Stefano Fresi non smette più

L'attore più hot del momento continua sempre a comporre con il suo pianoforte. E mentre studia da supereroe cattivo, è pronto a mettersi a dieta

Stefano Fresi, foto Montesi

A chiacchierare con Stefano Fresi passa mezz’ora, che nemmeno te ne accorgi. E quando gli ricordi che è uno dei volti più amati della nostra commedia, il caratterista più ricercato, lui minimizza: «Mi piace che tu me lo dica, ma mi vergogno tantissimo». Perché? «Essere un beniamino del pubblico è una responsabilità enorme». A partire dal boom nel 2014 nei panni del chimico-lavapiatti in Smetto quando voglio, la saga di culto diretta da Sydney Sibilia, ha recitato in più di dieci film, confrontandosi (benissimo) anche con un ruolo drammatico in Cuori puri. A novembre sono usciti La casa di famiglia e Smetto quando voglio – Ad Honorem, mentre Sconnessi, Una vita in cambio e L’uomo che comprò la luna arriveranno nei prossimi mesi. Alcune voci poi parlano di lui nel cast della serie del Nome della Rosa con John Turturro e a gennaio lo vedremo in tv nei Delitti del BarLume. Ma c’è anche il teatro, con Sogno di una notte di mezza estate. Insomma, tutti vogliono Stefano.

In molti però non sanno che sei un pianista compositore.
Invece nasce tutto da lì, ho studiato musica e mi sono pure sposato con una musicista (Cristiana Polegri, nda). Quando ho iniziato a scrivere e a suonare per il teatro, me ne sono innamorato. Ed è successo per merito o per colpa di Augusto Fornari, con il quale ho realizzato il sogno di girare un film: La casa di famiglia.

Nel 2005 Michele Placido ti ha voluto in Romanzo Criminale.
È buffo, perché ho recitato nel lungometraggio e poi composto la sigla delle serie. Non ho mai smesso di scrivere, tra le colonne sonore per il cinema e un sacco di cose per la tv: hai presente i jingle dei loghi Rai, quelli che ti perseguitano tutto il giorno alla tv? Sono roba mia.

Che cosa ascolti?
Chi lavora nella musica la divora tutta, perché quella buona è al di sopra dei generi: ci sono pezzi di Michael Jackson che valgono quanto una suite di Bach.

Che cosa ha rappresentato per te Smetto quando voglio?
Mi ha cambiato la vita, Sydney è stato il primo a darmi fiducia. Ha fornito sfumature diverse ai tre capitoli: se il secondo era un action movie, il terzo è più riflessivo, ha un’ironia profonda.

Com’è stare sul set con la banda?
È come fare il militare, dal punto di vista del cameratismo e della fatica fisica: per la scena del treno in Masterclass siamo stati in un zona industriale con 40 gradi all’ombra per due settimane. C’è una coesione incredibile.

Il regista con cui vorresti lavorare?
Tanti! Su tutti, due Paoli: Virzì e Genovese. Se parliamo di sogni nel cassetto c’è Moretti. Primo perché lo adoro, e secondo perché mia moglie ha una passione per Nanni e si innamorerebbe ancora più di me. Nel frattempo ho scritto per lei uno spettacolo: Brava, suoni come un uomo.

A proposito di film di Paolo Genovese, quanti autografi hai firmato al posto di Giuseppe Battiston (e viceversa)?
Quando qualcuno viene e mi chiede se ho fatto Smetto quando voglio, rispondo di sì. E quando rilancia domandandomi se ero pure in Perfetti sconosciuti, replico: “Quello è Giuseppe Battiston”. Al quarto “No, sei tu”, firmo l’autografo per evitare che le persone ci rimangano male. E lui fa lo stesso.

Qual è il ruolo che vorresti interpretare?
Un cattivone e… sei pronta?! Lo sto facendo: per il film di Michele Soavi, La Befana vien di notte, con Paola Cortellesi. Sono un mega villain da fumetto, con tanto di costume da supereroe. Mi tocca lanciarmi in manovre da stunt-man: anni e anni di fatica per costruirti un fisico da caratterista, e poi torni a casa con i lividi.

Da qualche parte ho letto che sei vegano, è vero?
Questa è una notizia falsa e tendenziosa (Ride). Per ora no, ma ho fatto un corso da chef vegano-crudista e ho scoperto che mangiando pochissima carne ed eliminando i latticini si vive meglio. Ho pure l’orto a casa: se vieni a a Roma ti cucino un bel pranzetto.

C’è una cosa che non hai mai detto in un’intervista?
Che sto per mettermi a dieta. Non lo posso mai dichiarare, perché di solito la gente reagisce in due modi: quelli che “l’hai raccontato tante volte, non ci crediamo più” e quelli che “ma se dimagrisci, poi lavori ancora?”. Però se tu me lo chiedi, te lo devo dire. Lunedì inizio la dieta.

Leggi anche: