‘The Kolors’, «Elio e Le Storie Tese dicono che siamo belli come loro»

Stash, tra vincere Sanremo e rimanere tra i più trasmessi in radio cosa scegli? «Sanremo».

Sono a Sanremo con una canzone, Frida, che passa già su tutte le radio, cantano per la prima volta in italiano e hanno realizzato il sogno di condividere il palco con i loro miti. Stash, nella saletta dell’hotel che ospita i The Kolors, è visibilmente felice.

Partiamo dalla concorrenza. Qual è la vostra canzone preferita del Festival?
Quella di Elio e le Storie Tese. Sono i nostri maestri di vita.

Loro lo sanno?
Sì, e dicono che noi siamo i loro eredi.

In che senso?
Elio dice che siamo belli come loro, ma credo scherzi… E poi che siamo musicisti con i controcazzi. Solo essere nominati dai nostri miti è un onore. Noi poi veniamo dallo stesso locale da cui vengono loro.

Le scimmie?
Sì, gli Elio erano la resident band de “Le scimmie”. Noi con Rocco Tanica abbiamo fatto il primo disco, quindi sappiamo un sacco di aneddoti di quel loro periodo.

Tipo?
Tipo che a un certo punto volevano 50 000 lire per suonare mentre Le scimmie ne dava 30, e quindi si scocciarono e se ne andarono a Sanremo, dove vinsero.

Siete stati cover di Rolling Stone nel 2015. Fu, tra l’altro, una delle cover più contestate in assoluto.
Lo so. È stata anche la nostra cover più bella, però. Uscendo da Amici potevamo essere etichettati come la band teenager e basta, mentre noi avevamo già fatto molta gavetta di altro tipo. Questo ci aveva regalato delle ossa abbastanza dure da reggere le critiche.

Rolling Stone numero 10 The Kolors

Rolling Stone numero 10 The Kolors

Una critica giusta che vi hanno fatto?
Io ero abituato a un pubblico underground, ero sboccato anche sui social. Nel passaggio da Le scimmie ad Amici di Maria, avevo cambiato target, ero diventato un mito per tanti ragazzini e un autore mi disse: “Fai attenzione a quello che scrivi sui social, hai delle responsabilità adesso”.

Cosa avevi scritto?
Credo qualcosa tipo “Vattela a pijà nel culo”. Qualcuno su un sito aveva criticato il terzo album degli Arctic Monkeys che era pure il mio preferito, io me l’ero presa. Usai un linguaggio troppo colorito per protestare e lì capii che i 14 fan de Le scimmie erano diventati un po’ di più.

Il fenomeno hater come lo vivi?
Benissimo. Vado ad aprire i profili di chi scrive cose cattive, la maggior parte delle volte vedo che sono ragazzini giovanissimi che vogliono fare i fighi con gli amici della scuola, che peso posso dare a quella roba? È l’effetto abitacolo.

Cos’è l’effetto abitacolo?
Sei dentro una macchina o dietro un monitor e offendi perché sei schermato da qualcosa, hai un coraggio che al bar non avresti mai.

Cosa ne pensi della riammissione di Meta e Moro?
Noi siamo dalla parte della musica, ci sta bene così.

Quando siete stati annunciati tra i concorrenti del Festival 2018 che hai fatto?
Per me la vera gioia è stata sapere che c’erano gli Elio. E poi, anche se questo è un festival un po’ agè, ci sono dei mostri sacri, tipo la Vanoni.

A lei piaci?
Mi abbraccia sempre, dice che sono figo.

E a te piace?
Il nostro mondo non ha molto a che fare col suo, quindi sarebbe fighissimo fare qualcosa con lei. Ma qui a Sanremo tutti dicono a tutti “Facciamo qualcosa insieme!”, poi chissà.

Una cosa di cui ti sei pentito negli ultimi anni.
Di aver aspettato troppo tempo tra un album e l’altro. Venendo da un talent, tutto si consuma molto velocemente. Non è come quando gli Arctic escono con un album quattro anni dopo…

Gli outfit di chi sono?
Quasi tutti miei, li ho disegnati io (mi fa vedere i suoi disegni sul cellulare). Mi immaginavo con una giacca napoleonica. Fortuna ha voluto che Dolce e Gabbana ne abbia fatte di simili quest’anno, quindi un po’ sono cose mie, un po’ loro.

Siete tra i più trasmessi dalle radio. Tra vincere Sanremo e rimanere tra i più trasmessi in radio cosa scegli?
Sanremo.

Va bene, allora prometti a Rolling Stone che se vinci Sanremo fai qualcosa di folle. Tipo i calciatori che se vincono il campionato si fanno biondi, quelle cose un po’ truzze così. Potresti tagliare il ciuffo.
No, il ciuffo no, non me la sento.

Proponi un’alternativa.
Suonerò Frida davanti alle palme in Piazza del Duomo con pinocchietto, marsupio, canottiera da basket e infradito. Promesso.

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