Perché Napoli non si scorda mai

"Napolitaners" è il docu-film di Gianluca Vitiello che racconta la nuova emigrazione dei napoletani. Da Milano a Tokyo, giro del mondo a tinte partenopee, ma con il Vesuvio nel cuore

Sono stato in vacanza in Giappone qualche anno fa e mi sono fermato a pranzo in un posto consigliatissimo da Tripadvisor: era “Da Michele”, filiale del tempio della pizza di Forcella, che vanta sede unica a Napoli ma qualche distaccamento all’estero. All’ingresso uno stuolo di camerieri giapponesi urla fortissimo “Buongiorno!” e serve un’ottima pizza (per essere agli antipodi del Golfo). È un angolo piccolo, con le foto di Totò ai muri, ma è un anche un buco spazio-tempo incredibile.

Chissà se uno dei “napolitaners” di Gianluca Vitiello va lì a prendere la pizza e respirare aria di casa. Si chiama proprio Napolitaners il documentario del già deejay di Radio Deejay, che prende e scava dentro le vite di una ventina di napoletani emigrati. Emigrati in ogni angolo del mondo, dalla “vicina” Milano, fino a New York, Berlino o Ibiza. Oltre al già citato Giappone. Tutti con storie vincenti.

Le vicende che si intrecciano sono diversissime, ma hanno un paio di aspetti in comune: la voglia di scappare verso i propri i sogni (o banalmente verso il lavoro che si vuole fare) e la nostalgia totale, ben nascosta, verso Napoli. A dimostrazione, le piccole comunità che si formano naturalmente, a partire da quella di NaM – Napoletani a Milano di Morris Re, da cui è partita la pazza idea di questo film. Un modo per ritrovarsi un po’ a casa e sentire meno la mancanza delle vie incasinate della Campania.

E poi, c’è chi vuole spostare il Vesuvio nel mezzo dell’hipsterissimo quartire Dumbo di New York, chi ritrova il lungomare passeggiando lungo la Sprea a Berlino. E anche chi dice, giustamente, che alla fine New York e Napoli non sono così lontane, hanno entrambe assorbito altre culture, selezionando naturalmente chi può viverci e chi no. Tutti i napolitaners, in qualche modo, vorrebbero ritrovare di fianco a sè un pezzetto di Napoli.

E vorrebbero tornare a viverci, perché proprio stando lontano hanno capito meglio la forma e le caratteristiche della città. E per questo oggi sono consapevoli di poterla mettere sullo stesso piano di altri luoghi. «Non è giusto dire che si vuole “tornare” a Napoli, è giusto dire che ci si vuole andare. Bisogna posizionarla allo stello livello di una città qualsiasi».

Non è un caso, quindi, che a chiudere Napolitaners ci sia Liberato, perché Tu T’e Scurdat’ ‘E Me è il prodotto partenopeo più d’esportazione (oltre alla pizza) che sia stato creato. Ma tranquilla Napoli, qui a quanto pare, non t’ha scurdat proprio nessuno.