‘Black Panther’ matters

Il nuovo film Marvel (al cinema da oggi) è importante per tutti. E non solo perché la colonna sonora è di Kendrick Lamar.

Ci sono voluti 52 anni per vedere l’adattamento di Black Panther sul grande schermo. T’Challa, interpretato da Chadwick Boseman, è il primo vero supereroe di colore della Marvel, creato da Stan Lee e Jack Kirby e apparso per la prima volta nei Fantastici Quattro #52 del 1966.

La trama

Dopo la morte del padre, il principe T’Challa eredita il regno di Wakanda, fittizio stato africano ricco di Vibranio, prezioso minerale che il sovrano utilizza per il benessere del suo popolo; il risultato è una nazione non solo prospera e indipendente, ma anche tecnologicamente avanzata. Ma tutto questo attira nemici senza scrupoli, che vogliono rovesciare il trono e impadronirsi delle risorse di Wakanda. Di fronte al pericolo, il giovane re raduna i propri alleati e si prepara a respingere la minaccia.

La storia

Le avventure di Black Panther sono state ispirate in parte al famoso movimento politico rivoluzionario fondato da Huey P. Newton e Bobby Seale nel 1966 a Oakland, in California. «Esistono connessioni con la politica delle Black Panther», dichiara Boseman, «il partito stava cercando di creare qualcosa di simile a Wakanda: non erano separatisti, ma sapevano che, per prosperare ed essere indipendenti, le comunità nere dovevano essere autosufficienti. Il tema dell’autodeterminazione è molto importante anche nel fumetto».

Il cast

Come fonte di ispirazione per T’Challa, Chadwick Boseman ha attinto ai suoi miti personali. «Nelson Mandela; Shaka Zulu, primo sovrano dell’Impero Zulu; Barack Obama; Patrice Lumumba, Primo ministro della Repubblica Democratica del Congo; mio padre e alcuni insegnanti, persone che mi hanno insegnato, attraverso le loro azioni, a non accettare nessun tipo di ingiustizia».

Interviene Lupita Nyong’o, che interpreta Nakia, come le altre donne nel film un personaggio forte, lontana anni luce dalla classica donzella in attesa di un uomo per essere salvata. «Questo film è importante per ragazzi, ragazze e adulti, per chiunque sia alla ricerca di modelli di riferimento. Non è solo un film o un fumetto: nella vita tutti abbiamo bisogno di eroi, di persone da imitare che ci diano il coraggio di cambiare il mondo, di costruire un futuro migliore, per dare la possibilità a chiunque, anche chi non ne ha i mezzi o l’educazione, di capire chi siamo e da dove veniamo».

Il regista Ryan Coogler: «Nella fase di pre produzione mi sono chiesto cosa significasse essere africano. Volevo fare un film che riflettesse la vera cultura africana, che avesse una connessione profonda con il Paese dei nostri antenati. In Africa le donne hanno un ruolo importante in vari aspetti sociali, i ruoli e le dinamiche all’interno di una famiglia sono diverse da quelli di molti altri Paesi. Allo stesso tempo, la maggior parte delle famiglie nere negli Stati Uniti funzionano proprio grazie al ruolo delle donne che, spesso, sono le uniche figure genitoriali presenti. Quindi per me era importante dare un ruolo unico a tutte le donne del film, per riflettere in modo realistico il mondo in cui viviamo».

La musica

La colonna sonora è a cura di Kendrick Lamar, che per la prima volta nella sua stellare carriera ha prodotto, curato, scritto e cantato per un film, portando con sé una fila di stelle e amici dal mondo della musica black: All the Stars è il primo singolo in duetto con la cantante neo-soul SZA, mentre il secondo, King’s Dead, è di Jay Rock con featuring di Lamar, Future e James Blake. Black Panther: The Album è disponibile dal 9 febbraio.

Il futuro

Oggi come ieri, gli afroamericani (e le prossime generazioni) hanno sempre più bisogno di un supereroe che abbia il colore della loro pelle, ed è forse uno dei motivi per cui il film ha superato tutti i record di incasso nelle prevendite di casa Marvel, compreso il blockbuster Captain America: Civil War. «È molto importante che questo film abbia successo», interviene Michael B. Jordan, che interpreta Erik Killmonger, nemesi di T’Challa, «perché è il primo film con un budget da 200 milioni di dollari e un cast prevalentemente black, con parecchie donne protagoniste e un regista di colore. Quindi… se non funziona, non so se ci daranno mai un’altra opportunità!».

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