Proteggere e sgommare: ecco il nuovo ‘ChiPs’

40 anni fa due poliziotti televisivi, rassicuranti e bellocci, pattugliavano le strade di L.A. Oggi sono tornati, ma in versione demenziale: niente effetto nostalgia, ma belle moto e un sacco di risate

Oggi arriva sugli schermi italiani CHiPs. Nell’originale, andato in onda per la prima volta nel 1977, c’erano Erik Estrada a.k.a. Poncharello, primo attore messicano cross-over culturale (oltre che sex symbol televisivo), e Larry Wilcox a.k.a. Jon Baker, ex marine duro ma col sorriso sempre pronto, agenti della California Highway Patrol in sella a potentissime Suzuki che cercano di protect & serve la popolazione di Los Angeles: la polizia gentile, buona, socievole, al servizio del fucking cittadino.

Sei stagioni e 139 episodi dopo, ecco un nuovo CHiPs con Dax Shepard e Michael Peña, insieme a Kristen Bell, Vincent D’Onofrio e altri. Che dire? Il primo CHiPs occupa un posto speciale nel mio cuore, perché insieme a Magnum P.I., Le strade di San Francisco, Agenzia Rockford, Hill Street giorno e notte, Charlie’s Angels, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch fa parte dei primi tv show dell’impero berlusconiano (zero internet) che, per primi, hanno mostrato a me e a una generazione di ragazzi l’America, con la magnificenza di Boulevard e Avenue enormi, il Pacifico, i bikini, il sole e le palme californiane, le brownstones di mattone rosso di N.Y.; e il rovescio della medaglia, la realtà dei ghetti, e povertà, droga, prostituzione.

Nel mio piccolo, il 6 gennaio 1987, una volta atterrato a Venice Beach e constatato quanto tutto fosse vero, non sono mai più tornato. Questo CHiPs 2.0 per me non ha nulla di romantico né di nostalgico: tutto corre veloce, forte, moderno, tette & esplosioni incluse….. ma se volete ridere e vedere scorci suggestivi di L.A., casa delle prime gang bloods e crips, il Dodger Stadium, East L.A., il L.A. River – visto che nessuno quasi più gira qui, per ragioni di costi – vale la pena di andare al cinema. Beast Out.

Perché scrivere, produrre e interpretare CHiPs in versione cinematografica?
SHEPARD: Sono un appassionato di motori, un gearhead come i miei genitori, e questa era la storia perfetta per combinare commedia, esplosioni, motociclette e corse di automobili. È un film vietato ai minori perché non mancano scene di nudo, violenza e battute pesanti. Amo molto le commedie di Todd Phillips e film come Beverly Hills Cops, Bad Boys, Arma letale, è assurdo fare film del genere se dobbiamo stare attenti a quello che mostriamo per paura di essere censurati.

È stato difficile riuscire a bilanciare la relazione tra commedia e motori?
SHEPARD: Questo è il mio terzo film come regista, e ho capito sopratutto cosa non fare. In questo caso, essendo regista, sceneggiatore e attore sono riuscito a mantenere un tono più coerente, perché so quello che voglio in ogni fase di lavoro. In ogni caso, è tutto merito di Michael perché, pur non essendo un attore strettamente comico, sa far ridere alla grande!

PEÑA: Sono d’accordo, il film è divertente grazie a me, non certo perché le battute fanno ridere! Scherzi a parte, sono i personaggi che abbiamo creato che fanno ridere, ho provato a recitare alcune battute di Dax e, dette da me, non scaturivano la stessa reazione.

Cosa vi ricordate della serie tv?
PEÑA: Ero piccolo, però ricordo che era una delle trasmissioni preferite di mamma. Solo dopo mi sono reso conto che guardava lo show perchè era innamorata di Erik Estrada, sexy e coi denti bianchissimi.

SHEPARD: Ricordo bene le ultime stagioni, avevo intorno ai cinque anni e non mi perdevo una puntata. Sono cresciuto a Detroit, dove faceva freddo ed era nuvoloso ogni giorno, invece CHiPs era ambientato nella sunny California, c’erano le palme, il mare e soprattutto le motocliclette.

Parliamo di moto. Michael?
PEÑA: Prima del film non ne avevo mai guidata una. Ho dovuto prendere la patente e devo dire che il test di pratica non è stato facile. Adesso vado in giro con una piccola Yamaha, un modello da principianti che mi ha consigliato Dax.

Dax, da quanto tempo guidi la moto?
SHEPARD: Da quando avevo cinque anni. Mio padre vendeva automobili e mia madre lavorava per la General Motors: nelle loro vene scorre olio. La mia prima moto è stata una Honda Spree, poi una Elite 80, quindi una Katana 600. Adesso ho tre Ducati, marchio che abbiamo usato anche nel film, modificando due Hypermotard. È la mia moto preferita!