Logan, The Wolverine

Abbiamo intervistato Marco Lupoi, boss di Panini Comics, ovvero l'uomo che nel 1986 ha riportato in Italia i personaggi dell'Universo Marvel, fra cui uno in particolare

Nel 2010 Marco Lupoi è stato l’italiano con più follower su Twitter, tra cui un ottimo Barack Obama che tuttora lo segue. Una bella soddisfazione, ma forse la più piccola della carriera di Marco. Una laurea in matematica e il pallino per i fumetti, Lupoi, romano classe ’65, è stato il primo editor di Marvel Italia, che nel lontano 1986 ha riportato nella penisola i personaggi a fumetti dell’universo Marvel, dall’Incredibile Hulk alla saga degli X Men.

Oggi è la Panini Comics a farsi carico della pubblicazione degli albi, le cui versioni cinematografiche stanno per avere un nuovo episodio, tutto incentrato sul personaggio di Logan – The Wolverine. Un buon motivo per ripercorrere le origini su carta dell’eroe insieme a un esperto.

Domanda introduttiva da profani: che rapporto c’è fra Marvel e Panini?
Noi siamo da più di vent’anni l’edizione italiana di Marvel, non solo in Italia in realtà. Siamo gli editori esclusivi di Comics Marvel, che presentiamo in una marea di versioni e formati. Poi, è vero che Panini fa parte del gruppo Marvel, ma stiamo parlando degli anni Novanta. Dal 2000, Panini è un editore autonomo che pubblica solo su licenza.

Ha già visto il nuovo film degli X Men, Logan – The Wolverine?
No, lo andrò a vedere come tutti i cristiani quando uscirà.

Come funziona la pubblicazione dei fumetti Marvel? Li traducete e basta oppure aggiungete del vostro?
Il processo di adattamento da una lingua all’altra è qualcosa di molto particolare. Gli americani escono con un formato formato di storie di 20 pagine mensili, cosa che non ha mai funzionato in Italia. Quindi storicamente prendiamo queste storie e le ricomponiamo in albi da 48, 96, 144 pagine che escono in edicola. Dopo un po’ di tempo, le storie più importanti e significative vengono ripresentati in libri, che escono in libreria, su Amazon e i vari circuiti dedicati. Wolverine è proprio uno di quei personaggi che di solito ha la doppia edizione, sia in albo a fumetti che in libro. Ci sarebbe poi un terzo formato che sta per uscire con il Corriere dello Sport, un progetto speciale settimanale che si chiama The Best Of Wolverine. Libretti da edicola da abbinare a un quotidiano.

Come mai Wolverine ha sempre avuto questa corsia preferenziale rispetto agli altri X Men?
In effetti, lui è uno di quelli che ritorna più spesso pur essendo stato presentato al pari degli altri. Fa parte della seconda generazione di X Men apparsa per la prima volta negli anni Settanta. Era un gruppo di eroi molto più internazionale della precedente generazione: fra questi c’erano il tedesco, il russo, la donna di colore che veniva dall’Egitto, il giapponese, l’irlandese. E poi, in mezzo a questo mix di nazionalità che oggi potrà sembrare scontato ma all’epoca non lo era, trovavi questo mutante artigliato canadese che in effetti era già apparso in alcune storie de L’incredibile Hulk. Un agente del governo canadese che poi si scopriva essere un mutante e quindi poi subendo un addestramento da X Men. All’inizio era un personaggio come un altro. Poi, come succede spesso nella narrazione seriale, l’affezione dei lettori e l’intuizione degli sceneggiatori—con Wolverine avevano trovato una miniera d’oro perché è un personaggio misterioso, che può rigenerare il proprio corpo quindi non si sa bene quando è nato e cosa ha fatto in passato—hanno fatto sì che in qualche anno la serie diventasse una specie di Wolverine e gli X Men. Nel senso che ruotava tutto attorno a questo minuscolo (nei fumetti all’inizio era molto basso) e agguerritissimo personaggio. C’è da dire che lui in fin dei conti è un antieroe e tutti gli antieroi, cioè quelli che nascondono un lato selvaggio e oscuro, sono quelli che molto spesso attraggono l’attenzione dei lettori. È stato così nella versione fumettistica come anche in quella cinematografica. Se non ricorderai male, quando X Men a inizio Duemila è sbarcato al cinema, il personaggio di Wolverine interpretato dal carismatico Hugh Jackman occupa fin da subito una parte importante—il primo film parte proprio dal punto di vista di Logan.

Quanto di quello già uscito in fumetto troveremo sul nuovo film?
Tutti i film degli X Men prendono a man bassa elementi dai fumetti, come ambientazioni, look, situazioni, relazioni, e poi le elaborano ed estrapolano liberamente. È ovvio, c’è sempre una grande quantità di fan service, ovvero di remake che richiamano una storia o l’altra. La cosa importante è che i poteri dei personaggi, le ambientazioni, le relazioni rimangano fedeli. Poi, se Wolverine gira con una camicia da boscaiolo anziché una tuta gialla e blu poco importa. Del nuovo film sappiamo che c’è un Wolverine più anziano, uno Xavier più anziano e poi c’è questa bambina che ricorda X-23, il clone femminile di Logan nei fumetti, ma non mi è ancora chiaro se il personaggio sia ispirato a lei o se sia proprio lei. Non è affatto uno spoiler dire che questa bimba, Laura, ha poteri del tutto simili a quelli di Logan.

Marco Lupoi al Cartoocomics del 2013

Marco Lupoi al Cartoocomics del 2013

Lei prima di farne un lavoro leggeva fumetti Marvel? Come è arrivato a dirigere l’edizione italiana?
La mia storia è abbastanza pubblica. Da super fan dei fumetti, ho iniziato a lavorare nel mondo delle fanzine, dell’editoria amatoriale sui fumetti, e trentuno anni fa ho iniziato a collaborare con il primo editore italiano di Marvel. Da lì sono entrato in Starcomics, poi in Marvel e Panini quando c’è stata la fusione. Nel bene o nel male è dall’86 che faccio questa vita: se non ci fosse passione non lo farei.

Qual è l’X Men che preferisce?
Ho lavorato per un breve periodo come traduttore ma è durato poco perché preferisco la parte di coordinamento editoriale. In quel breve periodo però ho tradotto una marea di storie, facendomi un’idea anche sul modo di parlare e di porsi che hanno i personaggi nella versione originale. Non è per piaggeria, ma mi piace molto Wolverine. Tra quelli meno banali adoro Kitty Pryde, che se non sbaglio è già apparsa in qualche film. Poi, oh, ognuno ha le sue passioni assurde: io ho quella di Havok, il fratello di Ciclope, o anche Madrox, l’uomo multiplo.

Come mai “la parola Wolverine” non è mai stata tradotta in italiano?
In vari paesi è stato tradotto. Come “Serval” in Francia e “Lobezno” in Spagna. Comunque dei nomi che si rifanno ai personaggi. In Italia si deve il merito di non averlo tradotto al primo editore, Corno. Mentre per esempio altri come Storm e Nightcrawler sono diventati “Tempesta” e “Lombrico”. Colossus è diventato “Colosso”, così come Cyclops con “Ciclope”. Wolverine si è scelto di non tradurlo, forse per mantenere un po’ di mistero.

O forse perché in italiano l’animale wolverine si traduce con un poco accattivante “ghiottone”.
Esatto, è un piccolo orso agguerrito e pieno di artigli, ma il nome italiano non è un granché. Quindi ho pensato di mantenere la linea dell’editore precedente. Non si meritava un nome simile.