‘Gomorra’, il finale è l’occasione per un po’ di coraggio

Per la serie di Sky Atlantic - l'ultima puntata in onda stasera - è arrivato il momento di fare tabula rasa, così da poter proiettare il racconto verso scenari nuovi
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Si dice che il terzo album sia quello della consacrazione. Se lo azzecchi è fatta, sennò è meglio cominciare a prepararsi ai casting per il Tale e quale show. Per le serie tv vale più o meno lo stesso discorso. D’altronde se sforni una prima stagione d’impatto, che non è scontato, e sai tenere botta per tutto il secondo ciclo, che è non scontato neanche questo, riuscirci pure la terza volta è ciò che chiude la partita una volta per tutte. Game, set. match.

Per Gomorra, giunta al terzo giro di boa dopo essersi conquistata meritatamente il titolo di miglior prodotto televisivo italiano forse di sempre, è arrivato il momento della verità. Di sicuro la serie, che non manca affatto di coraggio, non si è resa le cose facilissime per questa dura prova: protagonisti falcidiati uno dopo l’altro, storyline sviluppate e portate a compimento a gran velocità, colpi di scena, tradimenti e cambi di fazione in ogni possibile combinazione… Insomma, gli autori non si sono risparmiati niente ed è stato ciò che ha decretato il loro successo, proprio come avvenuto per suoi protagonisti, Ciro e Genny, che per salire al potere non hanno avuto pietà di niente e nessuno.

I primi 3 episodi della nuova stagione, sotto questo aspetto, si sono dimostrati in linea con le vette qualitative toccate in precedenza. È stato appassionante assistere alle ore successive alla morte di Pietro Savastano, la fuga di Ciro, l’incoronazione di Genny. È quasi parso di trovarsi davanti a un series finale per potenza e coerenza tematica, la stessa potenza e la stessa coerenza tematica che ci hanno regalato quell’eccezionale episodio ambientato a Lyulin, nella periferia di Sofia, con tanto di sequenza a là Taxi Driver che pareva quasi regalarci l’addio perfetto al personaggio di Ciro Di Marzio.

Ma, come si dice, “The show must go on” e la premiata ditta Ciro & Genny non la si può certo salutare per sempre. Dalla quarta puntata in poi, però, la stagione ha pian piano perso di focalizzazione, spostandosi dal suo asse non solo dal punto di vista geografico (Scampia compare molto meno, l’azione “trasloca” a Napoli centro), ma anche narrativo.

L’amicizia/rivalità fra Genny e Ciro, vero carburante delle prime due annate, pare essersi risolta in una collaborazione affiatatissima, la nuova generazione di personaggi introdotti (tra cui spiccano Sangue Blu e Valerio, così come il clan nemico dei Confederati) ha difficoltà a dimostrare il peso e il carisma di quella passata. Questo ha purtroppo anche una ricaduta sui personaggi già conosciuti e amati, tra cui Patrizia e Scianel, che agiscono ora quasi di maniera, come se avessero smesso di essere personaggi e avessero invece iniziato a interpretare i loro stessi personaggi. Che fine ha fatto il carattere viscerale, imprevedibile, che aveva definito la serie finora? Manca il conflitto, i nemici sono eccessivamente chiari e definiti, la strada da battere lineare, l’ascesa al potere di Sangue Blu e dei suoi compagni d’armi troppo vicina a Romanzo Criminale.

Questa sera su Sky Atlantic andrà in onda l’attesissima conclusione di stagione, in cui assisteremo con tutta probabilità alla resa dei conti tra la fazione di Genny e quella dei Confederati, vecchi signori del narcotraffico di Napoli, con una guerra ormai in proncinto di esplodere. Dalla risoluzione di questo conflitto si pianteranno anche i semi per il futuro della serie. Ma se Ciro ha ormai perso tutto e Genny, caduto dal trono, ha tutto da guadagnare, qual è la posta in gioco? Che sia proprio la ritrovata amicizia? Nei finali precedenti gli autori non hanno mai giocato sul sicuro cambiando radicalmente lo status quo. Per Gomorra è forse arrivato il momento di mostrare più coraggio di quanto abbia mai fatto, mirando a una totale tabula rasa che possa proiettare il racconto verso scenari nuovi e dinamiche originali. Perché se c’è una cosa che la serie ci ha insegnato è che per tenersi stretto il potere non bisogna avere scrupoli.