Continuare a essere John Malkovich

L’attore americano ci ha raccontato cosa succede quando qualcuno ti ruba il nome e come ci si sente a recitare in un film che uscirà fra 100 anni

John Malkovich, foto dpa picture alliance / Alamy / IPA


Pacato, umile e dimesso. Se non fosse che il suo volto è apparso in una novantina di film, John Malkovich potrebbe essere tranquillamente scambiato per uno sconosciuto 60enne intento a sorseggiare un cappuccino al bar dell’aeroporto di Bologna, dove lo abbiamo incontrato qualche mese fa in occasione della sua partecipazione all’Emilia Romagna Festival con lo spettacolo Report on the Blind.

Com’è nata la passione per il libro di Ernesto Sabato, Sopra eroi e tombe?
Circa 20-25 anni fa un professore universitario della Transilvania mi raccomandò questo libro: accettai il suo consiglio e mi piacque moltissimo. Anni dopo un pianista mi chiese di trovare un’opera letteraria che potesse adattarsi al Terzo Concerto per Piano e Orchestra di Schnittke ed io pensai immediatamente al testo di Sabato, in particolare al racconto intitolato Report on the Blind. Ebbi fin da subito l’impressione che la partitura ed il testo formassero il connubio ideale.

È vero che ha acquistato i diritti cinematografici del racconto? Ne farà un film?
Effettivamente anni fa ho comprato i diritti con l’idea farne un film, ma poi nessuno ha mai mostrato alcun interesse a finanziarlo, in più ho perso casualmente tutti gli appunti che avevo preso sul possibile adattamento cinematografico del testo. Probabilmente qualcun altro li avrà trovati e magari li utilizzerà per farne un lungometraggio, ma non io.

Sabato è considerato un attivista per i diritti umani, e nel suo racconto la presa di potere della setta dei ciechi può essere letta come una metafora della dittatura. Cosa ne pensa?
Certo, metaforicamente si potrebbe discutere a lungo sul fatto che i ciechi controllino il mondo. E con “ciechi” non mi riferisco certo a coloro che non possiedono la vista, ma a coloro che si rifiutano di vedere. Immagino che questa fosse la sua idea quando scrisse il testo, e che naturalmente fosse ispirato dai tanti governi dittatoriali che si sono susseguiti in Argentina, sia prima che dopo la pubblicazione del suo libro, nel 1961.

Le persone dovrebbero crearsi una propria identità, ma sono estremamente attratte dal furto. Così è la vita, ed è destinata a peggiorare

A cosa sta lavorando al momento?
Sono costantemente in tour con Report on the blind e sto finendo un’altra opera teatrale con i miei collaboratori a Vienna: con loro ho già realizzato un paio di lavori ibridi tra musica e teatro, tra cui Just call me God, che abbiamo portato in tour in Europa lo scorso inverno/primavera. Ah, e ho anche finito da poco, a giugno, di girare un film con il comico americano Louis C.K. Ora non so bene cos’altro mi aspetta, sempre se ci sarà qualcosa ad aspettarmi.

Come ci si sente ad essere l’unico attore ad avere un film incentrato sull’essere se stesso?
In verità non ho mai pensato a Essere John Malkovich in questi termini. Per me è un film ben scritto e ben girato, il primo che ha introdotto sia lo sceneggiatore Charlie Kaufmann che il regista Spike Jonze al grande pubblico. Lo vivo esattamente come tutti gli altri lavori che ho fatto.

Recentemente è apparso in uno spot per il Super Bowl, in cui recitava la parte di se stesso intento a recuperare il controllo del dominio johnmalkovich.com. È accaduto davvero?
Purtroppo il mio nome e identità sono stati rubati in Francia, perché l’ufficio che si occupa di assegnare i domini Internet per i siti web è eccezionalmente pigro ed assolutamente non adatto a svolgere quel tipo di mestiere. Spesso accade al governo, quindi non mi sorprende affatto sia successo a me. Penso che le persone dovrebbero crearsi una propria identità e personalità, non certo sottrarre quella degli altri, ma gli uomini sono estremamente attratti dal furto. Così è la vita, ed è destinata a peggiorare.

È vero che la vedremo di nuovo sul grande schermo accanto a Glenn Close, sua partner in Le relazioni pericolose?
Glenn ed io abbiamo recitato insieme in un film di Damian Harris intitolato The Wilde Wedding, che ha fatto il suo debutto poche settimane fa al Deauville American Film Festival e sarà presto nei cinema.

Cosa può raccontarci, invece, del progetto 100 Years – The Movie You’ll Never See?
È un lavoro che ho realizzato un paio d’anni fa insieme a Robert Rodriguez e che verrà reso pubblico soltanto il 18 novembre 2115, fra 98 anni da ora. Si tratta di un cortometraggio che abbiamo fatto per la compagnia Remy Martin ed il cognac che producono, chiamato Luigi XIII, che viene appunto invecchiato per 100 anni.

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