Pioneer DJM 250 MK2: il mixer sornione

Che siate DJ o semplici appassionati di musica, Pioneer DJ ha lanciato sul mercato il prodotto che fa per voi

Recensire, oggi, un mixer da DJ, non è certo cosa facile. A parte l’incredibile quantità di offerte sul mercato, il discorso si fa complesso nel momento in cui si cerca d’inquadrare il gioiellino di turno. Fa solo il mixer? Ha funzioni da campionatore? Oppure da synth? Si occupa di audio o anche di video? Pioneer DJ, che nel settore DJing è sempre stata pioniera, ha creato il DJM 250 MK2 smarcandosi, di netto, dalla moda delle proposte “all inclusive”. Si tratta di un mixer da DJ, tradizionale, senza troppi fronzoli, ma con tonnellate di qualità costruttiva. Bonus finale: il costo (€ 349), visto il prodotto, è più che abbordabile, specie se si considera che alcune caratteristiche sono prese, pari pari, dal ben più oneroso DJM-90XXS2.

Un mixer remixato
Come il nome lascia presagire, non si tratta di un modello nuovo di zecca ma, come d’uopo nel campo dei prodotti audio, di una versione riveduta e corretta che merita, non a caso, la dicitura MK2. Il DJM 250 MK2 è un mixer a due canali essenziale, che centra la sua architettura su un favoloso crossfader Magvel. Si tratta di un cursore a scorrimento magnetico e passo corto, che ti conquista al primo sguardo e attira su di sé la mano del DJ non appena si mette il mixer sul piano di lavoro. Il movimento è molto fluido e, pur non essendo un crossfader della serie Pro, il passo corto rende uniforme tutta la corsa della manopola. Giunti alla fine, da una parte e dall’altra, il blocco è morbido, sicuro e offre un leggero ritorno che si presta alla perfezione nelle sessioni di scratch.

Più rigidi, com’è giusto che sia, i due fader dedicati ai canali, che agiscono ovviamente sui volumi. In questo caso, forse, il passo è troppo corto e la scala di variazione dei livelli troppo ampia. Basta appena un tocco per una variazione notevole, ma con un po’ di pratica ci si abitua in fretta. Del resto la parte del leone, vista la tipologia di prodotto, è fatta dai controlli nella sezione superiore. Ciascun canale è dotato di cinque manopole: tre di equalizzazione (Hi, Mid e Low), Trim (cioè il Gain) e Color. Quest’ultimo è il controllo più curioso e particolare, per chi non armeggia di solito coi mixer Pioneer DJ.

Si tratta, infatti, di un comando che agisce sulla risonanza del filtro, consentendo di applicare modifiche dalle più impercettibili alle più maestose (ma occhio alle cafonate, ragazzi). Al di là della morbidezza delle manopole, dote rara per questi elementi, è la qualità dei filtri a colpire per precisione e risposta. È chiaro che Pioneer DJ, nella rielaborazione del progetto, ha tenuto conto delle esigenze dei DJ professionisti, spesso più impegnati con le equalizzazione che coi fader. A proposito, occhio: se non avete dimestichezza con le regolazioni di banda durante i vostri mix, e tendete a smanettarci giusto per fare scena, ricordate che col DJM 250 MK2 rischiate figuracce indecenti: i filtri sono potenti, con la P maiuscola, e quando entrano in azione si sentono anche nelle minime variazioni.

Fa pendant col computer
Già così il piatto, ops il mixer, potrebbe sembrare ricco da giustificare il prezzo, ma la verità è che il Pioneer DJM 250 MK2 deve mostrare ancora la sua quintessenza. Che è certo quella dello strumento nudo e crudo, ma che al tempo stesso si dimostra molto versatile. Ogni canale, infatti, grazie al selettore superiore, può essere assegnato a una diversa sorgente, da scegliere tra computer, line e phono. Notato niente? Sì, computer. Il DJM 250 MK2, infatti, integra la sua bella scheda audio che consente di utilizzarlo, via USB, direttamente con un computer.

Volendo, e giocando coi canali software, col medesimo computer, senza bisogno di altro. Del resto, la connessione è a due vie, quindi il collegamento col computer può essere utilizzato anche per registrare il mix, direttamente in digitale. Se questa caratteristica può sembrare ancora poca cosa, sappiate che siete incontentabili, ma pure che il mixer di Pioneer DJ ha in serbo un colpo finale niente male. Il DJM 250 MK2, infatti, è Recordbox DVS-Ready, a indicare la possibilità di utilizzarlo a mo’ di Serato Scratch, quindi con piatti per vinile o CDJ. Considerando il prezzo, che quindi oltre al mixer include l’interfaccia, è una caratteristica pronta a spostare di netto gli equilibri. Altro che Bonucci nel Milan.

Una sorpresa inaspettata
Tiriamo le somme? Il DJM 250 MK2 è un mixer molto difficile da inquadrare, ma per i suoi meriti. Prezzo e caratteristiche potrebbero farlo sembrare un “entry level”, ma mi è bastato smanettarci qualche giorno per ritrovarci tutta l’architettura e la versatilità che si conviene a modelli ben più costosi e considerati “pro”. La costruzione è solida e i tocchi di classe si sprecano. Per dire, in posizione frontale troviamo il doppio ingresso cuffie con mini-jack e jack, senza quindi il bisogno di affidarsi a pessimi adattatori. Sul lato posteriore, troviamo invece uscite RCA e bilanciate, ingressi phono e line per ciascun canale, ingresso ausiliario e microfonico, oltre al prezioso connettore per la messa a terra. Aggiungiamo la qualità stessa dei controlli, e ne otteniamo un mixer che definirei sornione. Fa il modesto, ma alla prima occasione mette tutti in riga.