Le fiabe pop di Mark Ryden e Marion Peck

Il 10 dicembre i coniugi del surrealismo pop, hanno presentato a Roma i loro libri “Pinxit” e “Lamb Land”. Scusa perfetta per scambiare quattro chiacchiere
"Night Fair" di Marion Peck

"Night Fair" di Marion Peck

Michael Jackson lo scelse per creare la copertina di Dangerous del 1991. Cinque anni dopo apparve sul radar della scena low brow californiana con la prima mostra alla iconica La Luz de Jesus Gallery a East L.A. Ottobre 1998, due anni dopo, eccomi in quel di Pasadena al primo solo show di Mark Ryden, il famoso The Meat Show, dove tutte le opere (comprese le cornici, fatte a mano) sono andate a ruba nella serata di inaugurazione, con vere lotte a colpi di decine di migliaia di $ da parte di celeb come Leonardo DiCaprio e Christina Ricci o Mark Parker, CEO di Nike.

Per Marion Peck, cresciuta a Seattle, con studi a N.Y. e Roma, galeotto è il primo show a L.A., circa 10 anni fa, quando si innamora della California e dei dipinti di Ryden (che poi sposa nel 2004) al quale viene accostata, per tecnica, stile fiabesco e umorismo. I suoi lavori sono popolati da personaggi e animali fantastici, simbolismi erotici, spesso inseriti in situazioni oniriche. Gli archetipi mitologici del loro universo includono personaggi storici (Lincoln il preferito), simboli religiosi, icone pop e tanta carne, dipinta con dettagli estremi, per Mark; creature fiabesche e infantili per Marion. La coppia reale del surrealismo pop arriva per la prima volta insieme in Italia il 10 dicembre per presentare i rispettivi libri, Lamb Land (Peck) e Pinxit (Ryden) nuova edizione, alla Dorothy Circus Gallery di Roma. La mostra include anche oltre 20 opere rare di entrambi e l’inedita The Isle of Joy di Peck.

Processo creativo?
Mark: Prima di tutto, creo un’atmosfera. Scelgo la musica, accendo incensi e candele per creare le ombre di cui ho bisogno. E poi osservo. Il mio studio straripa di oggetti che mi ispirano, libri, fotografie, qualsiasi cosa che stimoli nuove idee. Ogni pezzo che dipingo è una nascita dolorosa. Soffro molto anche durante il processo tedioso dell’aspetto tecnico della pittura. Cerco sempre la perfezione, senza mai raggiungerla.

Marion: Dipingo tutti i giorni. Ho bisogno di calma assoluta, zero telefonate o interruzioni. A volte impiego ore per perfezionare un dettaglio che ritengo importante. Sono molto invidiosa di tutti quegli artisti che riescono a creare velocemente: il mio è un processo lento, passo ore e ore in ogni mio quadro, a volte anche mesi.

Fonte di ispirazione?
Mark: Colleziono libri antichi per bambini, giocattoli, fotografie, scheletri, strumenti medici vintage, cartoline e tutti i busti e ritratti di Lincoln che riesco a trovare. Aveva un viso molto particolare, è fantastico da dipingere. Ci sono molti significati simbolici nella mia arte, credo che la fonte di ispirazione più interessante dell’arte nasca al di fuori della coscienza dell’artista, ha un significato molto più potente quando è inconscia.
Marion: Mi interessano molto le fotografie di una volta, quando la gente doveva stare immobile in posa per parecchi minuti. Creano delle espressioni drammatiche, soprattutto nei soggetti infantili. Prima della fotografia moderna, i ritratti erano disegni e dipinti, e non rappresentavano un’unica espressione facciale di un particolare istante, ma un insieme di molti momenti diversi. È quello che cerco di ottenere in tutti i miei volti.

Artisti preferiti?
Mark: Mi piace Carpaccio, Bronzino, tutti gli olandesi come Jan Van Eyck, o i francesi come Jacques-Louis David, Jean-Léon Gérôme e Ingres. Mi piace come Bouguereau dipingeva la pelle, o il misticismo di Leonora Carrington. Tra i contemporanei ammiro molto John Currin.
Marion: Amo Watteau, mi piace come inscena i suoi quadri, sembrano delle rappresentazioni teatrali. Con un’immagine riesce a condensare varie scene, a creare delle atmosfere che si possono leggere in differenti spazi temporali. Mi piacciono i pittori del Rinascimento fiammingo olandese, Van Eyck, Hans Memling, Pieter Bruegel. Sono un’ammiratrice sfegatata di Neo Rauch e Lisa Yuskavage.

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di dicembre.
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