I nuovi volti del cinema italiano

Pochi social, molti sogni e tanto lavoro. Abbiamo messo insieme cinque tra i talenti emergenti più hot. Cinque facce bellissime, cinque storie da raccontare

Chiedi a un attore emergente qual è stato il momento in cui ha realizzato che la sua vita stava cambiando: «Quando ho capito che con questo lavoro ci potevo pagare l’affitto, le bollette. E mi sono detto: “Wow, a’ facc’ ro’ cazz”, che svolta! Allora devo andare avanti». Quando parte la spontaneità ad Antonio Folletto, esce anche il dialetto. Nato a Napoli ma cresciuto a Viareggio, lo conoscete come ‘O Principe di Gomorra – La serie (e sulla sua scena-clou vi siete disperati e avete maledetto gli sceneggiatori, lo sappiamo), ma anche come l’agente scelto Marco Aragona ne I bastardi di Pizzofalcone. A teatro invece è stato Romeo nell’adattamento di Shakespeare diretto da Andrea Baracco, con Alessandro Preziosi nei panni di Mercuzio.

Quello che non sapete, forse, è che è stato incredibilmente bocciato tre volte al provino per entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia: «Le prime due mi sarei respinto da solo, non ero preparato bene, la terza ero più pronto, prima ho frequentato per un anno il Teatro Azione e la mia insegnante mi ha consigliato di provare l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Ho pensato: “Mamma mia, dicono che sia pure più complicato perché ci sono ben tre prove d’ingresso”. E invece lì sono entrato subito». In un periodo dove tutto va a mille, in cui la fama è un video su YouTube, nel mondo della recitazione le cose funzionano diversamente: studio, serietà, preparazione, gavetta, anche qualche no, o più di qualche. «Questo lavoro richiede tanta salute, soprattutto in teatro: è un gioco molto severo», spiega Antonio. «È quello che ci chiedono, di giocare, ma molto seriamente». Fare l’attore è un privilegio da guadagnarsi giorno dopo giorno. E lo sanno bene i volti emergenti del cinema e della televisione. Ne abbiamo messi insieme cinque: cinque talenti tra i più lanciati, cinque facce fighissime, cinque storie da raccontare. Storie che, probabilmente, non vi aspettate.

I nuovi volti del cinema italiano

LE GEMELLE FONTANA. Nate nel ’97, sono diventate ‘siamesi’ per “Indivisibili”. Da sinistra, Angela: cappotto DROMe, camicia FRED PERRY, gonna in denim PEPE JEANS LONDON, orecchino TROLLBEADS; Marianna: chiodo in vernice DEPARTMENT FIVE. Sulle labbra Maetallique n.09 e 03, sul viso Belle de Teint Summer 2017, tutto LANCÔME. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Prendi Angela e Marianna Fontana, ovvero le gemelle protagoniste di Indivisibili, il film-caso dell’ultima stagione: hanno solo vent’anni, grinta da vendere e sono… sagge. Quando lo sottolinei si imbarazzano, ma è evidente che sono delle millennial atipiche: arrivano sempre in anticipo di qualche minuto, non bevono, non fumano, preferiscono un film alla discoteca, non sognano la vacanza a Ibiza ma piuttosto di fare il Cammino di Santiago zaino in spalla: «Siamo due vecchiette nell’animo», ride Marianna, «Dovevi vederci ieri sera qua a Milano che andavamo in giro a braccetto, chiaccherando». Sono cresciute a pane, cinema e musica grazie alla mamma in un piccolo paese in provincia di Caserta, Casapesenna: «Lì non c’è nemmeno una sala, quando vuoi vedere un film devi spostarti e diventa un momento sacro. Spesso una passione nasce da qualcosa che non hai», spiega Angela.

I nuovi volti del cinema italiano

ANGELA FONTANA. Pull COLMAR, eco pelliccia PRIMARK, pantaloni CALVIN KLEIN JEANS, décolleté DIESEL. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Hanno studiato alla Ribalta di Napoli e parlano con disinvoltura di Anna Magnani e del regista sudcoreano Kim Ki-duk: «Lo scorso anno eravamo a Venezia e c’era pure lui, ma non lo sapevo! È un genio, lavorare con lui è il mio sogno», si entusiasma Marianna. Vogliono fare cose che le arricchiscano, insieme ma anche separate, «perché ognuna deve trovare la propria strada», ci tiene a precisare Angela, che ha in uscita per ottobre una pellicola di Marco Tullio Giordana, titolo Due soldati, mentre Marianna ha in cantiere un progetto di cui non può parlare. Per lei l’attimo in cui è cambiato tutto è stato sul palco dei David di Donatello, quando hanno ritirato il premio per la miglior canzone: «Non lo dimenticherò mai. Ma anche la prima in sala alla Mostra del Cinema è stata incredibile».

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MATTEO MARTARI. Nato nel 1983 a Verona. Di recente è stato protagonista di “2night” al cinema assieme a Matilde Gioli, mentre in televisione è Andrea Russo nella fiction “Non Uccidere”e Albert Kroess in “un passo dal cielo”. Total look DIESEL, bracciali a catena X JEWELLERY. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Il momento in cui capisci che si fa sul serio, dicevamo. «Perché, si fa sul serio?», scherza Matteo Martari. «Io credo di aver fatto sul serio da sempre, anche quando facevo il pane». Prima della moda, prima della recitazione, a Verona faceva il panettiere: «È un mestiere che ho amato molto: partire da una materia prima, impastare con le proprie mani e creare un prodotto finito che dà goduria alle altre persone. È un peccato che i ragazzi oggi lo snobbino». Poi l’arrivo a Milano, dove lavora in un ristorante, un agente lo nota e inizia la carriera da modello: «I primi due anni ho continuato comunque a servire ai tavoli, quello del fashion è un ambiente particolare. Poi qualcosa si è mosso, sono stato fortunato e ho viaggiato un sacco».

«Avrei potuto continuare per altri 10 anni, ma ho fatto una scelta, ho deciso di fare una scuola di teatro a Milano: Quelli di Grock». Tanti provini, e nel giro di un paio di anni diversi ruoli: dalla web serie Under, al cinema con La felicità è un sistema complesso, 2night e l’esperienza internazionale di Le roedoutable del premio Oscar Michel Haznavicius, regista di The Artist, fino alla tv con Luisa Spagnoli e Non uccidere, dove interpreta Andrea Russo. Con quella voce: «Devo ringraziare mio padre, è un suo regalo… Sai cosa?», mi dice, «Spero di non realizzare mai quello che mi chiedevi prima, qual è “il momento in cui tutto è cambiato”, perché significa fermarsi e pensare: “Guarda dove sono”. Voglio solo godermi quello che sto facendo». Tradotto, presto sarà nella seconda stagione di Sotto copertura e nel film biografico su Fabrizio De André, Principe libero.

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ALESSIO VASSALLO. Palermitano classe ’83, ha esordito al cinema nel 2006 con “Niente Storie”. In Tv è il vice commissario Mimi Augello ne “Il giovane Montalbano” e Daniele nella fiction di Cinzia TH Torrini, “Sorelle”. Total look SALVATORE FERRAGAMO. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Le storie le raccontano per lavoro ma, come spesso succede, sono proprio le loro storie a essere le più interessanti di tutte. «Stavo andando a Modena volevo fare l’Accademia dei Carabinieri», spiega Alessio Vassallo, «e mi hanno operato di appendicite. A 18 anni mi bullizzavano perché ero timidissimo, nel letto a fianco c’era un insegnante di teatro che mi ha proposto di fare un corso con lui: mi si è aperto un mondo». Da Palermo, Alessio ha preso un treno per
Roma: «All’inizio non sapevo nemmeno dove dormire, poi ho trovato questo pensionato, un po’ stile Fino a qui tutto bene (il film di Roan Johnson che racconta gli ultimi giorni di vita universitaria di un gruppo di ragazzi, nda)». Ma prima di arrivare sul grande schermo ha frequentato pure lui la Silvio D’Amico, poi il teatro con Luca Ronconi, e la tv: Vite spericolate con Beppe Fiorello. Ora Alessio è per tutti il vice commissario Mimì Augello ne Il giovane Montalbano, di cui è stata confermata la terza serie. Lo vedremo anche al cinema con Taranta on the Road, una commedia sull’immigrazione e con Il giorno più bello, il primo film sulle nozze gay in Italia.

Da sinistra, giacca e gonna LONGCHAMP, T-shirt LEVI’S RED TAB, occhiali MOSCHINO. Giacca e gonna LONGCHAMP, T-shirt LEVI’S RED TAB, choker RED VALENTINO. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Intanto, però, la passione per il palcoscenico è rimasta, solo quest’anno ha recitato in due spettacoli: Dieci storie proprio così, opera-dibattito sulla legalità, e Il viaggio di Enea. «Il teatro mi ha guarito dalla timidezza, anche se mi è rimasto uno sguardo stupito, ingenuo». Quando torna in Sicilia, i bulli che lo tormentavano gli chiedono di farsi un selfie insieme: «Mi fanno sorridere. Nelle scuole dico ai ragazzi che quegli anni sono un passaggio velocissimo, e che il bullismo viene dal branco, non dalla singola persona, che è dettato dalla noia: trovatevi delle passioni!». E stiamo parlando di bullismo vero, non degli hater. «Io non sono contro i social, perché li uso…».

I nuovi volti del cinema italiano

Da sinistra, MATTEO MARTARI: pantaloni WRANGLER, cappello BLAUER USA, sneakers CONVERSE; ANTONIO FOLLETTO: camicia DOCKERS, pantaloni TELA GENOVA; ANGELA FONTANA: giacca e gonna LONGCHAMP, t-shirt LEVI’S RED TAB, occhiali MOSCHINO; MARIANNA FONTANA: giacca e gonna LONGCHAMP; ALESSIO VASSALLO: giacca in pelle MCS, pantaloni WRANGLER. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Assist di Alessio, e apriamo la parentesi digitale. Anche qui viene fuori quello che non ti aspetti, almeno pensando all’età e al lavoro che fanno: «Ho Facebook e Instagram, ma Twitter lo utilizzo molto meno perché 140 caratteri mi sembrano poco democratici. È un mondo un po’ riduttivo, vediamo tutto tramite un filtro, uno schermo minuscolo: pensiamo di essere più liberi, ma stiamo tutti con la testa bassa. Poi la cosa che mi fa impazzire sono le frasi fatte: terribili!». Nemmeno Angela e Marianna sono fissate: «È divertente, espongo i miei pensieri, magari metto una foto se mi va», spiega la prima, che per il ruolo nel film Like me back di Leonardo Guerra Seràgnoli sta facendo delle ricerche: «Interpreto un personaggio che è il contrario di me, intrappolato nell’universo digitale, è un processo molto rischioso e complesso, che ti espone tanto, forse troppo». Marianna usa pochissimo il telefonino: «Ieri ho rotto un altro cellulare, ne ho cambiati in tutto sette. Quella che fa le foto e tagga è Angela, io rispondo alle mail, sono più la ragazza con le cuffiette sempre alle orecchie per ascoltare la musica. Uso i social per condividere alcune passioni, qualche immagine artistica, ma quello a cui tengo resta ben nascosto».

Antonio invece si definisce «molto socievole e per niente razzista nei confronti di chi è super social: ho un profilo Facebook, ma è privato, e i miei amici sono quelli vecchi, di sempre. Credo che quel mondo sia fondamentale per molte cose, ma per altre lo trovo aggressivo. Poi magari dopodomani inizio a fare miliardi di post: ‘a vedo difficile, però…», ritorna il napoletano. Ridiamo. Matteo è per la giusta misura: «Sono su tutti e tre i social, penso che utilizzati nel modo corretto siano strumenti potentissimi, il problema sta nell’abuso, che è dannoso per l’essere umano dentro di noi. Cosa pubblico? Quando sono stato invitato in griglia di partenza al MotoGp del Mugello, ho fatto una foto e l’ho pubblicata per far morire d’invidia i miei amici».

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ANTONIO FOLLETTO. Napoletano, 29 anni. Dopo aver esordito al cinema con “L’attesa” nel 2015, ha interpretato ‘O Principe per “Gomorra – La serie” e Marco Aragona ne “I bastardi di Pizzofalcone”. Total look PRADA. Foto di Carlo Piro, style Francesca Piovano

Parliamo di sogni. «Tanti, tantissimi», racconta Matteo, «più a occhi aperti, perché quelli che faccio di notte non me li ricordo. Dicono che se li racconti i sogni non si avverano», prova a evitare la domanda ma non ci riesce, sorride. «Voglio conquistare una serenità piena: essendo molto sanguigno, vivo le cose belle molto bene e le cose brutte molto male. E la serenità è il giusto equilibrio tra il viverle molto bene e il viverle molto male. Per il resto voglio continuare questo percorso a cui tengo molto». Se Angela parla di realizzarsi, di tranquillità «perché mi faccio mille problemi nella vita e mi piacerebbe stare più tranquilla», Marianna non vuole «avere rimpianti». Ma una cosa è certa. Nulla si metterà mai tra di loro: «Nemmeno un ragazzo?», chiediamo. «Assolutamente no, noi siamo un piccolo mondo».

Tocca ad Alessio: «C’è una frase siciliana che dice: “I tuoi sogni nel cassetto si sono fottuti il comodino”», ride. «Mi piacerebbe recitare in inglese, fare una serie tv internazionale tipo The Crown: mi candido per interpretare l’usciere di Buckingham Palace, sai quelli che chinano la testa, che nemmeno li vedi in faccia?». Ma poi si va sul personale: «Prima zero, ma adesso che ho 34 anni, quando vado in giro e vedo i bambini… Insomma, inizio a pensare che forse mi piacerebbe diventare papà». Già, perché nei sogni ci sono anche la famiglia, gli affetti. «Sogno con tutto me stesso di continuare a essere amato così dalle persone che amo», con- fessa Antonio. E professionalmente? «Semplice, di continuare a pagarmi l’affitto».