamo”. Ma davvero?

Hai incontrato Lynch quando eri giovanissima. Com’è andato quell’incontro?
Dunque, avevo un manager, quando avevo 19 anni, che voleva rilanciarsi, voleva un nome nuovo e ha provato a puntare su di me. Ma mi ha detto chiaramente che dovevo apparire in video. “Non hai la scrittura, non produrrai mai una hit, ma devi apparire in video”, mi ha detto molto diretto. Aveva questo gancio, Brian Loucks, un agente della Creative Artists Agency (una delle più importanti agenzie americane, ndr), che era stato anche l’agente di Lynch. Sapeva che David cercava una cantante, che voleva entrare nel mondo della musica. Ha parlato un po’ con me e mi ha detto che ci avremmo provato. Non mi era molto chiaro all’inizio. David Lynch per me era un personaggio di un romanzo, non riuscivo neanche a visualizzarlo. Avevo visto Twin Peaks, questo sì.

E ti era piaciuto?
Sì, soprattutto la musica, mi aveva colpito molto. Sapevo che tipo di sensibilità musicale aveva Lynch.

Quindi siete andati da lui.
Ci dà appuntamento a casa sua, dove ha lo studio di registrazione. Ha tre case a Hollywood Hills. Mentre salgo le scale mi guardo in giro… “Really?!”, è la casa di Strade perdute! Era tutto molto famigliare. Bussiamo ed esce Lynch ed è esattamente come te l’aspetti: sigaretta che pende da un lato, pantaloni kaki, camicia mezza fuori, stropicciata, capelli scombinati. Apre le braccia e urla “Chrysta Bell!”. È molto furbo, sa che quello è il mio nome e mi abbraccia per mettermi a mio agio. Siamo andati in studio, abbiamo ascoltato un paio di demo mie. Lui mi fa sentire una canzone, una base, che mi piace molto. “Ti piace?”, gli rispondo di sì e lui tira fuori un foglio con il testo da cantare. “Facciamola!”

Foto via Facebook

È un tipo diretto, diciamo.
Molto diretto. Eravamo tutti contentissimi! Ma avevo un problema, cioè un contratto con un’altra band con la RCA, che sarebbe durato ancora due anni. David voleva fare un disco ma io non potevo cantare. Due anni dopo incontra di nuovo Loucks, riparlano di me, mi richiamano ed eccoci qua. Ci abbiamo messo del tempo per fare il primo album. E ti dico, anche se non fosse mai uscito nulla sarebbe stato abbastanza.

Ti ha aiutato in qualche modo?
Sì, mi ha schiarito le idee. Avevo scritto molta musica, ma dovevo ancora trovare me stessa. È stato un processo molto lungo ma David è stato fondamentale per me, è stata un’esperienza quasi mistica. E la musica è il punto più alto della mia vita, è il mio zenit. Nella vita mi piace parlare di morte e di meditazione trascendentale, e la musica è quello che tiene insieme tutto.

E ora c’è la produzione di John Parish, un altro guru, a suo modo…
Sì, anche questo è un stato un salto nel buio. Avevamo un piano ma non sapevamo esattamente cosa sarebbe successo. Ci abbiamo provato e ha detto di sì. La mia relazione con David era già sufficientemente intensa e piena, mi aveva già dato tanto. Ma un giorno è arrivato da me e mi ha detto, “Ok, c’è posto per te nel mio nuovo progetto”. Sapevo che stava lavorando a Twin Peaks, ma è stato molto vago. “Un nuovo progetto”. Non avevo idea potesse essere quello. Mi ha buttato nella recitazione come si fa con un bambino in mare, è stato un trauma ma fatto con il cuore. Con David c’è un rapporto strano, la pensa come me su tante cose. Ha sempre dei tempi lunghissimi per arrivare al punto, ma poi si rivelano quelli giusti.

E quindi adesso c’è Twin Peaks e in contemporanea il tour.
Sì, e c’è un’energia tutta nuova. Positiva e negativa. Ho fatto un errore, ho scritto su Twitter dove saremmo stati a registrare. È arrivato un tizio, si è presentato con dei caffè per tutti. È ok, ma forse è un po’ strano. Devo ristabilire i miei confini, è più che altro una questione di rispetto verso gli altri. Non voglio che sia un vizio. Anche perché il pubblico di Twin Peaks è…

Interessante?
Ecco sì, interessante.

Altre notizie su: