Gli 11 momenti più assurdi della carriera degli Skiantos

Dal lancio di verdure alle uova cucinate invece di cantare, e poi Moana Pozzi, Sanremo e le manette dei carabinieri: nella lunga carriera degli Skiantos e di Freak Antoni è successo di tutto. La ripercorre, con foto e materiale d'epoca, interviste e racconti, "Skiantos", libro di Gianluca Morozzi e Lorenzo "Lerry" Arabia per Goodfellas

367 pagine di foto, racconti e disegnini per raccontare un’epopea irripetibile, quella degli Skiantos. A quasi quattro anni dalla morte del suo leader, Roberto “Freak” Antoni, Gianluca Morozzi e Lorenzo “Lerry” Arabia, con Oderso Rubini e Andrea Setti, si sono presi la briga di ripercorrerla in un librone edito da Goodfellas, dal titolo Skiantos – Una storia come questa non c’era mai stata prima… e non ci sarà mai più. Tra interviste a Freak, Sbarbo, Dandy e agli altri, affiorano undici aneddoti che aiutano a capire l’unicità di ciò che la band bolognese è stata e ha rappresentato.

BUSON BROTHERS
A inizio carriera gli Skiantos hanno suonato in numerosi locali gay. “Era nato anche un sodalizio artistico con le Buson Sister, cinque o sei ragazzi che annunciavano il concerto”, come racconta l’ex membro Andrea “Jimmy Bellafronte” Setti. Le performance era “S come Super, K come Kazzoni, I come Italiani…”, fino a “S, come Skiantos”, prima che loro attaccassero con 1, 2, 6, 9! Al Banana Moon l'”anarchico” Jean Bolet disse a Jimmy “Oh! ma noi dobbiamo sempre andare in giro con i busoni?”. “Chi avevamo dietro, naturalmente loro!”, racconta. “Dopo è partito un delirio del genere maschi sciovinisti che ci è voluta un’ora a ricucire il danno!”.

IL BIDÈ
Durante il primo concerto alla Palazzina Liberty di Milano, la band si aspettava la contestazione degli autonomi, visto che era appena uscito il 45 giri Io sono un autonomo, che poteva sembrare, diciamo così, irrispettoso, nei loro confronti. “Ci aspettavamo un plotone con l’eskimo di gente a contestarci”, racconta l’ex batterista Leonardo “Tormento Pestoduro” Ghezzi. Invece “abbiamo fatto baracca con loro, avevano capito l’ironia”. Quella, ricorda, fu “la sera del famoso bidè di Sbarbo… praticamente ha messo un bidè sul palco, culo di fuori, si è fatto il bidè e poi ha tirato l’acqua sulla gente!”.

LA BATTAGLIA DI VERDURE
Uno dei momenti fondativi del mito degli Skiantos è stato il lancio di verdura sul pubblico, che ricambiava la battaglia di ortaggi. “Prendevano 200 mila lire di cachet a sera, ma in realtà a loro interessava molto di più procurarsi un’adeguata scorta di verdure marce da buttare sul pubblico. Non avete idea per quanto tempo trovavamo resti imputriditi negli angoli più disparati del locale, anche mesi dopo i concerti degli Skiantos”, racconta Bruno Casini, scrittore e fondatore del rock club fiorentino Banana Moon.

SCAMBIO DI SEDIE
I loro erano “happening, più che dei concerti”, dice Dandy Bestia. “Freak si ispirava ai futuristi, che tiravano roba sul pubblico”. Era il concetto di “pubblico di merda”, sempre usato dalla band. “Noi volevamo provocare il pubblico e sul palco io ero il più stronzo. Gli stavamo sempre addosso, lo tormentavamo. Mi ricordo a Genova tre sedie da teatro divelte e tirate insieme sul proscenio… e noi gliele abbiamo ributtate giù! Gliele abbiamo ributtate in testa!” racconta l’ex voce Stefano “Sbarbo” Cavedon.

GLI SPAGHETTI
In occasione del grande appuntamento con Bologna Rock al Palasport, il 2 aprile 1979, la band decise di andare oltre, salire sul palco con “impermeabili trasparenti, scolapasta e vasi da notte in testa, decidendo di cucinare gli spaghetti sul palco”, racconta Jimmy, invece di suonare. “Ci è costato grandi discussioni per convincere i musicisti a fare questa cagata”, perché loro volevano suonare, spiega Sbarbo. “Noi vogliamo che il pubblico si incazzi”. “Acqua, farina, uova: sul palco volava di tutto: dopo pochi minuti era un disastro”, racconta Oderso Rubini, produttore della band.

E LE UOVA
Al Picchio Rosso di Carpi, a fine anni ’70, invece, “sono saliti sul palco con un fornello, e invece di suonare si sono fritti un paio di uova”, ricorda il cantautore Andrea Mingardi. “All’inizio la gente rideva, poi ha iniziato a rumoreggiare, a fischiare, lamentarsi e tirare robe sul palco. Loro, come se nulla fosse, soprattutto Freak, hanno mangiato le uova e dopo, solo dopo abbiamo fatto insieme Mi piaccion le sbarbine!”.

SANREMO
“Sanremo agli Skiantos faceva drizzare i capelli in testa dal ribrezzo”, dice Dandy. Ma “l’idea di dissacrare la manifestazione dall’interno” prevalse, e così la band provò a concorrere all’edizione del 1980. “Avevamo un pezzo sulle scoregge che si chiamava Fagioli, ma alla fine non ci hanno presi! Segati”, dice Sbarbo. “Considero l’eliminazione da Sanremo uno dei nostri migliori successi”, aggiunge Jimmy Bellafronte.

I CARABINIERI
“Gli Skiantos sono sul palco, io sto cantando Karabigniere Blues, che guarda caso è la prima canzone in assoluto registrata ufficialmente per l’etichetta Cramps, dagli Skiantos”, ricorda Antoni sul volume. A un certo punto sale sul palco Red Ronnie e gli fa “Guarda che i carabinieri ti vogliono arrestare”. Alla fine del live lo “circondano” e si fanno seguire nei camerini. Freak è accusato di “vilipendio all’arma”. “Lei ha detto: Karabigniere-bigniere-bigniere- ptchù, un suono onomatopeico per riprodurre lo sputo nei confronti dell’Arma”, gli dicono. Ne segue un lungo siparietto, in cui il cantante cerca di spiegare che la parola era “blues” e non “ptchù”. Il giorno dopo “mi presento in caserma e gli faccio sentire la canzone, l’ufficiale si accorge dell’equivoco e mi chiede cortesemente di soprassedere”.

MOANA POZZI
Un giorno Oderso Rubini propose alla band di girare un videoclip con Moana Pozzi. “Avevo letto da qualche parte che suonava la chitarra e canticchiava”. Ma “Dandy non resiste alla tentazione di accennare a questa ipotesi a un giornalista dell’Ansa”. Il giorno dopo la notizia finisce su tutti i giornali e “la segretaria di Moana mi telefona decisamente irritata. Vista la piega decisamente negativa che ha preso la faccenda, la cosa è rimasta una semplice idea”.

I PARALITICI
Durante un’edizione di Telethon “cosa potevano cantare gli Skiantos se non Calpesta il paralitico“, si domanda Dandy. “Freak era determinato e irremovibile. Siamo andati sul palco e l’abbiamo suonata”. “Qualcuno del pubblico ha fischiato. Ma se tu sei un alternativo, è chiaro che non puoi piacere a tutti”, dice l’ex batterista Roberto “Granito” Morsiani.

GIÙ DAL PALCO
“Location: Leoncavallo, Milano. Locale pieno 3/4000 persone”, inizia un racconto del bassista Massimo “Magnus” Magnani a pagina 283. “Prima di noi c’era un prete che parlava a favore dell’uso di marijuana (chissà, forse avvicinava a Dio). Ci mette parecchio. Poi sale sul palco l’ex Pitura Freska Oliver Skardy, che “doveva suonare 3/4 d’ora, invece dopo 1 ora e passa era ancora lì”. Alla fine passano le due di notte e Antoni, “imbizzarrito”, piglia l’auto e torna a Bologna. La band sale sul palco, ma nessuno sa i testi a memoria. “Morale: li ha cantati tutti quanti il pubblico”.