Il lato oscuro della polizia

Don Winslow torna con 'Corruzione': droga, violenze (e non solo) al NYPD. Stephen King: “Pensate a 'Il Padrino', ma con i poliziotti”

Don Winslow una volta ha assistito alla scena di un tizio che ha cercato di rapinare sei poliziotti mentre questi bevevano in un bar di New York. «Hanno preso le pistole e hanno detto: “Levati dai coglioni”, mentre cercavano di restare seri», ricorda. «Poi sono tornati a bere come se nulla fosse. È allora che ho deciso di scrivere un libro sulla polizia». Winslow è famoso per le ricerche su cui si basano i suoi libri – ha scritto del traffico di droga di San Diego (ne Le belve) e del Cartello messicano (ne Il cartello) – che registi come Oliver Stone e Ridley Scott hanno trasformato in blockbuster. Ma questa è solo metà della storia: «Tutti pensano che io sia californiano», dice Winslow dal suo ufficio fuori San Diego. «Ma le mie radici sono a est. Mi sono spostato a Times Square per lavoro negli anni ’70: in quel periodo era un casino di crack, prostitute e borseggiatori».

Don Winslow è nato a New York nel 1953. Il suo ultimo romanzo è Corruzione (Einaudi)

Corruzione, il suo nuovo romanzo (Einaudi) è ambientato a Manhattan, e parla di poliziotti corrotti. Il protagonista è Danny Malone, sergente cocainomane al centro di una guerra alla droga: la trama affronta temi difficili come la morte di alcuni ragazzi afroamericani (e disarmati), la lotta all’eroina, e come tutti siano sul libro paga di qualcuno, dai poliziotti fino al sindaco.

«Ci sono momenti in cui un’intera città può andare fuori controllo», dice Winslow. Malone fa retate e riceve mazzette per ignorare crimini senza vittime come il gioco d’azzardo; arresta piccoli spacciatori e vende i casi agli avvocati, incassando il 15% delle spese legali; poi prende altre mazzette, questa volta dagli spacciatori per i giudici, per far archiviare tutto. E, dopo aver aggirato il sistema, lui e i colleghi si imbarcano in serate dove si beve, si pippa, si fuma e si va in bordelli costosissimi: poi tutti a casa, dove aspettano moglie e figli. “Affascinante, un trionfo”, ha twittato Stephen King. “Pensate a Il padrino, ma con i poliziotti. Sì, è così bello”.

Il mondo di Winslow è scandito da un programma quotidiano di scrittura e palestra. Ogni giorno passa 12 ore al lavoro nel suo ufficio, un open space con foto di famiglia, scaffali di romanzi e un gigantesco stereo con cui ascolta la musica dell’universo di cui scrive, in questo caso rap. «Mio figlio mi ha fatto una playlist con Nas, Kendrick Lamar e N.W.A. L’ho ascoltata fino a farmi male. Volevo la rabbia, la sofferenza… capire i sentimenti di queste persone».

Winslow ha raccolto e catalogato esperienze per tutta la vita: ha fatto la guida safari in Kenya, il professore di letteratura a Oxford, il consulente anti-terrorismo per il Dipartimento di Stato e l’investigatore privato. In quegli anni ha imparato l’arte dell’ascolto, dell’adattamento e dell’analisi. Ora la sua vita è fatta di incontri con giornalisti messicani e poliziotti di Manhattan. Assorbe e cerca di capire il loro mondo, poi la sera torna dalla moglie. Quando l’immersione diventa troppo intensa, va a correre, fa arti marziali o va in una sala insonorizzata dove può suonare il sax.

Nessuno dei suoi libri l’ha impegnato tanto come Corruzione. La ricerca l’ha sommerso per cinque anni, passati con i poliziotti conosciuti durante gli anni da investigatore privato. A un certo punto, mentre guidava, ha adocchiato un palazzo che gli sembrava perfetto per un laboratorio di eroina; tre settimane dopo ha scoperto che la più grande retata anti-droga della storia recente di New York era avvenuta proprio lì.

Devono tenere puliti solo alcuni quartieri, e il modo più semplice è mandare ragazzini per strada e aspettare che facciano tutto da soli

Quello che rende Winslow unico, però, è l’abilità di intuire grandi verità nascoste dietro ad armi, droga e cadaveri. Parlando dei rapporti tra polizia e comunità, dice: «C’è un’ostilità diversa rispetto a dieci anni fa, la gente ora li manda affanculo. I poliziotti mangiano cibo preconfezionato, l’unico modo per essere sicuri di non trovarci sputi, o peggio». Certo, il mondo è pieno di poliziotti corrotti e razzisti. Ma il vero problema è in cima, dove vengono buttati milioni per assumere forza lavoro senza addestramento, ragazzini che si ritrovano armati in mezzo a quartieri-discariche.

Lì ci sono le vittime del welfare, le violenze domestiche, i problemi mentali, quelli dimenticati dalla politica. «La maggior parte dei poliziotti sono brave persone», dice. «Ma noi abbiamo aspettative irrealistiche, e questa cosa li ferisce. L’unica cosa che ho davvero imparato è che ci sono più disordini post-traumatici nella polizia che nell’esercito. Sono molti di più i poliziotti che si ammazzano che quelli che vengono ammazzati». Fa una pausa. «Alla fine si tratta sempre di soldi», aggiunge. «Il sindaco vuole farsi rieleggere, chi lavora nell’amministrazione cittadina vuole tenersi stretto il suo lavoro. Devono tenere puliti solo alcuni quartieri, e il modo più semplice è mandare poliziotti per strada e aspettare che facciano tutto da soli».

Winslow si prende un momento, poi conclude: «Non è un problema di qualche mela marcia. È tutto il cestino che cade a pezzi».