Preparatevi al 2015, l’anno della musica in televisione

Dalla serie di Mick Jagger al rap di "Empire", passando per il rock di "Roadies" o "Mozart in the Jungle" (che si presenta così: "Sesso, droga e musica classica")
"Mozart in the Jungle", la nuova serie prodotta da Amazon, è ispirata all'autobiografia della musicista Blair Tindall "Mozart in the Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music" (2005)

"Mozart in the Jungle", la nuova serie prodotta da Amazon, è ispirata all'autobiografia della musicista Blair Tindall "Mozart in the Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music" (2005)


Come vi abbiamo già detto la settimana scorsa HBO ha ordinato a serie un pilot prodotto da Terence Winter, quello di Boardwalk Empire e prima ancora di The Sopranos, Martin Scorsese (quello di «prendete un dizionario di storia del cinema e sbattetevelo in testa»), e Mick Jagger (quello di «per voi non c’è più alcuna speranza»).

La serie, ancora senza un titolo, racconta la New York degli anni ’70, quella del “sesso, droga e rock’n’roll” per antonomasia, e lo fa dal punto di vista di un produttore musicale che tenta di riavviare la sua etichetta. Un prodotto che parla di musica, di chi la fa e di chi ci campa. In onda probabilmente non prima dell’autunno 2015, in realtà è solo l’ultimo tra i progetti seriali sul dietro le quinte dell’industria musicale che vedranno la luce nel corso del prossimo anno.

Il 2015 sarà infatti un anno ricchissimo per la musica in tv. E no, non parlo dell’high school “musicarello” Glee, vecchia stella decaduta che si avvia alla conclusione, né dei talent American Idol e The Voice. Quelle che debutteranno la prossima stagione saranno invece serie tv che si propongono di raccontare l’industria musicale e i suoi protagonisti, secondo generi, toni e forme diverse.

Il trailer di “Mozart in the Jungle”:

La prima a partire sarà Mozart in the Jungle, una comedy dalle atmosfere surreali i cui dieci episodi saranno tutti disponibili su Amazon dal 23 dicembre, con lo stesso modello di fruizione della piattaforma Netflix, perfetto per chi a Natale vuole ingozzarsi di qualcosa che non sia il panettone. La serie è creata da Roman Coppola, figlio di Francis, fratello di Sophia e sceneggiatore di Wes Anderson, e segue le vicende del giovanissimo direttore della filarmonica di New York Rodrigo, personaggio ispirato al venezuelano Gustavo Dudamet e interpretato da Gabriel Garcia Bernal.

Qualche settimana dopo, assieme alla nuova edizione di American Idol, il 7 gennaio su Fox debutta Empire, un drama ambientato nel mondo dell’hip hop, scritto da Danny Strong e diretto da Lee Daniels, già coppia creativa per il film candidato all’Oscar The Butler. Alla corte del re dell’hip hop Lucious Lyon, il protagonista interpretato da Terence Howard, alcune guest star d’eccezione: Courtney Love e Naomi Campbell.

Il trailer di “Empire”:

Last but not least, ecco Roadies, che segna il ritorno di Cameron Crowe, il papà di Almost Famous (2000), stavolta affiancato dal re Mida della tv, J.J. Abrams. Il progetto intende seguire il tour di successo di una rock star, ma dalla prospettiva dei collaboratori e produttori che devono mantenerlo “up and running”, per dirlo all’americana. Attenzione però: Roadies è ancora un pilot in attesa di conferma, e sappiamo non essere una cosa tanto automatica (vi ricordate l’adattamento tv di The Corrections di Jonathan Franzen con Ewan McGregor per la HBO? Ecco, appunto).

Queste novità andrebbero ad affiancare la già avviata Nashville, serie che dopo aver rubato il nome al capolavoro di Robert Altman racconta lo scontro generazionale fra due stelle della musica country nella città che ne è la capitale. Menzione d’onore a Treme, il capolavoro del David Simon di The Wire sulla New Orleans post-Katrina e sui suoi musicisti, giunto a conclusione lo scorso 31 dicembre. Nonostante lo scarso successo in termini di ascolti, Treme è stata la capostipite di questa nuova ondata di tv series fatte di musica e non soltanto di canzonette.

Un assaggio di Treme:

Se il luogo deputato al sogno americano, quello della “rivincita” e della “grande occasione”, in televisione resta il palco del talent, la serialità sembra invece voler indagare quel che c’è dietro il sogno, quel che succede quando le luci si spengono e i coriandoli sono sparsi a terra. Vuole vedere il sogno farsi pane quotidiano, la passione diventare professione, il successo farsi condanna. Perché è proprio lì che ogni storia si fa più interessante.