‘Justice League’: chiedetegli tutto, ma non di fare squadra

Da Ben Affleck a Gal Gadot: il cast stellare del nuovo film dell'universo DC ci racconta come sono riusciti ad andare d’accordo

A San Diego, 2017. Dopo essere stati venerati, osannati, richiesti, vituperati, palpeggiati e toccati in pertugi a noi sconosciuti (!!!), La Bestia li vede arrivare, sfilare uno a uno, come se fossimo a una sfilata di moda: lo status di culto (o figaggine) raggiunto da questi Supereroi è ormai paragonabile solo a quello delle modelle-lingerie dei Victoria’s Secret Show. C’erano a vederli più di 7mila fan, che hanno persino dormito all’aperto (marciapiedi, sdraio, prati, ende, ecc.) la notte prima, tutto pur di poter entrare nella famigerata SALA H del mitico Comic Con. E noi c’eravamo, senza fare nessuna coda (Rolling Stone fucking rules!).

Per prima Gal Gadot a.k.a. Wonder Woman, potente guerriera amazzone con vestitino sberluscente a palla da discoteca, seguita da Ben Affleck-Batman, combinazione perfetta di straordinaria abilità fisica e mentale in t-shirt e mocassini; poi il gigante hawaiano Re dei Sette Mari Jason Momoa-Aquaman, camicione marocchino bianco e capelli biondi rasta lunghi; la versione Harry Potter di un super-iper-velocissimo Ezra Miller-Flash e, per ultimo, mezzo-uomo e mezzo-robot super tecnologico: Ray Fisher-Cyborg, in versione atletica. Mo’ che ce li abbiamo, sotto con le domande, raga!

Dove comincia questa storia?
GADOT: Cronologicamente viene dopo Batman v Superman: Dawn of Justice. È passato del tempo, ma non possiamo specificare quanto: un mese, un anno, un nanosecondo.

È stato difficile unire tutti questi personaggi dai background completamente diversi e renderli parte di un gruppo omogeneo?
AFFLECK: Più facile a dirsi che a farsi, ma era necessario, perché questo è proprio il tema del film, diversi individui, dotati di superpoteri, che si trovano per collaborare alla riuscita di un qualcosa in comune. Non si ritrovano tutti insieme allo stesso momento, ma li scopriremo lungo il percorso. Ovviamente vengono contattati da Bruce Wayne, che cerca di convincerli sia dell’importanza della missione, sia della necessità di formare un gruppo unito. È una dinamica che ci ha anche permesso di creare alcune scene davvero esilaranti.

Quanto sono cambiati i vostri personaggi?
GADOT: Era importante mantenere la propria identità visto che film, storia e regista sono diversi. Wonder Woman è la stessa di sempre, quindi per me non ci sono conflitti, mentre sarà divertente scoprire tutti gli altri, i rispettivi background, vite parallele, vizi e virtù del gruppo che andrà a formarsi.
AFFLECK: Bruce, senza tralasciare la serietà della missione e della minaccia che incombe, per una volta deve aprirsi, rivelare i propri pensieri, dare agli altri qualcosa di se stesso e del proprio passato, visto che è lui il catalizzatore del gruppo. Verrà reso più umano dalla sincerità di Flash, dal calore di Diana ma anche dalle provocazioni di Aquaman.
FISHER: Cyborg cerca di capire cosa vogliono da lui. All’inizio non è mentalmente predisposto a lavorare con gli altri, non vuole saperne di far parte di un team… e se prima, essendo un atleta, si fidava della squadra, adesso, dopo l’incidente, deve capire come interagire.

E in questa storia che tipo di Batman troviamo?
AFFLECK: È una situazione molto diversa per Bruce, nel film precedente lo vediamo arrabbiato col mondo intero (ma soprattutto con Superman), mentre adesso lo vedremo recitare un ruolo più consono alla figura dell’eroe, in cui protegge e salva la gente, cercando allo stesso tempo di amalgamare questo nuovo gruppo. Questa è un’idea diversa dal solito, dato che quando pensiamo a Batman, è sempre stato un eroe solitario, pensieroso, psicologicamente oscuro, pieno di conflitti… mentre adesso deve cambiare.

Gal and Ben, possiamo dire che in un certo senso siete i “genitori”, le figure matriarcali e patriarcali dei Justice League?
AFFLECK: Sì, solo che mamma è bella, brava e buona, mentre papà… è un rompicoglioni! (Ridono)
GADOT: Sono due maschi alfa, in un certo senso, e l’aspetto più nobile di entrambi è che per sconfiggere il male e far trionfare il bene e l’umanità, sono disposti a qualsiasi cosa. In questo senso, io e Batman siamo abbastanza simili, abbiamo un sacco di cose in comune, vedeteci come se fossimo un yin & yang, e dove WW è più amabile e aperta, Batman è più sofisticato.
AFFLECK: Sì, in realtà sono un po’ stronzo! Ecco perché stanno bene insieme, sono due facce della stessa medaglia, e lavorano per la stessa causa.

Come siete stati scelti per la parte?
MOMOA: Ho fatto un’audizione per Batman v Superman, e anche se sapevo che non mi avrebbero mai offerto il ruolo di Batman, mi sono presentato perché Zack (Snyder, il regista del film, ndr) me l’ha chiesto personalmente. Si trattatava di una sola scena, forse voleva vedere come reagivo. Beh, non mi sono certo tirato indietro, e ho fatto esattamente l’opposto di quello che mi hanno chiesto, mostrando la versione più “deliquente e disgraziata” della mia interpretazione di Batman. E poi me ne sono andato. Il giorno dopo mi chiama il mio agente, dicendomi: “Guarda che Zack vuole vederti”. Ero molto sorpreso, soprattutto quando mi ha offerto il ruolo di Aquaman. Proprio a me, che non sono né biondo né bianco. Poi Zack mi ha spiegato come vedeva il mio personaggio e l’ho trovato molto cool.

MILLER: Mi ha chiamato Zack, e quando mi sono presentato per il test, mi ha chiesto di fare una cosa che non c’entrava niente con Justice League. Questo mi ha sorpreso, credevo di aver capito male la trama del film!
MOMOA: Ray invece era stato scelto per il ruolo di Wonder Woman…
FISHER: Sì, però a Zack non piacevano le mie gambe, e gli ho chiesto se mi faceva provare per un altro ruolo, più adatto alla mia costituzione fisica. Scherzi a parte… era il 2013, avevo appena finito di interpretare Muhammad Ali a teatro, a New York, e qualche mese dopo mi sono incontrato con i produttori dello Studio Warner, i quali mi hanno informato che prima o poi mi avrebbero fatto fare qualcosa… di segreto nel franchise Batman/Superman, ma senza specificare il ruolo. Fin da bambino sono un fan di entrambi, quindi: fuck, gli ho risposto, avrei interpretato qualsiasi cosa, un albero, un sasso, una comparsa. L’importante era avere quell’opportunità. Dopo qualche mese ho parlato con Zack, mi ha spiegato il personaggio di Cyborg, ho fatto un paio di screen test e me ne sono andato. Era fatta.

Gli eroi di Justice League possono avere oggi una connessione emotiva con i giovani delle nuove generazioni?
FISHER: Credo di sì, per via delle storie che raccontano, per i personaggi che sono e per quello che rappresentano. Oltre al fatto di avere ’na figata di superpoteri (à-la Suburra, in romanesco), la Justice League può essere vista anche come una iterazione moderna di quelli che erano gli dèi della mitologia greca.

Ditemi due cose che ci sono nel film che sono merito esclusivamente di Joss Whedon (sceneggiatore e regista del film, subentrato a Snyder dopo il suicidio della figlia di questi, ndr).
GADOT: Oltre a lasciarci molto spazio per rappresentare i nostri personaggi, Joss è consapevole del proprio ruolo e di quanto sia capace di dare una visione moderna, divertente e drammatica a un film del genere, senza far pesare o imporre solo le sue regole. È un grande.
AFFLECK: Joss ha portato al film quello che tutti i bravi registi devono portare: un’estetica, un’intelligenza raffinata, l’istinto per cosa funziona e cosa no. Inoltre ha dato ai personaggi una patina di umanità e di realtà importante per la trama. Ha già dimostrato di saperlo fare con gli Avengers. Joss è un ottimo storyteller, sa prendere il pubblico per le palle e per il cuore. Era un compito delicato, perché tanta gente conosce a memoria i fumetti. Non è facile fare un film del genere.

Com’è stato lavorare con Zack?
AFFLECK: Dopo la tragedia che lo ha colpito ha deciso di prendersi del tempo, ma siamo stati fortunati a trovare Joss. È stato un processo nuovo per me, non avevo mai lavorato con due registi diversi, con visioni ed estetiche diverse. Anche io mi sono innamorato di come lavora Joss. Abbiamo fatto cose incredibili insieme.
MILLER: Sì, Joss è stato fantastico, ma vorrei spendere una parola per Zack. Quando sei sul set e stai per entrare in azione, dire le tue battute, di solito il regista ti prende sottobraccio e ti mostra quello che vorrebbe tu facessi. Con Zack mi sono lasciato trasportare completamente: tirava fuori dei quaderni rilegati in pelle dove aveva disegnato a matita e carboncino tutti i movimenti del mio personaggio, tutte le angolazioni possibili in cui lo avremmo visto agire. Su questi quaderni c’erano tutte le immagini, le inquadrature e le panoramiche del film. TUTTE! Alcune in maniera estremamente dettagliata, altre buttate giù solo per indicare i movimenti della cinepresa. Sai cosa vuol dire fare un film tratto da un fumetto e poter lavorare su una direzione studiata a tavolino? Significa avere una visione forte e personale, da auteur. Zack è unico. Ci sono pochi registi come lui.

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