Charlie Charles: «Mi sono licenziato»

Il produttore più amato dai rapper si sta finalmente godendo il successo. Con un nuovo studio e un futuro senza le cuffie da DJ

Charlie Charles si è licenziato. Non farà un altro dj set in vita sua, nemmeno se a rappare sulle basi è l’amico Sfera Ebbasta. Non ne ha più voglia, nonostante l’età (23 anni) lo permetta ancora. «Quando sono lì, sul palco, mi diverto anche a mettere dischi» racconta il producer trap più famoso d’Italia, seduto al bar dell’unico centro commerciale di Settimo Milanese. «Ma non mi piace tutto ciò che c’è attorno. Aerei, treni, orari, tour».

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Foto di Federico Sorrentino. Style Francesca Piovano. Total look: ADIDAS

L’appuntamento iniziale era a casa di Charlie. Ma nel momento in cui arrivo, mi risponde con un whatsapp: “Perfetto, esco e ci beviamo un caffè?”. Una mossa inusuale per un topo di studio, che ho già avuto modo di intervistare proprio nella sua roccaforte, allestita nel piano interrato della villetta dove vive con la madre, il fratello e la sorellina.

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Foto di Federico Sorrentino. Style Francesca Piovano. Total look: ADIDAS



Quando gli chiedo a cosa sta lavorando, viene fuori il motivo del cambio di programma per l’intervista. «Eh, sto lavorando allo studio», risponde sconsolato. «Non era funzionale, né trattato acusticamente». Già di suo Charlie, vero nome Paolo Monachetti, è un maniaco dell’ordine. Figuriamoci poi se l’unico luogo sacro nel suo mondo è attualmente un cantiere pieno di operai che vanno e vengono. Doveva scegliere se andare a vivere da solo, oppure rimettere a nuovo lo studio. Avesse scelto la prima, si sarebbe ritrovato in una casa nuova, ma con un equipaggiamento obsoleto, e soprattutto a chilometri di distanza da casa di sua madre. «Lo potevo fare solo adesso, che sono tutti in tour», conclude, cercando di auto-convincersi di aver fatto la scelta giusta.

Anche la madre è d’accordo, ma d’altronde lo è sempre stata. Anche quando Charlie ha mollato la quinta superiore per mettersi a fare beat a tempo pieno. «È solo che non faceva per me», dice, tenendo a sottolineare che i voti erano buoni. Ha iniziato col Liceo Scientifico al primo anno, il Tecnologico al secondo e Informatica al terzo, per finire con l’indirizzo Elettrotecnico al quarto. Al quinto, invece, gli sono bastati due giorni per rendersi conto che la scuola non faceva più per lui. Gli piaceva tutto, quindi alla fine non gli piaceva niente. «È mio padre quello che si è sempre opposto alla mia scelta. Ma oggi non la pensa più come una volta».

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Foto di Federico Sorrentino. Style Francesca Piovano. Total look: ADIDAS

Qualche settimana prima, Charlie, i fratelli e il padre sono andati al mare insieme (i genitori sono separati, ndr). Solo lì, il Charlie Charles senior si è reso conto del successo del figlio fra i ragazzi. Lo fermavano tutti per fare una foto insieme. Dal gelataio, al ristorante, in spiaggia. «Persino dentro l’acqua!», racconta. Una specie di rivincita personale, che, come ogni vero risultato, è arrivata facendosi il culo. Sessioni di isolamento in studio, a volte anche per 12 ore al giorno, tutta la settimana. Un po’ come è successo registrando Album, il primo disco di Ghali. È stato forse il primo slancio pop, sia per il rapper di Ninna Nanna che per il suo amico producer. Una mira espansionistica al di fuori della solita trap, che è partita da Charlie e poi si è trasmessa a Ghali.

Ma Paolo non è ancora soddisfatto, non essendosi ancora realizzato come persona e artista: «Tra dieci anni ti saprò dire se sono soddisfatto». Le idee per il futuro sono comunque abbastanza chiare: fare i soldi con i dischi e farsi stimare da pubblico e artisti. C’è stato anche un singolo da solista, Bimbi, a cui hanno partecipato tutti i suoi rapper (da Ghali, a Sfera, da Tedua a IZI), ma le menate burocratiche per realizzarlo lo ha fatto rinunciare all’idea di un intero disco, almeno per ora. Fra i nomi immaginati per il singolo c’era anche Charlie’s Angels, ma l’idea è di tenerselo buono per un domani. «Quando busseranno alla mia porta delle rapper capaci e che si scrivono da sole i testi, allora lo userò. Mi serve una Nicki Minaj italiana.»

È visibilmente giù, senza il suo studio, e allora tanto vale fargli notare il lato positivo. Anche stare chiusi in un seminterrato davanti a uno schermo, non sapendo se fuori c’è il sole o la luna, può essere alienante. «Non per me, è quello che voglio» dice convinto. E poi c’è vita oltre al beat. A inizio anno, un paio di music academy italiane lo hanno invitato a parlare con gli studenti della sua esperienza come producer. Più che insegnare ai ragazzini come fare i bassi, Charlie ha voluto parlare agli alunni della vita quotidiana, mettendo nero su bianco i pro e i contro dell’essere un beatmaker. «I miei sono stati solo consigli spassionati», conclude bevendo il suo tè freddo. «Se vuoi produrre, è giusto che trovi la tua strada, mica ti posso insegnare io a essere Charlie Charles!»