Manuel Agnelli racconta ‘Quel terribile ’92’

Un libro che racconta uno degli anni più bui della storia recente italiana attraverso 25 voci di chi l'ha vissuto sulla propria pelle: da Daniele Silvestri al frontman degli Afterhours fino a Salvatore Borsellino
Foto di Sergione Infuso /Corbis via Getty Images

Foto di Sergione Infuso /Corbis via Getty Images


Il 1992 è un anno rimasto indelebile nella linea della storia italiana recente, un anno che rimarrà per sempre nella memoria di chi ha vissuto un periodo a metà tra la speranza di un cambiamento possibile e il tragico dolore.

Tutto ha inizio il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa e lo scoppio del caso Tangentopoli: quella “mazzetta” da 7 milioni, ricevuta dall’imprenditore Luca Magni, dà il via all’inchiesta Mani Pulite. Ma le ombre erano solo all’inizio, basta infatti scorrere ancora il calendario fino al 23 maggio per precipitare dallo scandalo alla guerra fra il potere criminale e lo Stato quando, alle 17.56, i killer di Cosa nostra innescano con un radiocomando a distanza mille chilogrammi di esplosivo, nascosti in un tombino dell’autostrada Palermo-Trapani, all’altezza dell’uscita per Capaci.

Come se non bastassero le morti di Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, appena 57 giorni dopo una nuova bomba fa tremare Palermo e l’Italia, per una strage dove persero la vita Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta.

La copertina di ‘Quel terribile ’92’ di Aaron Pettinari

Nel libro Quel terribile ’92 scritto dal giornalista Aaron Pettinari, 25 voci raccontano quella stagione di rivoluzioni e cambiamenti ripercorrendo, 25 anni dopo, gli episodi che hanno caratterizzato i primi anni Novanta, dallo scoppio della guerra in Bosnia alla nascita dell’Unione Europea, definendo il corso della storia fino a giungere ai giorni nostri.

Fra i nomi che hanno contribuito, con le loro testimonianze e i loro ricordi, a ricordare quegli anni anche il frontman degli Afterhours Manuel Agnelli, che il 1992 lo ha vissuto sulla propria pelle, o meglio, dentro la propria pelle: «Da una parte, l’inizio di una storia stabile che mi ha cambiato la vita. Dall’altra, l’affermazione musicale del rock, del punk e del post punk, con la consacrazione dei Nirvana in tutto il mondo. Sono questi i motivi, a livello personale, per cui il ‘92 mi è entrato nella pelle». Ecco un estratto del ricordo di Manuel Agnelli.

Il lavoro a Milano proseguiva portando in giro i nostri primi dischi prodotti con la neo etichetta Vox Pop. Suonavamo molto poco e ancora non c’erano lunghi tour in programma. È difficile avere un’idea precisa di dove mi trovassi in occasione delle due stragi. È probabile che durante l’attentato di luglio non fossi in Italia ma oltreoceano, “rapito” dal Messico e dai suoi colori. So che quelle due morti non mi sorpresero. Da adolescente avevo già vissuto il codazzo di fine anni Settanta tra manifestazioni, coercizioni a livello politico, le Brigate rosse, il rapimento di Moro e una strage come quella di Bologna. Per noi tutto diventava possibile e credibile . L’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino mi sembrava quasi ineluttabile, come se lo Stato non li avesse voluti proteggere così come in precedenza non era stato fatto per il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. In quel momento però si faceva fatica a legare questi eventi l’uno con l’altro, inserendoli in un contesto di eventuali accordi tra Stato e mafia. Anche se già allora potevano esserci segnali