Baby K: «Gli haters? Chissenefrega»

A due anni dal successone di 'Roma Bangkok', la rapper è tornata con un nuovo singolo che è già una hit. Il segreto? Ce l'ha raccontato lei stessa
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Mare, montagna, città d’arte o agriturismo in collina: qualsiasi cosa voi abbiate fatto nell’estate 2015, la colonna sonora è stata una sola, Roma Bangkok. Volenti o nolenti, il brano è stato il più grande successo italiano degli ultimi anni, diventando la prima canzone prodotta nel nostro paese a superare 100 milioni di visualizzazioni su YouTube. Tradotto in inglese e spagnolo, si è difesa benissimo anche in molte classifiche in giro per il globo. Insomma, una vera hit.

Da allora, la fama di Baby K è esplosa. La sua storia però inizia molto prima, dai sobborghi di Londra fino ad arrivare a Roma, dove inizia la sua carriera da rapper ormai più di 10 anni fa, tra EP autoprodotti e featuring, fino alla grande occasione con una major e all’incontro con Tiziano Ferro, uno dei suoi mentori.

Due estati dopo, Claudia Nahum è tornata con un nuovo singolo che vuole replicare i fasti con Giusy. Ce la farà? Gliel’abbiamo chiesto, così come le abbiamo chiesto che ne pensa di chi la accusa di essersi allontanata dal rap per abbandonarsi allo sbarluccicante mondo del pop.

Quanto eri in ansia per questo singolo? Quando si confeziona una hit come Roma Bangkok, dopo la gente si aspetta un sacco.
Ansia non è la parola giusta, ma mi sentivo addosso un po’ di pressione. Ho aspettato un po’, ponderato, ma a un certo punto mi son detta: ‘sai che c’è? Facciamo uscire un nuovo brano’.

Il singolo sta andando bene, quindi immagino che tu abbia, almeno in parte, tirato un sospiro di sollievo.
Sono contenta, sì. Sai, non c’è mai nulla di scontato.

Negli ultimi due anni, col botto di popolarità, come è cambiata la tua vita?
Quello che è successo con Roma Bangkok mi ha travolto. Per un anno e mezzo la mia vita è girata intorno quella canzone. Il tempo è volato e mi sono ritrovata dopo mesi a dovermi rimettere al lavoro su cose nuove, e, sinceramente, dopo quel successo ho sentito di dover alzare un po’ l’asticella. Nel pratico mi sono trasferita a Milano, e ho preso coscienza del fatto di dover stare sempre al massimo della forma, mentale e fisica.

Se dovessi raccontare chi era Baby K prima di essere Baby K, che diresti?
Che era una ragazza più ingenua. Sicuramente ora sono più cosciente di alcune cose.

Tipo?
Ho imparato sulla mia pelle che le opportunità si presentano quando non te lo aspetti, che le cose possono andare bene o non bene. Sono diventata più professionale, almeno credo. Sono molto più autocritica. In passato mi lanciavo nelle cose, a volte senza pensarci affatto. Ho voluto lavorare per diventare un’artista a tutto tondo, un professionista della musica, non solo una rapper.

Voglio ballare con te ha già milioni di views su YouTube. Trovato la formula perfetta per le hit?
Non volevo che questo singolo fosse Roma Bangkok parte 2. Avevo in mente di fare un pezzo tropical, ma alla fine, in studio, siamo tornati nel reggaeton. Qualcuno scrive che è la Despacito italiana, in realtà sono due pezzi strutturati in maniera molto diversa. Se la vediamo così allora tutta la musica latina si somiglia. Volevo fare un pezzo leggero, estivo. Non mi andava di parlare di un tema conscious d’estate. In questa stagione ci si diverte, si stacca tutto. Senza troppi fronzoli.



Perché hai scelto Andrés?
Volevo un featuring internazionale, che rispecchiasse la mia storia. Con Roma Bangkok abbiamo scalato le classifiche all’estero, poi ho collaborato con i Major Lazer. Per questo pezzo la scelta più azzeccata mi sembrava Andrés, che è il cantante dei Dvicio, un gruppo fortissimo in Sud America e in Spagna. Gli è piaciuto subito il pezzo, ed è venuto a Milano per registrarlo con me. Si è creato un bel rapporto, ci sentiamo spesso.

Hai dichiarato che non pubblicherai un album a breve, ma che farai uscire prima qualche singolo. Cosa dobbiamo aspettarci a livello di sound?
Sono nel mio periodo tropical, brasiliano, africano. Vorrei aggiungere un pizzico di urban alle produzioni del disco. Ma vedremo, siamo nel pieno making of.

Come rispondi alle critiche di quelli che ti dicono che sei diventata troppo pop?
I miei ultimi singoli sono pop, è vero. Mi piace sperimentare, non me ne frega molto delle etichette. Non mi sto allontanando dal rap, quando devo scrivere un brano parto sempre da lì. Questa è una fase, nel disco ci sarà molto altro oltre ai singoli. Il rap è tutt’ora la mia chiave di comunicazione.

E a quelle degli haters, invece? Stai male o te ne sbatti quando leggi le critiche?
All’inizio non mi sfuggiva niente, ero curiosa di capire cosa la gente pensasse dei miei lavori. Poi, più i tuoi brani girano e più arrivano gli haters. I credo di aver imparato la lezione: se tutti osservano qualcosa, è giusto soffermarsi e capire cosa non funziona. Dell’hating puro invece me ne frego. Non fa altro che affossarti in un mood negativo. Anche all’inizio mi scrivevano di tutto: ‘ma a questa chi le scrive i pezzi?’, ‘ a chi l’avrà data?’ e cose del genere. Chissenefrega.

Questo momento di gloria per il rap in Italia come lo giudichi?
È un po’ come se tutto d’un tratto si fossero accorti che esiste anche questo genere. Va benissimo, comunque.

Stanno arrivando anche le prime rapper femmine, a cui forse con i tuoi lavori hai aperto un po’ la strada.
Credo di sì. Tra tutte, mi piace molto Priestess.

In un articolo che ho letto recentemente si dice che la tendenza delle ragazze del rap sia quella di supportarsi. Niente dissing.
Vero, anche se io, personalmente, non ho ricevuto tutto questo sostegno. Quando ero agli esordi citavo spesso Posi Argento e La Pina. È giusto riconoscere chi c’era prima di te e che per forza ha avuto un impatto sulla tua esistenza. Nell’hip hop il riconoscimento è fondamentale.
Ora che sono in un’altra era, penso che quello che mi è successo abbia potuto aiutare molte ragazze a farsi coraggio. Sono contenta se c’è fratellanza, anzi sorellanza, anche se io mi sono ritrovata spalla spalla più con i maschi. Spesso ero l’unica donna rapper con cui si rapportavano. Sono sempre stata una lupa solitaria.

Ti lascio con due domande a cui devi rispondere sinceramente. La prima è: Tiziano ti parla ancora dopo lo scherzo de Le Iene?
Penso che mi voglia ancora bene, dai! (ride). Però non ne abbiamo ancora riparlato, ti farò sapere.

Ultima: non ti sei ancora rotta le palle di cantare Roma Bangkok?
Di cantarla no, di parlarne un po’ sì. Avrò rotto un po’ le scatole a tutti con sto pezzo, me ne rendo conto. Però, finché la gente la canterà con me, non sarà mai abbastanza. È vero però che vorrei parlare di altri successoni, quindi fammi gli auguri!

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