Luc Besson: «Vi presento ‘Valerian’, il mio nuovo figlio»

Il regista francese torna alla fantascienza dopo il ‘Quinto Elemento’ con il film indipendente più costoso della storia e dopo aver scoperto Natalie Portman ci riprova con Cara Delevigne

Siccome sono l’ultima intervista della giornata, la prima cosa che chiedo a Luc Besson, quando entro nella stanza d’albergo dove abbiamo appuntamento, è se non sia stanco di fare promozione. Lui mi guarda e sorridendo mi dice: «Non ci si stanca mai a parlare dei proprio figli. Fosse per me potrei andare avanti all’infinito». Basterebbe questo per capire quanto Valerian e la città dei mille pianeti sia per lui un progetto speciale. Tratto dall’omonimo fumetto francese scritto da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, pubblicato per la prima volta nel 1967, di cui Besson era ossessionato da adolescente, racconta la storia di Valerian (Dane DeHaan) e Laureline (Cara Delevingne), due agenti segreti spaziali il cui compito è mantenere l’ordine nei territori della città di Alpha, una Metropolis senza fine (siamo nel XXVIII secolo), nella quale convivono specie provenienti da tutte le zone dell’universo, per condividere conoscenza, intelligenza e cultura.

Con un budget di 180 milioni, Valerian e la città dei mille pianeti, in uscita il 21 settembre, è il film indipendente più costoso della storia, e i fan di Besson ci troveranno dentro molto del suo cinema precedente, soprattutto Il quinto elemento, il film del 1997 che è diventato un classico del genere fantascientifico e che lanciò la carriera cinematografica dell’allora modella Milla Jovovich. Qui, invece, a fare da partner al protagonista Dane DeHaan, c’è un’altra modella, Cara Delevingne, molto a suo agio nella parte dell’agente spaziale. Un ruolo piccolo, ma molto significativo, ha anche la popstar Rihanna, mentre Clive Owen veste i panni del comandante Arun Filitt.

Come è nata la tua passione per le storie di Valerian e Laureline?
Avevo dieci anni ed ero appassionato di fumetti. All’epoca c’era un giornaletto che si chiamava Pilote, di cui andavo matto: usciva ogni mercoledì e aveva due pagine con le avventure di Valerian e Laureline. Praticamente aspettavo tutta la settimana per avere quelle due pagine da leggere. Era molto diverso da adesso, dove tutto è disponibile subito. Però era anche bello, perché in quel modo si dava valore alle cose. Ogni mercoledì tornavo a casa da scuola con il giornale, finivo i compiti, facevo ordine, e poi mi mettevo a leggere. Leggevo ogni numero dieci volte di fila. Un po’ come si faceva una volta con i dischi in vinile.

Quanto è simile il film al fumetto?
Ovviamente abbiamo dovuto espandere la storia, ma il tono generale è rimasto intatto, così come il DNA dei personaggi e l’umorismo di fondo.

Cosa ti piaceva così tanto del fumetto?
Le immagini erano meravigliose, e Valerian e Laureline erano personaggi super moderni e liberi. E poi Laureline è la prima donna eroina tosta che ho visto in vita mia, ben prima di Lara Croft. Per me è stato amore a prima vista. E mi ha aperto la mente: è come mangiare sushi per la prima volta, ti cambia il gusto e ti fa capire che esiste altro.

La tecnologia ha cambiato il modo in cui noi fruiamo dei prodotti culturali. Secondo te ha modificato anche la nostra capacità di immaginare?
Io sono cresciuto senza televisione. Il primo apparecchio è arrivato in casa mia quando avevo già 16 anni. Nessun videogioco, nessun telefono. Il cinema più vicino era a 12 chilometri di distanza. Però avevamo la natura e la conversazione: io e i miei amici parlavamo tantissimo. E leggevamo. Oggi i ragazzi hanno gli strumenti per parlare con il resto del mondo e dovrebbero essere più creativi, ma spesso non è così.

Ho visto che usi Instagram. Ti piace?
Ho iniziato l’anno scorso. Durante la produzione di Valerian postavo uno scatto al giorno. Mi piace fare foto, e cerco sempre di aggiungere un commento originale.

Il cinema oggi è dominato dai film sui super eroi. In che modo Valerian è diverso?
Ognuno di noi è diverso, io sono diverso dagli altri, e Valerian è il frutto della mia fantasia e visione. Credo sia un bene che ci sia così tanta scelta: siamo fortunati a vivere in un’epoca dove al lunedì puoi vedere un film, e il giorno dopo uno completamente diverso. Da spettatore, molti dei film che ci sono oggi in giro mi annoiano, perché troppo prevedibili, e per quanto siano fatti bene, dopo mezzora sai già chi è il cattivo e come finirà. Valerian e Laureline sono investigatori e c’è un giallo da risolvere, quindi fino alla fine c’è tensione. L’altro aspetto è la relazione tra i due protagonisti: sono due ragazzi che flirtano, si piacciono, ma la tensione sessuale non viene mai risolta e anche il loro rapporto non è chiaro del tutto. Gran parte del cinema si basa proprio su questo: riuscirà il ragazzo a conquistare la ragazza? È la storia più vecchia del mondo, ma è quella che funziona sempre, e se anche non ti piace il genere, rimani incollato fino alla fine allo schermo per sapere come andrà a finire tra i due, se si baceranno e inizieranno una storia d’amore.

Cara Delevigne in ‘Valerian e la città dei mille pianeti’, il nuovo film di Luc Besson

Come hai scelto Cara Delevingne per il ruolo di Laureline?
Le ho fatto un’audizione, perché volevo essere sicuro che fosse convinta. Si è dimostrata molto seria e preparata sul set.

Hai lanciato la carriera di Natalie Portman in Léon e di Milla Jovovich nel Quinto elemento. Ora lanci quella di Cara. Ti piace lavorare con attrici non ancora famose?
È stimolante, ma non è questo il motivo per cui le scelgo. Il mio criterio è sempre quello di fare la scelta migliore per il film. Prendi Léon: Jean Reno non era molto famoso, Natalie Portman era sconosciuta, Gary Oldman era uno dei migliori attori in circolazione. Il mix è stato vincente perché ognuno era perfetto per la parte. Lo stesso qui: non vedo nessuna attrice più giusta di Cara per interpretare Laureline. Jennifer Lawrence è bravissima, ma è troppo famosa e ha già fatto un paio di film di fantascienza: la gente vedrebbe lei, non il personaggio. Cara è fresca e credibile, non c’è bisogno di cambiarle i connotati o il colore dei capelli. Davvero: nessun’altra avrebbe potuto essere la mia Laureline.

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