‘Their Mortal Remains’: la mostra definitiva sui Pink Floyd | Rolling Stone Italia
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‘Their Mortal Remains’: la mostra definitiva sui Pink Floyd

Apre a Londra il 13 maggio il monumentale omaggio alla carriera di una delle più grandi band di tutti i tempi

I Pink Floyd nel 1967, foto di Vic Sing

I Pink Floyd nel 1967

Foto di Vic Sing

Chiunque abbia mai preso una chitarra in mano si è ritrovato, poco dopo avere imparato i giri armonici di base, a provare fino a farsi uscire il sangue dai polpastrelli l’immenso attacco di chitarra di Wish You Were Here. Ed è giusto che sia così, quelle cinque note sono patrimonio dell’umanità, ed è buffo vedere raccontata la genesi di una delle canzoni più famose della storia del rock dai diretti protagonisti. «David stava strimpellando una delle sue chitarre» racconta Roger Waters. «Cercava qualcosa per il nuovo disco, e ha un certo punto gli ho detto ‘Ehi, questo mi piace’».

«Abbiamo iniziato a lavorarci sopra – continua Gilmour – e Roger ci ha unito un testo meraviglioso». Parole di miele, dichiarazioni rilasciate ovviamente rigorosamente separati, una delle molte video chicche di Their Mortal Remains, l’attesissima mostra sull’arte e la storia dei Pink Floyd, una delle rock band che ha maggiormente segnato la storia della musica dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Un viaggio nel tempo nelle austere gallerie del Victoria and Albert Museum che dal 13 maggio al 1° ottobre di quest’anno saranno la casa del gigantesco professore pupazzo di The Wall, del prisma di The Dark Side of the Moon, di molti degli strumenti toccati da Mason, Wright, Waters e Gilmour dagli psichedelici anni ‘60’s all’elegiaco commiato di The Endless River.

L’assenza è stato uno dei motori dei Pink Floyd, a partire da quella virtuale e poi fisica di Syd Barrett, mente creativa della band all’esordio, autore quasi esclusivo dello straordinario primo album The Piper at the Gates of Dawn, già ormai quasi rapito dall’LSD mentre lavorava al secondo, A Saucerful of Secrets, ma che è di fatto una sua creatura per l’influenza che aveva sui suoi amici che avrebbe abbandonato di lì a poco e dai quali mai sarebbe stato dimenticato.

Their Mortal Remains parte da qui, raccontando l’unicità della scena musicale e culturale londinese di quegli anni, di cui i Pink Floyd diventano progressivamente ben più che parte integrante, un sentiero lineare e perfettamente allestito da chi li conosce bene. Aubrey Powell prima di tutto, direttore creativo dei Pink Floyd da sempre, e Stufish, agenzia che da 35 anni lavora con la band nella creazione dei loro concerti e videoclip. Durante questo breve, ma anche lunghissimo viaggio, si è accompagnati da una colonna sonora permanente grazie alla meravigliosa sound experience progettata da Sennheiser, che permette di muoversi per l’exhibition ascoltando in cuffia interviste e canzoni che cambiano a seconda del percorso, immergendosi completamente nel mondo di Waters e soci.

Da Ummagumma in poi si intraprende il viaggio che ha fatto dei Pink Floyd un punto di riferimento culturale, sociale e politico anche prima che musicale. Tutta la loro produzione degli anni Settanta è un concept preciso, che parla di capitalismo, alienazione, disparità sociale, pacifismo e antifascismo, da The Dark Side of the Moon a The Wall, con l’appendice di The Final Cut, di fatto primo album solista di Waters, potente atto d’accusa nei confronti dell’amministrazione Thatcher.

Poster per il lancio dell'album Piper at The Gates of Dawn dei Pink Floyd del 1967

Poster per il lancio dell’album Piper at The Gates of Dawn dei Pink Floyd del 1967, Victoria and Albert Museum, London

Una fortuna quindi che i giovani, e anche meno giovani, britannici possano godere delle scenografie di The Wall o del maiale volante di Animals, simboli potentissimi di disagio e protesta, in un momento in cui il loro primo ministro Theresa May vuole costruire muri e dare il colpo di grazia alle classi più povere e alla democrazia stessa. La Battersea Power Station sopra cui Pink galleggiava (e da cui fuggì, arrivando fino a Heatrow, prima di essere abbattuto a fucilate da un contadino a cui spaventava le vacche), oggi è diventata un quartiere di lusso da 20 miliardi di sterline. I tempi cambiano, “ticking away the moments that make up a dull day”.

Il poster del concerto dei Pink Floyd al Royal Festival Hall del 14 aprile 1969, Hipgnosis; The Ranelagh Press Hampstead 1969

Il poster del concerto dei Pink Floyd al Royal Festival Hall del 14 aprile 1969, Hipgnosis; The Ranelagh Press Hampstead 1969, Victoria and Albert Museum, London

I Pink Floyd senza Waters sono una ricchissima macchina da spettacolo, A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell due album mediocri realizzati per rimetterla in moto. David Gilmour per primo capisce quanti soldi ci sono in ballo quando le leggende tornano sul palco. Di quegli anni, dal 1987 in poi, resta poco. Ed è bello che questa lunga passeggiata (prendetevi almeno tre ore per potervi godere al meglio la mostra) si chiuda con una fantascientifica esperienza a 360° in AMBEO Mix dell’ultima esibizione dal vivo, la commovente esecuzione di Comfortably Numb sul palco di Danzica del Live 8 nel 2006. Vedere Waters, Gilmour, Mason e Wright abbracciati a salutare il mondo per l’ultima volta vale da solo il prezzo del biglietto.