Emilia Clarke: «Ho il mascara e un Q.I. alto, problemi?»

'Il Trono di Spade' ha trasformato Emilia Clarke in una guerriera e in una star. L'abbiamo incontrata e ci ha raccontato del futuro di Khaleesi, della Brexit e della sua casa di produzione per sole donne

È lunedì pomeriggio e la regina sta ordinando un tè, seduta sul divano in pelle di un hotel nel centro di Manhattan: «Posso fare l’inglese e ordinare un Earl Grey?», chiede Emilia Clarke. Il giovane cameriere è lieto di servirla, anche se forse non si rende conto di avere davanti Khaleesi, Madre dei Draghi, Signora dei Sette Regni. O forse sì. Dopo sei stagioni del Trono di Spade – la serie HBO diventata fenomeno culturale, trasmessa in 170 Paesi e capace di ispirare innumerevoli tatuaggi e un boom di bambini chiamati come i suoi personaggi, con una settima stagione iniziata il 17 luglio – Emilia Clarke sorride e si mette comoda sul divano: «Sono un disastro con la celebrità, non sono brava a gestire il fatto di essere riconosciuta».

Emilia Clarke, foto di Mark Seliger

Quando l’ho incontrata la prima volta, nel 2013, Emilia aveva 23 anni, e in pochi la riconoscevano senza la parrucca bionda. Non era neanche pronta a fare dei paragoni tra la sua personalità e quella del suo personaggio, una regina guerriera. Sembrava ancora un po’ in soggezione per il fatto di aver avuto la parte, anche perché quello di Khaleesi era il terzo ruolo in assoluto della sua carriera: «So bene quanto tutto questo possa sparire in un attimo», mi disse allora nel camerino di un teatro di Broadway, mentre provava il ruolo di Holly Golightly in Colazione da Tiffany. Quattro anni dopo Emilia è rimasta la stessa, ha un gran senso dell’umorismo e un buon carattere, ma è evidente che sia entrata in un altro territorio. Anche se è vestita in modo semplice, con un paio di jeans e i capelli raccolti in modo disordinato in una crocchia, Emilia è un raggio attraente, luminoso, quasi scintillante, e costringe praticamente chiunque a guardarla. In altre parole, sembra la regina Khaleesi. In fondo ha trascorso gran parte della sua vita adulta a impersonare una delle figure femminili più forti e dominanti mai create nella cultura pop contemporanea, parlando della sua nudità sullo schermo in termini apertamente femministi.

Ha appena compiuto 30 anni («Cosa che mi ha dato un leggero senso di panico», dice) ed è comparsa al cinema in diversi ruoli, tra cui quello della nemica di Arnold Schwarzenegger in Terminator Genisys. Inoltre, come tutti noi, ha vissuto la Brexit e l’ascesa di Trump, o come dice lei stessa: «Il 2016, il fottuto anno in cui è successo tutto quello che di male poteva succedere». I tempi sono cambiati, nel bene e nel male. «Non si può pensare che la gente smetta di lavorare e scenda in piazza a protestare ogni giorno», dice a proposito della debole risposta a questi avvenimenti. «Rimarremo in questa situazione per molto tempo». L’era post-Brexit non farà altro che amplificare le differenze di pensiero: «All’improvviso ti chiedi: “Ma come è possibile che la mia visione delle cose sia così diversa da quella dei miei vicini?”».

Emilia ragiona sempre con la sua testa. È ben consapevole di essere una delle poche donne con un ruolo importante nel mondo del cinema, che i personaggi femminili hanno quasi sempre meno battute di quelli maschili, anche quando sono le attrici principali, che sul set le donne devono arrivare ore prima dei colleghi maschi per truccarsi e pettinarsi: «Mi rendo conto di essere ingenua a dirlo, ma mi sembra di avere a che fare con una forma di razzismo. Sai che esiste, e a un certo punto dici: “Oh mio Dio, ma è ovunque!”. All’improvviso ti rendi conto e sbotti: “Aspetta un attimo, vuoi dirmi che mi stai trattando diversamente perché ho un paio di tette? Sta succedendo davvero?”. Ci ho messo un po’ a capirlo, ma adesso mi guardo intorno e mi rendo conto che accade ogni giorno». Ammette che per una donna che senza dubbio ha beneficiato e non poco delle sue tette, è complicato parlare di questi temi.

Nel 2015 è stata nominata Donna più Sexy del Mondo dalla rivista Esquire («Mia mamma ha corrotto la giuria», dice) e nel Trono di Spade è comparsa più volte nuda: «Ma questo non mi impedisce di essere femminista. Sai che c’è? Ho il mascara sugli occhi, ma ho anche un quoziente intellettivo sopra la media, quindi le due cose possono stare insieme». La sua voglia di essere credibile come portavoce dell’autodeterminazione femminile è una delle ragioni per cui Emilia è contenta dell’evoluzione del suo ruolo: Khaleesi è una donna letteralmente risorta dalle sue ceneri, che ora sembra destinata a vincere. «Nel corso della storia le donne sono state grandi leader, e mi sento fortunata a interpretare una di queste. Se qualcuno pensa che un personaggio del genere non sia necessario, basta guardare la situazione politica che stiamo vivendo. È assolutamente indispensabile», dice.

Ho un paio di tette, per questo la gente mi tratta in maniera diversa

Tutto questo per dire che Emilia Clarke sta vivendo il suo personaggio in un modo molto diverso da quanto ha fatto nel corso della prima serie, quando l’attrice era appena arrivata dall’Oxfordshire. È cresciuta in campagna, a un’ora da Londra, in mezzo alle mucche e mangiando meat pies: «Avevo un ruscello in giardino e intorno c’erano solo campi. Andavamo a raccogliere funghi e c’erano le anatre. Era un posto idilliaco sotto tutti i punti di vista». Come suo fratello maggiore, ha studiato in una scuola privata di Oxford e ha dovuto far fronte a molte difficoltà: essendo figlia di un sound designer (che aveva iniziato come roadie) e della vicepresidente di una società di marketing (partita studiando da segretaria), veniva esclusa dai suoi nuovi compagni, tutti figli dell’alta società. «Era una scuola di lusso, e noi non eravamo adatti», racconta. Emilia era anche l’unica allieva con inclinazioni artistiche in una scuola che dedicava poche attenzioni alla creatività: «Giocavano tutti a hockey e volevano diventare avvocati. È stato doloroso. Volevo essere amica di tutti, ma mi tenevano in disparte».

Dopo il diploma ha fatto domanda per entrare al RADA, al LAMDA e alla Guildhall, le tre principali scuole britanniche per aspiranti attori, ed è stata rifiutata da tutte e tre. Ha trovato allora lavoro come cameriera: ha risparmiato soldi, girato l’India e il Sudest Asiatico con lo zaino in spalla. Poi: «Ho fatto domanda a tutte le scuole possibili e immaginabili», prima di venire presa al Drama Centre di Londra. «Ci sono entrata per un pelo, mi hanno telefonato e mi hanno detto: “Una ragazza si è rotta la gamba, se vuoi è rimasto un posto libero”». Anche alla Drama ha dovuto imparare a farsi strada. Non è mai stata una delle preferite e ha interpretato soprattutto ruoli difficili: donne anziane, prostitute. «Se a scuola sei una delle prime della classe sei fottuta per tutta la vita», dice. «Esci da lì è pensi che ti sia tutto dovuto, mentre se non hai avuto nulla dici: “Sono capace di fare qualsiasi cosa, lavorerò più di quanto si possa immaginare”».

Si era data un anno di tempo per riuscire a farsi strada nel mondo del cinema. Più o meno quando l’anno stava per scadere, proprio quando era senza soldi, senza speranza e stava già pensando a un piano alternativo, ha ricevuto una chiamata dal suo agente. Emilia è piccola di statura, formosa e ha i capelli scuri, ma l’agente le aveva procurato un provino per il ruolo di una ragazza bionda, alta e longilinea di nome Daenerys Targaryen. Emilia non sapeva chi fosse, andò su Google, fece un corso accelerato sulla saga fantasy creata da George R.R. Martin e poi si presentò davanti ai capi della HBO. A un certo punto, durante il provino, si è ritrovata persino a ballare. Ma soprattutto, è riuscita a mostrare tutto ciò che la HBO stava cercando: la vulnerabilità di una ragazza che non era mai stata presa in considerazione, ma anche la forza di una giovane donna cresciuta accanto a una madre capace di costruirsi una carriera partendo da una scuola per segretarie. «Mia mamma è stata il mio esempio. La mia famiglia ha sempre voluto che espandessi la mia mente, invece che pensare a restringere il mio fondoschiena».

Anche per questo il 2016 è stato per lei un anno orribile. Il 10 luglio suo padre è morto di cancro. È stato lui, con il suo lavoro dietro le quinte, a far nascere in lei la passione per la recitazione. Emilia stava girando un film in Kentucky e non è riuscita a stargli accanto per dirgli addio. Quando la situazione è peggiorata, ha finito le riprese in fretta ed è salita su un aereo, ma quando è arrivata all’aeroporto di Londra ha scoperto che era troppo tardi. «Sono ancora sotto shock. Non esiste un modo per quantificare un dolore del genere. Ci sono dei libri sulla gestione del lutto, ma non esiste una guida che ti dica cose tipo: “Martedì ti sentirai così, ma giovedì sarai a questo punto”».

Tre settimane dopo la morte di suo padre, Emilia iniziava a girare la settima stagione del Trono di Spade. La Brexit era appena diventata realtà: «Il mondo mi è sembrato subito molto più difficile e spaventoso senza mio padre. Questi due eventi accaduti in rapida successione mi hanno fatto riconsiderare chi sono. Ho pensato: “Sono una donna e non siamo in tante nel mio mondo. Devo essere incredibilmente sicura di me e padrona delle mie scelte”». Questo influisce anche sul suo modo di comportarsi sul set. Il suo approccio al mondo è basato sulla leggerezza e sulla autoironia.

«Quando passi la giornata a discutere delle questioni politiche che si svolgono nel castello di Approdo del Re, è importante non dimenticarsi di fare il ballo del pinguino tra una scena e l’altra!», dice il suo collega Peter Dinklage, a proposito della capacità di Emilia di scherzare sul set. Lei invece racconta quello che le passa per la testa quando si trova a recitare con un drago meccanico: «È arrabbiato o sta per scoreggiare? Cosa vuoi che faccia?». Nel corso della serie la sua vulnerabilità si è ridotta man mano che il potere di Khaleesi si è espanso: «È difficile non attraversare qualche cambiamento quando sei la Madre dei draghi. Riuscire a comprendere una donna che è in grado di sconfiggere eserciti nemici e rovesciare intere società mi ha fatto diventare forte come lei». Una cosa che
le è tornata utile ogni volta che qualcosa le ricordava suo padre: «Uno di quei momenti in cui mi mancava il respiro», come dice lei. «Si tende a sottovalutare l’enormità di una cosa del genere, non pensavo si potessero provare sensazioni simili». In quei momenti Emilia raccoglie le forze e scarica le sue emozioni nel lavoro: «Mi dico: “Non vi permetterò di vedermi piangere. Non succederà”». Di solito si nasconde un attimo e poi torna nei panni della regina.

La prima foto del prossimo spin-off di Star Wars dedicato a Han Solo. Nel cast anche Emilia Clarke

Intanto per Emilia si avvicina la fine di Khaleesi. Il prossimo anno andrà in onda l’ultimo episodio del Trono di Spade, il ruolo che sta interpretando da quasi un decennio e che, secondo lei, «Mi ha davvero salvato il culo in molti modi. Anzi, lo ha lanciato». «Sarà un bello scossone, credo», dice. «Capirò davvero cosa sono stati questi ultimi sette anni solo quando sarà tutto finito». Promette che i prossimi episodi della serie non saranno una delusione: «Di solito non passo molto tempo a Belfast», dice dando qualche indizio ai fanatici della serie, «ma in questa stagione ci sono stata un po’ di più. Sarà una stagione interessante perché riprende alcuni fili narrativi lasciati in sospeso, cose che vi faranno dire: “Oh mio Dio! Mi ero dimenticato di questo!”. Alcune voci verranno confermate e altre smentite». La storia di Khaleesi continuerà: «Non ho dubbi sul fatto che ci saranno dei sequel e dei prequel, ma quello che so è che io farò un’altra stagione e poi basta».

Quando anche l’ottava stagione del Trono di Spade sarà finita, Emilia Clarke riavrà indietro la libertà che ha perso quando a 23 anni è stata scelta per il ruolo di Khaleesi. I sette mesi che ha passato ogni anno svegliandosi alle 3 del mattino per truccarsi e pettinarsi, o le 18 ore al giorno in cui ha fatto finta di cavalcare un drago o di guidare un esercito o di camminare nuda nel fuoco, torneranno a essere suoi. Il pensiero la spaventa e la stuzzica allo stesso tempo. «Questa storia mi emoziona: ha rappresentato il mio inizio, la mia fase di mezzo e la mia fine, è di certo l’episodio della mia vita adulta che mi ha cambiato maggiormente».

Per adesso, però, la libertà non è ancora arrivata. Tra pochi giorni tornerà a Londra, per interpretare un’altra donna presumibilmente piuttosto in gamba, nel prequel di Guerre Stellari dedicato alla figura di Han Solo: «Tutto quello che posso dire al momento è che il mio personaggio è fantastico». Il suo obiettivo, dopo Star Wars, è creare una casa di produzione, che possa rimediare a tutti i torti che ha visto nel mondo del cinema: «Vorrei fosse piena di donne, e che l’atmosfera fosse tipo: “Sì, ho un paio di tette, non sono deliziose? Le hai anche tu! Fantastico, benvenuta nel club!”».

Nel frattempo Emilia continua a lavorare per espandere la propria mente, invece che restringere il fondoschiena: «All’improvviso ho avvertito il bisogno feroce di imparare delle cose nuove. Ho sempre bisogno di informazioni, ascolto in modo maniacale podcast del New York Times, del Guardian e dell’Economist, i TED Talks e il programma radiofonico Fresh Air. Voglio sapere tutto quello che è umanamente possibile sapere». Insomma, se Khaleesi ha dato molto a Emilia Clarke, adesso è arrivato il momento di ricambiare: «A Khaleesi sta per succedere qualcosa di nuovo quest’anno, sai?».