Paper Girls è “il nuovo grande fumetto americano”

Ci sono gli anni '80 ma non è Stranger Things: il nuovo fumetto di Brian K. Vaughan e Cliff Chiang è emancipazione femminile, ormoni, mistero. Una bomba disponibile in libreria e fumetteria

Comincia in un sogno e finisce nel futuro. Anni ’80, ’90, poi oltre i 2000. Di mezzo c’è sempre una mela. La protagonista, Erin, è una ragazzina di dodici anni che alla fine della notte di Halloween si sveglia per andare a consegnare i giornali. Incontra altre ragazze, prima tra tutte Mackenzie, seguono Tiff e KJ, e si unisce a loro per finire il giro del quartiere. È l’emancipazione femminile con anni d’anticipo, ormoni e Camel rubate. L’obiettivo è uno solo: consegnare i giornali (e da qui anche il titolo, Paper Girls). L’ambientazione ricorda – ma non è – una via di mezzo tra ET (ci sono le biciclette, notte fonda, quelli che sembrano, ma non sono, alieni) e i Goonies (niente cadavere, però; e tutti i protagonisti, sempre quattro, sono ragazzine). Ma ragionare per macro categorie, o per esempi, non serve. Questo non è Stranger Things. E non solo perché è stampato su carta.

Paper Girls è la nuova serie a fumetti creata da Brian K. Vaughan, già autore di Saga, e da Cliff Chiang. Siamo nel passato. Niente mostri o Sottosopra. Di mezzo, c’è una guerra: una di cui, a suo tempo, ha parlato anche Michele Serra (scherzando, per carità) ne Gli sdraiati. La guerra tra giovani e vecchi. Tra ragazzini e “matusa”. La storia, che porta la firma di Vaughan, non è un rimpasto copia-e-incolla dei libri di Stephen King (e nemmeno di tutto quell’immaginario legato agli eighties e che in questi anni sta tornando alla ribalta sul piccolo e sul grande schermo); la sua intenzione è chiaramente diversa. Quattro ragazzine che si trovano al centro di un mistero e che, all’improvviso, finiscono nel futuro. Da una parte e dall’altra, i due fuochi che le tengono sotto tiro, c’è gente – giovane e meno giovane – che per sopravvivere utilizza gadget Apple. Il miglior product placement della storia, probabilmente. Chissà che ne pensano a Cupertino. Sia come sia, dopo la sceneggiatura intervengono i disegni di Chiang: perfetti. Tanto che sono valsi un ambitissimo Premio Eisner.

Per la critica, e cito immediatamente VOX che ha scritto “il prossimo grande fumetto americano”, Paper Girls è un successo. Viene da una casa editrice, la Image Comics, che negli ultimi anni ha sfornato capolavori su capolavori, che ha dato spazio a un nuovo e diverso tipo di fumetto seriale (che non ha niente a che vedere con la tradizione supereroistica di Marvel e DC Comics). Prima di tutto, viene la storia. La scrittura. Ossatura e radice di tutto il fumetto. Il fanservice, che pure c’è, è successivo: si pubblica pensando alla qualità, non al numero di copie che poi, forse, “chi lo sa” verranno vendute. E questo fa la differenza tra successo e insuccesso. Tra vecchio e nuovo.

Paper Girls è un fumetto originale: già visto, per alcune cose; ma totalmente diverso per l’impostazione che Vaughan – e Chiang – decidono di dargli. Non c’è solo una Eleven qui (ritorna Stranger Things). Ce ne sono quattro. Non c’è il governo; ma c’è una storia più profonda, più articolata, che si svolge nel corso degli anni – e di più, dei secoli. Alla fine del primo numero, c’è un cliffhanger: un colpo di scena di quelli pensati e ripensati, oleati e testati, che vi spiazzerà. “E ora?”, vi verrà da chiedervi. Girerete la pagina, poi tornerete indietro; e girerete di nuovo la pagina. Finisce così, all’improvviso. Una bomba.

In Italia, Paper Girls (numero uno, 144 pagine, 18 euro) è edito dalla Bao Publishing.