Le dieci lezioni di vita di ‘Fast & Furious 8’

È arrivato nei cinema l'ottavo capitolo di una saga diventata ormai una filosofia di vita, un "capolavoro" da cui non potevamo che trarre consigli preziosi. ATTENZIONE ALLO SPOILER

Fast and Furious non è solo una saga, è una filosofia di vita. Forse persino una religione, di sicuro un faro fatto di certezze e valori incrollabili in un mondo macerato dai dubbi e dalla relatività. Fast and Furious solo ai più superficiali può sembrare un mix trash di curve femminili, curve a gomito, muscoli parossistici e coreografie a velocità supersoniche, la realtà è che parliamo di un capolavoro travestito da franchise.

Robin Hood della derapata che credono in Dio e sono ossessionati dalla famiglia, in un universo dove tutto può essere risolto con un testacoda e un quarto di miglio a tutta velocità, hanno prima dato vita a un racconto coerente con tanto di spin-off per poi entrare con gli ultimi tre capitoli in un flusso visivo e di scrittura totalmente emotivo e melodrammatico nella narrazione e estremo e senza limiti nell’apparato visivo, dove la regola è l’eccesso. La scelta di F. Gary Gray, in questo senso è perfetta: il suo gioiello, Straight Outta Compton, lo senti tutto nella colonna sonora rap di F&F8, ma ci ritrovi anche la furbizia dei Be Cool o di Italian Job, nel rigore dei personaggi de Il Negoziatore.

Ma una recensione per questa pietra miliare del cinema (sia chiaro, non scherziamo) non basta. Fast and Furious 8 è la riscrittura del codice etico ed estetico della post modernità. E da questa Bibbia dei tempi attuali, noi abbiamo tratto dieci comandamenti (attenzione il pezzo ha spoiler sparsi).

1. La regola del rispetto non sbaglia mai
Dobbiamo scoprire se vale solo se sei Vin Diesel. Ma sostanzialmente se vinci una gara impossibile con un catorcio e barando – sì, perché so’ bboni tutti a trionfare in una gara se sul rettilineo apri a manetta una bombola di propellente con cui potresti andare sulla luna – e poi fai il signore e non riscuoti la vincita, l’hipster che ha perso ti consegnerà la sua anima e anche una parte del suo cuore meno nobile. Insomma se sei Vin Diesel e vinci le gare clandestine di macchine a Cuba e poi gli lasci il suo bolide, allo sconfitto puoi chiedere anche di rischiare la vita in un complotto internazionale.

2. Se Vin Diesel piange, la fine del mondo è vicina
Allora, detto che Vin Diesel ha solo due espressioni – con il volante tra le mani e senza – e che chiaramente non ha ancora superato la perdita di Paul Walker (era dai tempi dei western che non si era vista una coppia di eroi così dolciotta), abbiamo capito che se lo fai piangere, puoi anche scordarti di sopravvivere. La sua reazione farà sembrare Chuck Norris un damerino, non ci saranno amici, nemici, sommergibili, piogge d’auto a fermarlo, persino Dio si piegherà al suo volere diventando strumento nelle mani di DiVin Diesel.

3. Michelle Rodriguez è la donna perfetta
Rompi la macchina di tuo cugino per fare il figo? Regali la tua macchina da decine di migliaia di dollari per ripagare quello stesso parente che si era indebitato per tenersi un macinino brutto come la Duna e veloce come un’Ape car? Baci Charlize Theron mentre lei ti guarda? Tradisci amici e lei stessa senza addurre motivazioni plausibili? Infine scopri che mentre ti credeva morta lui invece che vestire il lutto (come per il suo migliore amico) ha pensato bene di limonare duro (e non solo) una biondina insignificante e piagnucolosa? Alla fine del film torna e, è vero, abbatte un’arma nucleare per te ma pure con un sorpresone. E tu? Sorridi, fai la faccia “ma guarda tu questo che pazzerello birbantello che è” e lo stropicci di baci e carezze. Ecco, Michelle Rodriguez è la donna perfetta. Dove una donna normale a “che hai?” ti risponde “niente”, lei è più maschio di Vin. Basta che porta a casa i muscoli, che si diverte e che fa i suoi brindisi retorici in terrazza, che poi in camere da letto coatte faccia il suo dovere, e per il resto può fare quello che vuole. Però non provateci a casa: vostra moglie vi ucciderà anche se lasciate un alone di vino sul tavolo della sala di pranzo.

4. Non esistono piccoli o grandi motori, ma solo piccoli o grandi piloti
Anni di Formula 1 non ci hanno insegnato nulla: il fattore umano conta più di tutto, pure quando vince Jenson Button, per dire. Nel mondo di Fast and Furious puoi correre pure su un’auto con un motore a mezzo servizio e battere un aereo. Ma se sei scarso, neanche su una Lamborghini arrivi primo. Le dimensioni contano, è vero, ma non del motore. Del tuo ego. E dei tuoi bicipiti: quando Jason Statham, Dwayne “The Rock” Johnson e Vin Diesel sono nella stessa stanza, è pero il tuo ego a diventare ad altezza puffo.

5. I cattivi non sono più quelli di una volta
Vi ricordate quando i cattivi avevano accenti strani e mire sul mondo totalmente paradossali, incoerenti e insensate? Quando perdevano tempo in lunghe spiegazioni che servivano ai buoni solo per liberarsi? Il politically correct ce li ha tolti quei fessi clamorosi che sapevano ideare piani complessi per prendere in ostaggio dei grattacieli pieni di ricconi per poi farsi fregare da un agente di polizia un filo squilibrato. Ora arriva Charlize Theron, bella come il sole, che al mondo vuole dare una lezione. Sì, non vuole conquistarlo, vuole insegnargli a vivere (direte voi, tipico di una donna, avete ragione). Lei vuole gli ordigni “fine del mondo” perché la gente devono sapere!?!!!. Poi però appena si arrabbia, si comporta come qualsiasi Cattivissimo Me anni ’80. Certo, lei è bella in maniera assurda e questo ci aiuta a crederle, ovvio.

6. Il nemico del mio nemico è mio amico
Diciamo pure che questa regola è vecchia come il mondo. Ma il modo in cui è trattata in Fast & Furious 8 ha del meraviglioso. Di solito coloro che hanno nemici comuni di solito si conoscono in quella occasione e fraternizzano. Ma qui, la legge di Vin Diesel è che alla fine di riffa o di raffa tu devi finire nella sua squadra. Perché lui è il re Leone e il barbecue in terrazza con preghiera toccherà pure a te, un giorno. E allora lui, forte del carisma bovino di chi non deve chiedere mai perché non saprebbe esprimere domande complesse, semplicemente pretende. E va dalla mamma di un suo arcinemico e in cinque minuti la convince a mettere su un complotto internazionale. Ovvio, no?

7. Abbiamo capito il genere della saga di Fast & Furious
Quelli bravi – un tempo anche io – parlarono di western metropolitano per descrivere questa saga. Avevano ragione, ma anche no. Perché qui parliamo di supereroi, di Avengers veri e propri. Il loro superpotere è un insensato legame emotivo – contate che una ragazza bellissima viene maltrattata solo per aver dubitato dell’amato Toretto, capofamiglia evidentemente fedifrago, ma non per loro – e una caratterizzazione dei personaggi degno della Marvel di un tempo. Loro non hanno superproblemi, solo supermotori e superstereotipi a cui obbedire. A questo mettete un’ironia ispirata ai film di Bud Spencer e Terrence Hill. Ma senza le sovrastrutture filosofiche di quei due.

8. L’importante non è vincere, ma scassare più macchine possibile
Vi ricordate quando i nostri erano fuorilegge col cuore d’oro e la marmitta modificata? In cui le macchine erano un’estensione del loro corpo, perché a ricomprarle e risettarle ci avrebbero messo anni e pure rimesso casa ipotecata? Ora questi bravi ragazzi se ne fregano: si sono venduti al sistema, che ovviamente li usa come carne da macello, solo per avere una scelta infinita di bolidi. Il supergarage che i servizi segreti mettono loro a disposizione è da urlo.

9. Il 9 lo fanno a Topolinia e Paperopoli
La Famiglia. Sentirete più volte questa parola in Fast & Furious 8 che la parola “amore” in un festival di Sanremo o nei titoli delle commedie italiane. Famiglia, famiglia, famiglia. Dominic Toretto non dice altro e dopo tutti questi film sappiamo che ha avuto a che fare con tutti i criminali, ma niente mafia. Quindi è proprio una famiglia tradizionale, quella che intende. Sì, ma quella di Disney: ci sono nipoti, cugini, amici stretti, ma discendenti diretti mai. Quando due della famiglia fanno sesso, non si riproducono, al massimo la prole arriva da un terzo. Insomma, come a Paperopoli: Paperino sta con Paperina, ma ha tre nipoti. Ovvio no?

10. Se vuoi fare un film coatto, devi essere anglofobo
Tratteremo la cosa più a fondo, perché parliamoci chiaro ormai è una discriminazione bella e buona. Vi ricordate quando venivano maltrattati personaggi italiani, francesi, a volte spagnoli? Ora il cinerazzismo è contro gli inglesi, sarà tutta colpa della Brexit. Jason Statham è oggetto di bullismo da parte di The Rock e non solo per metà film. Persino la madre lo sfotte. Che poi voi avreste il coraggio di prendere in giro un armadio a quattro ante come lui? Jason uno di noi.