‘The Post’, Spielberg e la libertà di stampa che non è mai al sicuro

Ci sono film necessari e poi c’è 'The Post', che è un film più che necessario, anche “grazie” a Trump. La pellicola arriva in Italia il primo febbraio ma ieri abbiamo incontrato a Milano tre miti: il regista, Meryl Streep e Tom Hanks.

Ci sono film necessari e poi c’è The Post, che è un film più che necessario, anche “grazie” a Trump. «La libertà di stampa consente ai giornalisti di essere i veri guardiani della democrazia, ma oggi quel diritto è minacciato di nuovo. E forse lo scenario è ancora peggiore del 1971». Steven Spielberg va dritto al punto. Al suo fianco, letteralmente e sullo schermo, ci sono altri due pilastri del cinema e della Hollywood liberale, come ci ha ricordato instancabilmente anche Fazio: Meryl Streep e Tom Hanks.

Praticamente nove Oscar in tre al servizio della vicenda (potente ed epica come solo i grandi classici sul giornalismo americano sanno essere) della pubblicazione dei Pentagon Papers, 7mila pagine di studi che hanno smascherato le bugie di ben quattro governi, da Truman a Johnson, sulla guerra in Vietnam. «Abbiamo avuto un supporto incredibile dalla stampa americana, che deve combattere quotidianamente contro le accuse di fare disinformazione e sente spesso il proprio lavoro etichettato come fake news, se pubblica notizie non gradite al presidente».

«A quel tempo c’era una verità e i competitor erano gli altri giornali» continua Tom Hanks «Ora invece i competitor sono i soggetti stessi delle storie. Qualcuno ai vertici dice che la stampa è nemica della gente: cavoli! La libertà di stampa protegge le persone! Non serve chi governa, ma chi è governato».

Mettici anche che a prendere la decisione che nell’estate del 1971 ha iniziato a far tremare Nixon prima del Watergate è stata una donna: Katharine Graham, prima editrice alla guida del Washington Post, interpretata dalla Streep, per la quale ormai nessun aggettivo è mai abbastanza. A combattere la sua stessa battaglia c’è l’ambiziosissimo e testardo direttore Ben Bradlee (Hanks) che «rispetta la sua intelligenza in un modo che lei non fa per se stessa» spiega Meryl. Perché il nucleo emotivo del film, come racconta Spielberg, è proprio Kay, «una donna che si è trovata inaspettatamente ai vertici della sua professione e ha faticato a farsi valere in un mondo governato da uomini. Ma in un momento così cruciale ha trovato la sua voce».

Cosa può insegnare alle donne che oggi si battono per avere rispetto e parità? «La prima versione della sceneggiatura è stata acquistata sei giorni prima delle elezioni» dice la Streep «Pensavamo che avrebbe potuto essere uno sguardo un po’ nostalgico a quanta strada avevano fatto le donne, soprattutto in previsione di un presidente donna, lo davamo tutti per scontato. Ma poi sono arrivati i risultati elettorali, un aumento di ostilità verso la stampa e gli attacchi nei confronti del genere femminile, direttamente dai vertici del nostro governo. Quindi è diventata una storia su quanta strada “non” abbiamo fatto. E forse è meglio che mi fermi qui…». Secondo l’attrice il coraggio si può apprendere: «Kay Graham l’ha imparato, il problema è che noi non lo insegniamo abbastanza alle nostre ragazze».

Non passa molto tempo prima che la campagna “Time’s Up” occupi la conversazione: «Perché le donne ci hanno messo tanto a dire basta?» afferma Meryl «Gli essere umani imparano molto lentamente, non è certo una battaglia nuova questa, ma l’aria è cambiata, non solo a Hollywood, ovunque». Nei giorni scorsi Catherine Deneuve ha scritto una lettera dove difendeva il diritto degli uomini a sedurre: «C’è una differenza sostanziale» spiega Hanks «Tutti flirtano, è la gioia di essere maschi e femmine. Qui invece parliamo di predatori sessuali, di molestie, di uomini, che non solo fanno quelle cose, ma la passano liscia».

E a proposito dello stato della relazione tra i sessi negli USA Spielberg crede che non sia «un problema tanto per le donne, quanto per gli uomini, che devono imparare a controllarsi, ad accettare un “no” come risposta: finché non saranno in grado di farlo, questa lotta di potere continuerà. Spero che il nostro film sia un piccolo passo nella giusta direzione per ispirare le donne a trovare finalmente il coraggio di dire: “Al diavolo, ora si fa come dico io”».

Hanks afferma che «Bradlee è sempre stato ben consapevole che Kay Graham fosse il suo capo». Oprah a parte, se Meryl Streep si candidasse alla Casa Bianca, lui le farebbe da vice? «Oddio no! (ride) Oprah si sveglia ogni mattina e pensa a come rendere il mondo migliore con le sue forze». «Ed ha la convinzione di poterlo fare!» continua l’attrice. «Non parlo per Meryl, ma io se potessi eviterei ogni telefonata, starei lì a bermi il caffè e a leggermi un libro».



Spielberg, Hanks e Streep per la prima volta insieme in un film. E non era mai successo prima (solo in un documentario, a voler essere precisi) perché «di solito sono gli uomini ad invitare le donne al ballo» sorride la Streep. E Spielberg risponde: «Io ho sempre fatto fatica a chiedere alle ragazze di ballare». Interviene Tom Hanks: «Ogni volta che ho lavorato con Steven prima o poi arrivava sempre quel giorno sul set in cui dicevamo: “Mannaggia, vorremmo proprio che Meryl fosse qui”». Sì, Meryl Streep, quella che Trump ha definito «una delle attrici più sopravvalutate di Hollywood».Sì, la stessa che racconta che il più grande consiglio di sua madre è stato questo: “Non imparare a battere a macchina perché diventeresti la segretaria di qualcuno. Se non lo saprai fare, magari invece diventerai il boss”.

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