Da “Game Of Thrones” alla prigione: il nuovo ruolo di Nikolaj Coster-Waldau

In "La Fratellanza", il volto di Jamie Lannister interpreta invece un business man che, finito in prigione, è costretto a unirsi alla Fratellanza Ariana

«Please, come in.» Queste le parole che sento dall’altra parte della porta, con un accento europeo, voce morbida, calda, precisa. Poi entro e me lo trovo davanti, alto, biondo, occhi azzurri. Io che sono fan padre padrone binger assiduo spettatore di tutte le puntate del Game of Thrones. Lo vedremo nel crime thriller La fratellanza del regista e sceneggiatore Ric Roman Waugh (Snitch – L’infiltrato), in Italia il 7 settembre, distribuito da Notorious Pictures. Nel cast anche Jon Bernthal, Lake Bell, Benjamin Bratt, Omari Hardwick.

Due parole su di te, raccontaci.
Nato e cresciuto a Tybjerg, Danimarca, paesino minuscolo, situato fra il nulla e il niente. Durante l’adolescenza, mamma si occupava di crescermi e di impartirmi il valore della famiglia, mentre papà mi portava allo stadio e ai concerti. Da piccolo ho sempre desiderato abitare in una grande città tipo New York o a Los Angeles. Anche se adesso, ci vado solo per lavoro.

Attore per vocazione o per caso?
Per caso. Da bambino volevo fare il calciatore, e passavo le domeniche allo stadio con mio padre. I LOVE Arsenal, grazie a Michael Laudrup per via di Juventus e Barcellona. Idolo di sempre, Maradona. L’amore per il cinema arriva invece dopo l’adolescenza. Gli attori preferiti di mio padre erano Marlon Brando e Robert de Niro, e grazie al film C’era Una Volta in America, mio film preferito, ho scoperto Sergio Leone e quanto la musica abbia incidenza su un film. Fu in quel momento che che decisi di diventare attore, per esplorare i misteri della natura umana.

Che film è La Fratellanza, che ruolo hai?
Sono Jacob/Money, business man di successo che diventerà un gangster della fratellanza ariana, mentre sconta la pena carceraria di 7 anni per aver ucciso il migliore amico in un incidente automobilistico mentre era ubriaco. Cose che succedono veramente. Vengo accusato di omicidio stradale colposo, è condannato a scontare due anni in prigione circondato da veri criminali. Pur di sopravvivere all’interno della gerarchia della prigione, in cui una mossa sbagliata può significare la fine dei giochi, il mio personaggio e costretto a fare delle scelte. Indosserà così la maschera di “Money” e farà la sua ascesa all’interno della gang della Fratellanza Ariana, nella quale la sua morale sarà messa a dura prova.

Un film intenso, da prigioniero, con il corpo quasi completamente ricoperto di tatuaggi. Perché questa scelta?
Il copione. Poi il regista, poi la situazione del soggetto, le prigioni e come vengono incarcerati e trattati I detenuti. I tatuaggi (in gergo tats oppure (jail) j-ink) sono, una volta in prigione, le pagine della tua vita, della tua storia, fanno capire la tua appartenenza, chi sei. E di conseguenza come trattarti. Marc (il regista) prima di scrivere il copione e per riuscire a comprendere meglio la realtà della prigione e delle gang che sono a capo di queste istituzioni, ha lavorato, sotto copertura, come agente volontario nelle prigioni della California. Quella che è iniziata come una semplice ricerca è diventata un’odissea di due anni in cui ha avuto accesso in maniera sempre più profonda a quel mondo violento. Quello che ha imparato subito è che le guardie possono anche controllare cancelli e porte ma, dentro le prigioni, comandano le gang. E comandano anche nelle strade, direttamente dalle prigioni. La Fratellanza è uno sguardo autentico sulle nostre gang e i nostri poliziotti, i quali controllano questi gruppi all’interno delle mura e gli danno la caccia sulle strade.

Che tipo di ricerca cinematografica avete fatto per il film?
Abbiamo parlato di un sacco di film che investigano all’interno di un universo in maniera totalmente autentica, a partire da Mean Streets fino a End of Watch, che è un film sul mondo della polizia veritiero in una maniera che non avevamo mai visto prima. Abbiamo parlato di film che hanno come tema la trasformazione del protagonista, perché Jacob passa attraverso un gran numero di trasformazioni durante la storia. E poi ci sono prison-movie che abbiamo apprezzato molto, come Il Profeta di Jacques Audiard. E abbiamo amato la serie TV Oz.

La cosa che ti ha sorpreso di più di questo mondo?
La cosa per me più sorprendente del mondo delle prigioni e del mondo delle gang è l’organizzazione e l’estensione del rispetto per la gerarchia tra l’organizzazione e le relative alleanze. Il tipo di struttura rigida che si espande sia dentro che fuori le sue stesse mura. L’altra cosa che ho trovato notevole è l’impunità nella quale operano queste organizzazioni: il controllo che hanno arriva al punto che è quasi come se fossero le guardie a prendere ordini da loro, e non viceversa. Ed anche a grosso modo è così, è lì che risiede il potere.

Raccontami di Bottles, che nel film recita la parte del tuo nemico.
Jeffrey Donovan è Bottles, il più intellettuale dei leader all’interno della prigione, il leader della Fratellanza Ariana. Si auto-proclama “la punta della lancia”, è una persona che ha molto potere all’interno di un ambiente estremamente violento. È più un pensatore che un picchiatore, ma la sua ascesa è avvenuta attraverso la violenza. Un signore con il quale ho parlato mentre facevo ricerche per il mio personaggio mi ha detto che prima di diventare un leader ha dovuto accoltellare 7 persone. Devi essere qualcuno di cui si deve avere paura. Dopo che sei arrivato a un certo livello inizi a dare ordini, come un colonnello che dice ai suoi soldati ‘portate qui quel tizio e uccidetelo’. La stessa cosa succede in prigione. È una realtà cruda, brutale.

Da dove arriva il titolo originale del film, Shot Caller, chi è?
In generale, lo shot caller è il leader della gang. In particolare in prigione, lo shot caller è il detenuto che prende le decisioni o, nel loro linguaggio, “ha le chiavi”. Colui che prende le decisioni per tutta la sua gang e per tutta la sua razza all’interno della prigione. Dopo vengono coloro che decidono all’interno delle unità di detenzione, dei cortili e così via. Devi essere impietoso. Devi essere il maschio alfa del branco se vuoi arrivare in cima.

E ora, due info sulle prigioni in America. Le persone che finiscono in prigione in California sono divise su 4 diversi livelli. I livelli 1 e 2 sono per coloro che hanno commesso reati economici e reati non violenti legati alla droga. I livelli 3 e 4 sono per coloro che hanno commesso crimini violenti come violenza domestica, omicidio colposo (anche stradale) e omicidio volontario. Il livello di reclusione più alto in California è lo SHU (Security Housing Unit) – Unità di custodia di sicurezza – prigioni all’interno delle prigioni, obbligatorie per tutti i membri dichiarati delle gang, e dove infatti finirà anche Money del nostro film. Le attività di contrabbando sono così comuni tra i detenuti che i sospetti trafficanti nelle prigioni della California sono perquisiti senza vestiti e poi rinchiusi nelle “potty watch” ovvero celle di isolamento in cui il water non ha acqua corrente, non si può scaricare. I loro vestiti sono sigillati con nastro adesivo, lo loro mani ammanettate a una catena che passa intorno alla vita e le loro gambe sono legate. Qui, stando a una recente ricerca della Associated Press del luglio 2015, sono rinchiusi per 72 ore o finché non abbiano usato il gabinetto per tre volte sotto stretta sorveglianza di una guardia che, espletati i bisogni, ne analizzerà il prodotto alla ricerca di merce da contrabbando. Di solito si trova qualcosa in 4 su 10 detenuti.

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