Elio: «I Monty Python sono ancora avanguardia»

Il frontman degli EELST, protagonista di 'Spamalot' - il musical adattato da Rocco Tanica, stasera al Teatro Nuovo di Milano - ci ha raccontato del suo nuovo progetto e del futuro della band. Che potrebbe riservarci qualche sorpresa

Lancillotto che fa coming out su una canzone dei Village People, la parodia medievale di Cher, una valanga di giochi di parole intraducibili: nessuno negli ultimi 40 anni ha mai osato mettere in scena una versione italiana di Spamalot, il musical scritto da Eric Idle e John Du Prez ispirato al film Monty Python e il Sacro Graal. Vederlo in scena al Teatro Nuovo di Milano – la prima è stasera – è di per sé una bella notizia, ma diventa un evento se a interpretare il protagonista c’è Elio e se il testo è adattato da Rocco Tanica. Tradurre la comicità surreale dei Monty Python è compito difficilissimo, e il frontman delle Storie Tese ha accettato di partecipare a una sola condizione: «Dobbiamo far scrivere il il testo a uno bravo. Il produttore mi ha detto di scegliere l’autore, e io ho subito pensato a Rocco Tanica».

Il suo Re Artù è il protagonista, il centro della trama assurda che tiene insieme gli sketch del gruppo comico inglese, ancora esilaranti nonostante siano passati più di 40 anni: il musical dei Monty Python è un classico della comicità, e dopo aver conquistato 4 Tony e un Grammy arriva finalmente in Italia. Ne abbiamo parlato con il regista Claudio Insegno e, naturalmente, con Elio.

Come è nato il progetto? Che senso ha mettere in scena i Monty Python nel 2017?
Insegno: Volevamo qualcosa di diverso. Tutti fanno Grease, spettacoli banali, di cassetta; ho proposto a Lorenzo Vitali – il produttore – di fare Spamalot e lui, che è più pazzo di me, ha accettato subito. È una sfida, i Monty Python non sono molto conosciuti in Italia, ma ci sembravano perfetti per proporre una comicità diversa.
Elio: Quando Vitali ha pensato a me – e ha fatto bene! – ero sia entusiasta che preoccupato, so cosa può succedere se ti avvicini ai Monty Python nel modo sbagliato. Ma sono sicuro che risulteranno modernissimi, nessuno in Italia ha voglia di osare, e fare uno spettacolo come Spamalot è sperimentazione pura.

Quali sono state le sfide dell’adattamento?
Insegno: Rocco Tanica è stato geniale. Ha tradotto perfettamente il testo originale, e nel passaggio dall’inglese all’italiano non si è perso niente. Una volta in scena, però, abbiamo adeguato tutto a una comicità più italiana. Anzi, ai tempi comici italiani, che sono diversi. Niente di becero, lo spettacolo ha ancora tutta la sua eleganza.
Elio: Pensa all’adattamento italiano degli anni ’70, un sacrilegio. Non so cosa sia venuto in mente agli autori dell’epoca, hanno dato voci dialettali ai personaggi e cambiato moltissime battute. Io sapevo che Rocco era d’accordo con me, sapevamo benissimo cosa non andava fatto, cioè un adattamento scritto con la convinzione che gli italiani siano un popolo di coglioni che ridono solo con i cinepanettoni.

Quella comicità facilona, magari piena di scorregge…
Elio: Si, ma le scoregge non sono mica tutte uguali. Quelle che facciamo noi mi fanno molto ridere, quelle di Maccio mi fanno ridere, i cinepanettoni no. Ognuno ha il suo senso dell’umorismo e io ho il mio.

Monty Python e il Sacro Graal è stato girato con un budget ristrettissimo. Ma la povertà della produzione ha dato vita alle trovate più geniali, come quella dei cavalli e delle noci di cocco.
Elio: Esattamente come nel nostro caso, ma noi l’abbiamo fatto apposta, abbiamo rinunciato ai soldi per scelta! Abbiamo anche litigato di proposito, come Terry Gilliam e Terry Jones, così da riprodurre esattamente le stesse condizioni. Ci sono anche le noci di cocco, che alla fine sono la cosa più importante.

Anche qui ci sono attori che interpretano più ruoli?
Elio: C’è chi si cambia anche 15 volte, sono momenti disperati. Uno esce di scena bello tranquillo e nel giro di pochi secondi qualcuno ti spoglia, ti riveste e ti rimanda sul palco. E devi essere pronto, magari a fare un altro personaggio.

Cosa hanno in comune i Monty Python ed Elio e le Storie Tese?
Elio: Sono sempre stato un ammiratore, anche prima di fare il musical. Leggendo il libro della loro vita ho trovato molti punti di contatto. Per esempio: non facevano sempre tutto insieme, ognuno aveva una sua carriera parallela, un po’ come noi. Il collegamento è sia in questa fluidità che in un certo gusto per l’assurdo e per il surreale. Loro, ovviamente, sono delle divinità che hanno ispirato legioni di comici. Ancora oggi sono avanguardia pura.

Che differenza c’è tra cantare in un musical e in un concerto degli Eelst?
Elio: Anche con la band non canto e basta: improvviso, interagisco con i miei compagni… però nel musical non puoi farti i cazzi tuoi, sei parte di un meccanismo pieno di tempi precisissimi. Anche quello che sembra improvvisato in realtà non lo è, e c’è sempre un attore che aspetta la tua battuta per continuare. C’è una responsabilità diversa: la cosa bella del teatro è che si è tutti sulla stessa barca, e la vita artistica di ognuno dipende dagli altri.

Cosa vorresti che arrivasse al pubblico del musical?
Elio: Mi piacerebbe che si spargesse la voce che questo spettacolo fa crepare dal ridere. Perché è così. Vorrei che succedesse quello che è accaduto con Elio e le Storie Tese tanti anni fa.

Progetti un futuro nella recitazione?
Elio: In realtà lo faccio già da anni. Ricorderai sicuramente la mia performance nel film porno che abbiamo girato con Rocco Siffredi. Poi ho collaborato con la lirica, ho recitato in Storia d’amore e d’anarchia di Lina Wertmüller e non solo. Mi piace fare tante cose diverse, non riesco a farne a meno.

Potrebbe essere un modo per consolare chi si sente abbandonato dalla band, o progettate già la reunion?
Elio: Non direi reunion, ma con Elio e le Storie Tese troveremo il modo di prendere un’altra forma, di trasformarci in un’altra cosa con un’altra testa. Quello che voglio, anzi che vogliamo, perché non sono solo io a pensarlo, è trovare nuovi stimoli. Non ci aspettavamo che l’annuncio dello scioglimento scatenasse un’ondata popolare del genere.

In effetti ne parlavate già durante il tour dello scorso anno… ma scusa, in che senso un’altra forma? Che sta succedendo?
Elio: In tutte le date annunciavamo che sarebbe stato il nostro ultimo concerto. Forse la parola “scioglimento” detta in televisione ha cambiato le cose. Devo ammettere che le reazioni del pubblico mi risultano sempre incomprensibili, ma piacevolmente! Durante il tour non è successo niente del genere, e ci eravamo anche rimasti un po’ male, adesso invece sono tutti disperati. Mi ferma gente che fino a un mese fa non sapeva neanche chi fossimo. Mi dicono “Ma è vero che vi separate? Che è successo? State bene?” Ma l’avete mai ascoltato un nostro disco? Siete sicuri che vi dispiace? Devo ammettere che ci siamo ritrovati un po’ impreparati. Forse fare un solo concerto d’addio è troppo poco… magari faremo qualcosa di più strutturato. Vorrei però dire ai giornalisti di calmarsi, non è mica morto Mozart.

Leggi anche: