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Ennio Morricone racconta la colonna sonora di "The Hateful Eight”

Il compositore racconta perché ha detto sì a Tarantino e parla dell'evoluzione del suo stile

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Tutti quelli che lavorano con Ennio Morricone lo chiamano “Maestro”. È un titolo che esprime sia rispetto che affetto per il prolifico compositore 87enne. Dalla fine degli anni Cinquanta, ha scritto qualcosa come 500 colonne sonore, incluse quelle, iconiche, di Il Buono, il Brutto e il Cattivo, Mission e Nuovo Cinema Paradiso. La sua musica ha ispirato un’ampia gamma di artisti, dai Metallica a Celine Dion, fino a registi come Sergio Leone e Bernardo Bertolucci. Ma nonostante questo, non ha mai ricevuto un premio negli Stati Uniti per il suo lavoro, fino al Golden Globe di quest’anno per la sua opera su The Hateful Eight di Quentin Tarantino.

«Per quello che mi riguarda, è il mio compositore preferito – e quando dico “compositore preferito”, non voglio dire “compositore di colonne sonore”, parlo di Mozart… Beethoven… Schubert», ha detto l’effervescente regista ritirando il premio per conto di Morricone. «Dico grazie, e grazie, grazie (in italiano, ndr)».

Nonostante l’entusiasmo da fan di Tarantino, il contributo del Maestro al film è davvero un punto altissimo dell’ultima fase della sua carriera. Freddo, intenso e tumultuoso in ugual misura, segue il crescendo di violenza del film, dalla sua apertura fino ai titoli di coda, con il pezzo La Puntura Della Morte. Ma la cosa curiosa è che tutto questo, per poco, stava per non succedere.

Il filmmaker ha iniziato a usare musica originale per i suoi film con Django, nonostante la sua ammirazione per Morricone fosse già evidente per come aveva usato i vecchi pezzi del Maestro in molti suoi film, a partire da Kill Bill. Morricone, che ha composto quella che Tarantino definisce “il più alto risultato nella storia del cinema” (la colonna sonora de Il Buono, il Brutto e il Cattivo), ma quando Tarantino ha provato a contattarlo, il compositore l’ha rimbalzato. «Non ho tempo», ricorda di aver detto. «È successa la stessa cosa quando mi aveva chiesto di scrivere la musica per Bastardi Senza Gloria».

A quanto pare il regista di Nuovo Cinema Paradiso, Giuseppe Tornatore, sta lavorando nuovamente con Morricone per il suo prossimo film, La Corrispondenza (e sta anche realizzando un documentario su di lui, Lo Sguardo Della Musica). «Quando Mr. Tarantino è venuto a Roma per ricevere il David di Donatello», dice il compositore. «Mi ha mandato la sceneggiatura ed è venuto poi a casa mia. Ho letto con mia moglie lo script e pensavo che fosse una storia bellissima. Siamo stati assieme un’ora e mezza e mi ha convinto a farlo».

Quello che l’ha colpito è stata la forza dello script di Tarantino. «Inizia abbastanza semplicemente: ci sono alcune persone su una diligenza che si incontrano, quasi per caso», dice Morricone, dalla sua casa di Roma. «C’è una donna che sta per essere impiccata appena arriveranno in città. Il finale, invece, è con una lettera di Abraham Lincoln. Tutti questi elementi mi hanno colpito».

«Ma quello che mi ha colpito anche è stata la violenza», continua. «Dalla sceneggiatura, potevo capire che ci fossero delle sequenze estremamente brutali, ma necessarie per far capire che lo stesso Tarantino fosse dalla parte delle vittime».

Mentre erano assieme, Morricone ha iniziato a immaginare il tema per la sequenza iniziale della corsa in carrozza. Felice, Tarantino a questo punto gli ha comunicato di aver già finito la produzione e che avrebbe avuto bisogno delle musiche entro un mese. Inizialmente il Maestro ha esitato, come Tarantino ha ricordato poi in un’intervista a Variety, visto che ha realizzato che avrebbe avuto solo un paio di settimane libere, prima di iniziare a lavorare sul film di Tornatore. Ma, utilizzando alcune musiche avanzate dal capolavoro di horror sci-fi La Cosa di John Carpenter, il compositore era pronto per mettersi all’opera e chiudere il lavoro in tempo.

L’utilizzo di queste tracce non utilizzate nel film di Carpenter ha un senso logico, visto che, in qualche modo, The Hateful Eight può essere considerato un discendente diretto de La Cosa, con i suoi set invernali, i suoi personaggi inquietanti, litri e litri di sangue e il protagonista, Kurt Russell. Nel caso del film del 1982, il regista John Carpenter aveva deciso che per una volta non avrebbe scritto lui la musica di un suo film, come aveva già fatto con Halloween e 1997: Fuga da New York, puntando su uno dei suoi eroi. «È fantastico, semplicemente geniale», ha detto Carpenter a Rolling Stone della collaborazione. Pulsante, inquietante e angoscioso, ma calmo come il clima antartico del film, la colonna sonora evoca la paranoia e l’insicurezza che Russel vive in tutto il film.

«La collaborazione con Carpenter è stata qualcosa di davvero straordinario e molto particolare», dice Morricone. «È venuto a Roma per farmi vedere il film ma immediatamente dopo è dovuto scappare via, quindi non ho potuto parlargli. Ero rimasto molto colpito da quello che avevo visto, ma ero anche preoccupato, perché non mi aveva dato alcune indicazione».

Da parte sua, Carpenter poi ha richiamato Morricone, chiedendogli di utilizzare “meno note”, qualcosa di “davvero semplice, con molti synth e efficace”, che è una descrizione perfetta del risultato finale. Ma in ogni caso, il compositore aveva già creato una serie di pezzi da mandare a Carpenter per un suo giudizio. «Ho provato a comporre in modi diversi, a usare suoni diversi», dice. «Alla fine, ha scelto solo una traccia. E ora, una traccia che lui non ha scelto fa parte della colonna sonora di The Hateful Eight».

Tarantino ha paragonato la colonna sonora, che sinistramente lascia intuire il cruento atto finale del film, a qualcosa di più adatto a un horror o un film giallo. È un contrasto netto con quello che il regista aveva in mente quando ha scritto il film. «Quentin Tarantino considera questo un western; secondo me non lo è» dice Morricone, aggiungendo che lo vede più come un film di avventura. «Volevo fare qualcosa di completamente diverso da ogni cosa che avessi composto in passato per un western».

Nonostante questo, il processo – metter giù idee musicali semplicemente dalla sceneggiatura – è molto simile al modo in cui Morricone lavorava con Sergio Leone. Compositore dall’età di sei anni e trombettista grazie agli insegnamenti del padre, il Maestro ha frequentato la stessa scuola del regista, che gli commissionò la colonna sonora di Per un Pugno di Dollari. Leone all’inizio era un po’ titubante, visto che pensava che il lavoro del compositore per Duello nel Texas di Riccardo Blasco fosse troppo simile alla musica di Dimitri Timken per Rio Bravo, ma Morricone ammise di aver composto quella colonna sonora seguendo il volere del regista solo perché aveva bisogno di soldi. Quindi Leone decise di dargli una chance.

Morricone continuò a definire il suo personale suono dei western, come dichiarato nella biografia di Sergio Leone scritta da Christopher Frayling nel 2012, visto che considerava quello degli americani troppo lavorato, troppo sinfonico. Ogni personaggio aveva un suo tema, tutto aveva uno scopo. Il fischio significava solitudine, la chitarra elettrica invece caos. Era un suono così originale che funzionava, e Leone continuò a lavorare con Morricone per decenni. Al posto di dargli in mano le sceneggiature, Leone raccontava al compositore una fiaba, Morricone registrava la musica e il regista la riproduceva sul set. Anche se il compositore aveva in mano lo script di Tarantino, ha composto la musica di The Hateful Eight come se stesse immaginando la storia, registrandola con l’Orchestra sinfonica Nazionale Ceca.

«Ha composto la colonna sonora solo leggendo lo script, senza abbinare i pezzi a delle scene specifiche», ha detto Tarantino a Variety. «Era tutta musica d’atmosfera, era quello che pensava andasse bene per il film, che potesse funzionare in momenti diversi, ma niente di specifico. Mi ha dato la colonna sonora e basta. Era mio compito inserirla nei momenti giusti».

Mentre la musica del Maestro per i film di Sergio Leone suona rarefatta, con degli scambi di battute tra ottoni, armoniche e vocalizzi drammatici (Clint Eastwood una volta ha detto che il regista e Morricone hanno insieme “operizzato” il western), il lavoro per The Hateful Eight si evolve in un lussureggiante lavoro orchestrale. Inizia con una Overture, un tocco che ricorda Ben-Hur o Lawrence d’Arabia, e presenta un avvincente, lento crescendo dei temi principali del film, con oboe, campane e archi che si insinuano lentamente. «Non avevo idea che Quentin iniziasse il film in quel modo», racconta ora Morricone. «Gli ho dato cinque tracce adatte e rispetto la sua scelta». L’overture iniziale ha strappato applausi dovunque, prima ancora dell’arrivo della prima parolaccia.



Il tema principale del film – L’Ultima Diligenza di Red Rock (Versione Integrale), come si legge sull’album della colonna sonora – trabocca ancora più di suspense. I violini suonano una nota acuta e solitaria, mentre i fagotti, bassi e potenti, attaccano con il tema dell’overture. Una diligenza attraversa una valle innevata prima di fermarsi davanti a Samuel L. Jackson, un cacciatore di taglie, seduto su una pila di corpi. E la musica riflette il gelo della scena. «Tarantino non mi ha dato alcuna indicazione specifica su cosa volesse», dice Morricone. «Mi ha solo menzionato l’importanza della neve».

Mentre la composizione da otto minuti continua, un coro di uomini grugnisce “hough, hough”, prima che un torrente in piena di trombe e ottoni arrivi in scena. Anche se Morricone ha negato il collegamento, sostenendo sia una nuova idea, questa è una linea diretta con Il Buono, il Brutto e il Cattivo, dove un gruppo di uomini ululano il tema principale.

«Nel passato, abbiamo usato i cosiddetti “suoni reali” perché nell’opinione di Sergio Leone erano molto, molto utili a dare il corretto messaggio al pubblico», dice Morricone. «Era utile per far arrivare alle persone di campagna il suono della città e viceversa. Per esempio, usavo il fischiettio perché serviva a far arrivare il messaggio del film con suoni semplici, che tutti potevano capire». Ma, dice, l’uso delle voci degli uomini in The Hateful Eight sono nuovi per lui, almeno per le sue orecchie.

«Sono passati cinquanta, quasi 60 anni, da quando ho iniziato a lavorare con Sergio Leone e nei western del passato», dice Morricone. «Le mie idee musicali sono cambiate. Ho voluto fare qualcosa di completamente diverso da quello che ho fatto prima, non solo con Leone, ma anche con Corbucci e con tutti i registi western con cui ho collaborato. Non è neanche paragonabile».

Far notare questa evoluzione è molto importante per Morricone che, negli ultimi anni, ha spesso diretto orchestre per riprodurre i suoi successi principali. E come in The Hateful Eight, è molto attento a presentare non solo i suoi primi lavori ma anche la sua stessa crescita. «Sono sempre stato molto, molto rigoroso nello scegliere quale musica suonare», dice. «È molto importante presentare al pubblico una combinazione dei temi più famosi, quelli più semplici, assieme ai pezzi più difficili. È importante per la mia dignità come compositore».

E il rispetto per la sua dignità è quello che ha sentito arrivare da Tarantino, la ragione per cui è nata la colonna sonora di The Hateful Eight. «Quando ho incontrato Mr. Tarantino, ho sentito la sua fiducia», dice il Maestro. «La sentivo perché aveva già scelto alcune mie tracce per i suoi film. Era pronto a darmi tutta la libertà di cui avevo bisogno».

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