Amy Schumer e Goldie Hawn sono fottute!

Pensate che Goldie sia una bomba comica del passato? Errore: nel nuovo film con Amy Schumer fa ancora spaccare dal ridere

Per chi, come me, appartiene a una generazione senza Internet e che amava Sandokan; che come droga usava il Vinavil cosparso sulle mani, per poi stare lì mezz’ora a togliere la pellicina; che ha visto le lacrime di Pertini ai funerali di Berlinguer e sa benissimo che il buon Paolo Ferrari voleva fotterti, quando cercava di darti due fustini al posto del Dash. Ecco, per quelli come noi, il nome Goldie Hawn (Oscar per Fiore di Cactus) occupa un posto ben preciso nel cinema hollywoodiano: quello di una donna forte, mai sottomessa dal sistema, una trottola incessante, arguta, dalla comicità esplosiva, oltre che dagli occhi più verdi che abbia mai visto nella mia gioventù.

Me la ritrovo davanti a Santa Monica, alla tenera età di 71 anni, precisa e ancora arguta, nel ricordarmi che, nonostante non sia più “ormonale”, è eccitata per il suo primo film da 15 anni a questa parte, fatto solo perché dall’altra parte c’era Amy Schumer, comica di un’altra generazione, altrettanto veloce di mente, satirica e sboccata quel tanto che serve. Insieme hanno fatto Fottute!, uscito in Italia il 7 settembre e della cui storia non vi dico nulla (avete YouTube, no?!).

Ora che vi ho davanti entrambe, devo chiedervelo: come vi siete… fottute insieme?
Schumer: Sangue blu cinematografico. Peter Chernin e Jenno Topping – produttori del film – hanno acquisito la sceneggiatura di Katie Dippold, la stessa di Corpi da reato (il film comico preferito della Bestia, nda), diretto e prodotto da Paul Feig con Sandra Bullock e Melissa McCarthy. Mi hanno chiamata e chiesto se volevo leggere lo script. Subito dopo mi sono ritrovata a viaggiare sullo stesso aereo con Goldie. Ovviamente non ho resistito e sono andata a romperle le palle, raccontandole chi ero e cosa facevo, e che la volevo nella parte di mia madre in un film che mi avevano proposto. Inizialmente è stata molto gentile, cercava di calmarmi, mentre chiedeva aiuto agli steward dell’aereo! (Ride). Ho sempre amato Goldie, i miei genitori erano suoi grandi fan, mio padre ha visto tutti i suoi film. È una delle poche attrici capaci di farti morire dal ridere, e 10 minuti dopo straziarti di lacrime.

Hawn: Avevo visto il suo film Un disastro di ragazza, e mi era piaciuto molto. Di Amy ammiro l’estrema sincerità: non ha mai paura di essere se stessa, di trattare argomenti imbarazzanti, e la sua comicità è molto diretta. Ma non avevo nessuna intenzione di ritornare a recitare dopo 15 anni di assenza dal cinema. È stata mia figlia Kate a spingermi a leggere la sceneggiatura e a fare un altro incontro, questa volta con il regista Jonathan Levine, dove abbiamo capito che in realtà nessuno mi voleva: solo Amy!

Nessuno chi?
Schumer: Nessuno! Jonathan aveva paura che, mancando da così tanto tempo dal set, Goldie avesse problemi a ricordarsi le battute, gli executive dello Studio avevano una lista di mamme ideali, e Goldie non era neanche nelle prime dieci. Tutti volevano sapere perché avesse abbandonato il cinema, pensavano che ci fossero delle ragioni precise, che andassero oltre il semplice fatto che, dopo una certa età, le parti per le donne diminuiscono drasticamente, di pari passo con la qualità. E poi, saranno stati cazzi suoi.

Hawn: Al meeting con Jonathan, Amy mi chiese di seguirla in bagno e così ho fatto. Lì abbiamo escogitato un piano per convincerlo a farci lavorare insieme a tutti i costi. Amy è davvero una persona speciale, possiede un’energia contagiosa e irresistibile, è impossibile dirle no. È anche vero che abbiamo tante cose in comune, condividiamo un’energia speciale. In qualche modo, abbiamo vissuto una vita simile, in due universi paralleli.

A parte Amy, nessuno voleva che fossi nel film. Abbiamo studiato un piano per lavorare insieme

Universi paralleli che ritroviamo in questo film?
Schumer: Direi di sì. Fottute! è un film molto divertente, anche se non ha paura di affrontare temi seri. È una commedia pura, ma allo stesso tempo ci sono momenti di riflessione sulla relazione tra madri e figlie, e altri esilaranti, demenziali. Inoltre c’è un aspetto drammatico importante.

Hawn: Non ho mai interpretato il ruolo di una donna passiva. In tutti i miei film sono sempre stata attiva, con spirito d’iniziativa: ho prodotto molti dei miei film, non solo perché ci credevo, ma perché avevo bisogno di fare di più, non mi bastava recitare. Judy Benjamin nel film Soldato Giulia agli ordini è una figura tragica. È un film comico, ma affronta aspetti della sua sofferenza, dell’essere trattata diversamente. Lo stesso vale per Il club delle prime mogli, una pellicola divertente e spassosa, dove i personaggi sono tutti molto tristi.

Com’è stato il rapporto con il regista Levine?
Schumer: Abbiamo complottato parecchio, entrambe siamo molto competitive: Goldie sa cosa vuol dire produrre, io mi considero una brava sceneggiatrice. Insieme siamo state una potenza, cambiavamo tempi e battute, io improvvisavo e Goldie cercava la perfezione, anche se devo dire che il povero Jonathan si è reso conto presto che facevamo ridere. È stata una vera collaborazione: lui aveva troppo rispetto per noi, per ignorare i nostri suggerimenti.

Goldie, quanto era dura per una donna produrre film negli anni ’80?
Hawn: Durissima! Hanno cercato di boicottarmi in tutti i modi. Per gli uomini che comandavano in quel periodo – molti dei quali oggi sono dei felici pensionati – ero una piantagrane, solo perché volevo il controllo sul mio lavoro. Spargevano calunnie sul fatto che ero una rompicoglioni, testuali parole, una difficile con cui lavorare, sperando di farmi fuori dalla produzione. Fortunatamente ho molti amici nell’ambiente, che sanno quanto sia professionale, ma se devo essere onesta i tempi non sono cambiati più di tanto. Certo, siamo sulla strada giusta, molte donne attrici hanno più possibilità di prima, ma non siamo ancora a un punto tale da intravedere anche solo una remota parità nei confronti dei nostri colleghi uomini. Mia figlia (Kate Hudson, ndr) ha molto talento, può fare qualsiasi cosa, ballare, cantare, scrivere. Eppure il ruolo che riceve è sempre lo stesso, quello della bella bionda capace di fare ridere chiunque. È difficile per lei essere considerata un’attrice drammatica. Allo stesso tempo è riuscita a ritagliarsi una nicchia, a proseguire in altri business, con Fabletics, la sua linea di fitness. E non è l’unica ad avere successo, ci sono Gwyneth Paltrow e Jessica Alba con Honest Company: affari in espansione, che spesso sono più redditizi del cinema. Da quello che ho visto, la mentalità di Hollywood non è cambiata molto rispetto a quando ci lavoravo io.

Amy, non hai mai nascosto il fatto di avere ricevuto forti pressioni per perdere peso prima di interpretare Un disastro di ragazza. Anzi, è un argomento che affronti spesso nei tuoi stand-up show. È stato diverso, questa volta?
Schumer: Molto diverso, grazie al fatto che Un disastro di ragazza ha avuto successo di critica e di botteghino. Da allora nessuno ha mai più cercato di affrontare questo argomento. Si sono resi conto che si possono vendere i biglietti anche se la protagonista non è scheletrica. Sono molto fortunata, ho un lavoro che amo e a volte posso permettermi di mangiare un burrito alle due del mattino!

Fottute! è un film che riscopre anche la relazione tra madre e figlia. Cosa ricordate di bello del rapporto con le vostre mamme?
Hawn: Mio padre si è sempre sacrificato per noi, riparava orologi e quando poteva faceva il musicista. Mia madre Laura era cassiera in un negozio di souvenir e amava la danza, tanto da aprire una sua scuola. Io ho iniziato a ballare quando avevo 3 anni, e mia madre era molto fiera di me. Sin da bambina mi ricordo che le nostre conversazioni erano sempre focalizzate su quanto sarei stata brava come ballerina. Lei mi ha sempre supportato, anche quando scoprì che ero una danzatrice esotica a New York, e guadagnavo 25 dollari a esibizione! A quei tempi era una fortuna. Non mi sono mai considerata attrice, nel cuore sono sempre stata una ballerina.

Schumer: I miei si sono separati quando avevo 12 anni. Per mia mamma è stato un trauma e io ho cercato di darle una mano, perché ho capito che non era facile. Lei ha sempre supportato le mie scelte, e adesso capisco molti dei sacrifici che ha fatto per me. Siamo molto unite, e ci sosteniamo ancora a vicenda.

Hawn: Spero che questo film ispiri madri e figlie che hanno un rapporto difficile a riavvicinarsi. Ho un messaggio semplice per tutte le mamme: Be who you are. Siate donne vere. Non sentitevi sempre in dovere di fare le mamme.