Una casa (verde) in scatola

Costa come costruirsene una nuova, è sostenibile, non sporca e non ha intoppi di lavorazione. Ecco come due architetti della Brianza stanno rivoluzionando il mondo dell'abitare

Lissone è una graziosa cittadina della Brianza famosa per i suoi mobili e, a grattare il fondo del barattolo, per aver dato i natali al dj Mario Fargetta. Carlo Levi, insomma, avrebbe potuto intitolare il suo capolavoro Cristo si è fermato a Lissone ma, al contrario, gli architetti Stefano Testa e Luca Gentilcore vedono nel comune della provincia monzese un punto di partenza per il loro progetto. Qui, infatti, in un vasto parcheggio appena fuori dal centro, si staglia FRAME, il primo modello di casa basata sul sistema LeapHome.

Per farla in breve: un kit di montaggio rapido per case. Lo so, noi giornalisti abbiamo il difetto di puntare al sensazionalismo, ma qui il progetto è così solido che l’hanno già messo in pratica. «L’idea non è nata come una scintilla, all’improvviso, ma viene da lontano», spiega il 51enne Testa, che ha fondato LEAPfactory col socio nel 2012. «Dopo aver lavorato per lungo tempo sulla costruzione di edifici in luoghi estremi, in particolare in alta quota, abbiamo capito che il concetto di spazi abitativi leggeri e compatti, da trasportare e installare in blocco, era applicabile anche alle normali zone residenziali».

Il punto di partenza per capire LeapHome è proprio nell’immaginare di dover costruire un rifugio da 40 posti letto, dotato di tutti i comfort come elettricità e acqua calda, a 4000 metri d’altezza, nel bel mezzo di un ghiacciaio. Scartata l’ipotesi di edificarlo mattone dopo mattone, con sherpa trasformati in carpentieri, non resta che puntare su un “blocco” da trasportare e adagiare tramite elicottero. Poi non resta che “aprire la scatola”, assemblare pochi pezzi e fissare il giorno d’inaugurazione per gli yeti nei dintorni.

È proprio quello, yeti a parte, che hanno fatto i due architetti. «Una sfida accettata e vinta, come costruire un rifugio nel monte Elbrus, in Caucaso, ha dato il “La” al progetto di case residenziali facili da montare e dotate delle migliori tecnologie», continua Testa. «E, soprattutto, svincolate dal luogo d’incertezza per antonomasia: il cantiere».

Qui il pensiero di chi scrive corre, in effetti, ai muratori che gli hanno costruito casa qualche anno prima: tra ritardi di consegna dei sacchi del cemento, condizioni climatiche considerate mai ottimali, e scuse fantozziane, non si ha mai contezza di quando i lavori inizino e terminino. Il problema, stando a Testa, è che il classico processo edile si basa su troppe variabili. Col sistema LeapHome, invece, ogni singola porta, finestra o parete è ingegnerizzata: il kit contiene quel che serve per montare i vari componenti, niente di più e niente di meno. E tutto viene fatto a secco, senza bisogno di cemento, quindi i tempi di posa sono ridotti a pochi giorni e, soprattutto, non serve chissà quale manodopera specializzata.

L’architetto milanese è entusiasta ma molto pragmatico, mentre me lo spiega. «Immagini un mobile IKEA: grazie a questo tipo di soluzioni, siamo passati dall’era del bricolage, dove solo chi aveva una vocazione per il fai-da-te riusciva a combinare qualcosa, a scatole di montaggio alla portata di tutti, sia come difficoltà che come costi». Già, i costi. Affondo il coltello e chiedo di che cifre parliamo, e Testa è bravo a scansare il fendente con una risposta comunque esaustiva: «Nell’ordine di grandezza di una normale casa. E considerando che non ci possono essere sorprese come ritardi o materiali aggiuntivi da acquistare, oserei dire anche meno».

Ovviamente, dato che stiamo parlando di case e non di mobili, è chiaro che la personalizzazione è un parametro che è stato comunque preso in considerazione. Non a caso si parla di LeapHome come di un sistema, che va poi adattato a progetti ed esigenze. Per esempio, in seguito si può togliere una parete dal blocco di base per connetterlo a un secondo blocco ed espandere l’abitazione, anche in questo caso senza immani lavori, calcinacci e polvere. Il tutto, sempre e comunque, sotto un’egida tecnologica che vanta tecnologie di isolamento secondo i più severi standard, dispositivi IoT (Internet of Things) che offrono una domotica semplice e funzionale, sistemi di produzione di energia solare e di recupero energetico.

Tutto già pronto per essere integrato, senza bisogno di ulteriori e costosi progetti e senza quelle dannate variabili che Testa e Gentilcore vogliono ridurre al minimo. Al punto che FRAME, quello che può essere definito l’esemplare 1 di LeapHome, è diventato realtà e fino al 28 luglio ha fatto sfoggio al pubblico dei suoi materiali ecologici e del suo design luminoso e all’avanguardia in quel di Lissone.

Pareti spesse meno di 20 centimetri, un peso che è un terzo di quello di una casa tradizionale, nessun bisogno di squadre di operai in trasferta perché tutto è stato montato in un paio di settimane e senza intoppi. Magari non arriveremo mai a comprare case in scatola all’IKEA, ma se non altro potremo dire addio agli strilli e alle incazzature col capocantiere.