‘Snowfall’, l’epidemia del crack tra ‘The Wire’ e ‘Traffic’

La nuova serie di John Singleton è un dramma corale sull'esplosione del mercato della droga negli anni '80, e funziona al meglio solo quando si dedica ai suoi personaggi

Il mondo di Snowfall, la nuova serie di FX, è la Los Angeles del 1983: è estate, ci sono le palme, gli idranti, i boombox e l’amichevole spacciatore d’erba di quartiere. C’è un ragazzino che si chiama Franklin Saint – ha studiato in una scuola privata della Valley, ma invece di proseguire al college si è ritrovato nelle brutte strade della sua infanzia, lavorando di notte per un supermercato. Di giorno, invece, vende l’erba ai ragazzini del posto, gli stessi che ballano Jam On It tutte le volte che suona in radio. Nel resto del paese una rap crew chiamata Run-D.M.C. sta per fare la storia con un 12 pollici chamato It’s Like That, un singolo tutto dedicato alla vita del ghetto e alla domanda “Ma che fine ha fatto il senso di comunità?”.

Franklin ha sogni e ideali. Spera che lo spaccio sia il suo biglietto per la libertà. Non ha idea – nessuno di quei ragazzi ce l’ha – che a Los Angeles sta per abbattersi lo tsunami cocaina, e che la vita per come la conosce sta per finire. È così che vanno le cose, e così andranno per sempre.

Girato seguendo le orme di The Wire e Traffic, questo dramma corale – l’autore è il regista di Boyz n the Hood, John Singleton – racconta l’ascesa del crack attraverso una serie di storie criminali intrecciate una dentro l’altra. Oltre a Franklin, ci sono Gustavo “El Oso” Zapata, un wrestler messicano che si fa incastrare dalla mafia per liberarsi del racket dei luchadores. Poi Teddy, un agente della CIA caduto in disgrazia e alla ricerca di una possibilità di redenzione, che trova grazie all’operazione segreta dell’amministrazione Reagan: un piano illegale per finanziare il terrorismo in Nicaragua, dove l’agenzia vuole rovesciare il governo Sandinista. E la nuova droga in arrivo sul mercato serve proprio a finanziare questa guerra segreta. Nessuno dei personaggi ha mai visto Al Pacino in Scarface – arriverà in sala alla fine del 1983. -, ma stanno già vivendo la vita del suo protagonista.

Snowfall viaggia veloce tra queste storie, e il dolore umano è al centro di tutte le vicende; l’aspetto emotivo della narrazione funziona sempre, anche quando la trama diventa tutto meno che credibile. Damson Idris, un giovane attore esordiente, è fantastico nella parte di Franklin, il ragazzino confuso che non sa cosa vuole dalla vita. La sua storia non è né sottile né a scoppio ritardato: Singleton lo fa chiamare Franklin Il Santo(!), e la prima volta che lo incontriamo sta spiegando a dei ragazzini che il crimine non paga, e che quello che devono fare è restituire quello che hanno rubato al gelataio. Poi, praticamente la stessa notte, incontra un terribile gangster e si offre di gestire lo spaccio di cocaina nella zona.

Singleton è sempre stato diretto ed essenziale – guardate il suo remake di Shaft, dove il nazi-poliziotto protagonista si chiama Luger, o Poetic Justice, con Janet Jackson che interpreta una ragazza che si chiama Justice e scrive poesie. La sua nuova storia è ambientata nei primi anni ’80, e il regista non si è lasciato sfuggire l’occasione per sfruttare tutta la drug music dell’epoca, come fa nella scena con One Thing Leads You Another; appena parte il pezzo dei Fixx è impossibile non immaginare i corpi che tremano dopo un’overdose di roba.

Nonostante l’abbondanza di linee narrative, però, Snowfall funziona al meglio solo quando racconta di Franklin e della sua famiglia. Il ragazzo vive con la madre, Cissy, che lavora per un palazzinaro dei bassifondi. Il suo lavoro è sfrattare le famiglie di neri che sono indietro con i pagamenti dell’affitto. Quando Franklin la sente parlare con il suo capo, le dice: «Pensavo a quanto è diventato buono il suono della tua voce da bianca».

Franklin, ai tempi della scuola, si è fatto un sacco di amici ricchi della Valley, e ora gli consegna l’erba a domicilio. Il suo love interest è così dentro al cliché della “ragazza della porta accanto” che, appunto, abita nella casa accanto alla sua; si incontrano perché lei vuole comprare delle caramelle al supermercato dove lavora il ragazzo. Il protagonista, però, sta per vendere qualcosa di completamente diverso dalle caramelle, e non sa che il mondo del crimine non sarebbe più stato lo stesso. Anzi, che tutto sarebbe cambiato per sempre.

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